Grand Theft Auto V, il maestoso open world dei record di Rockstar Games, è uscito nel 2013, che tra le altre cose è lo stesso anno in cui CD Projekt Red rivelò Cyberpunk 2077 al mondo. Un’epoca fa, una vera e propria generazione in cui GTA V è riuscito a registrare un sacco di traguardi molto importanti per il publisher, economici con le vendite (oltre 85 milioni di copie stimate) e le microtransazioni GTA Online e culturali con la qualità del suo lavoro, ma soprattutto è riuscito a far girare le scatole a molte persone.

Tolta la sempreverde polemica dei videogiochi violenti, che in Italia non ci siamo fatti assolutamente mancare all’epoca come ricorderanno i più attenti, dietro alle missioni deliranti ed il free roaming selvaggio GTA V ha raccontato in realtà la società odierna nelle sue sfaccettature più grottesche.

Dai suoi tre personaggi principali per ogni missione secondaria, il titolo Rockstar ha smascherato i peggiori usi e consumi del popolo occidentale, Stati Uniti in particolare. Si parla di Facebook, Hollywood, il mondo dello spettacolo in generale,

In molti si sono sentiti presi in causa, ma c’è qualcuno che è andato decisamente oltre: Lindsay Lohan.

GTA V

Lacey Jonas in GTA V

In una delle missioni secondarie del gioco appare Lacey Jonas, famosa attrice nella fittizia Vinewood di Grand Theft Auto V. La Jonas è bionda, fissata con la sua immagine personale, convinta di essere un modello per tutte le giovani americane, ed i media la adorano. La missione legata a lei vede il giocatore impegnato a trarla in salvo dai paparazzi, con lo scopo di portarla a casa senza essere vista dai fotografi appostati nei paraggi.

Si tratta di un personaggio secondario, assolutamente non importante per la trama, che appare esclusivamente in questo evento casuale. Tuttavia, per via delle apparenti somiglianze, Lindsay Lohan decise nel 2013 di iniziare una causa contro Rockstar e Take Two per l’utilizzo improprio della sua immagine.

La causa divenne realtà nel 2014, con gli atti depositati dai legali della Lohan. Secondo gli avvocati dell’attrice il personaggio di Lacey Jonas era una parodia di Lindsay Lohan, nell’estetica quanto nei modi (l’ossessione per l’immagine ed il rapporto conflittuale con il cibo), e pertanto viene denunciato il reato di sfruttamento improprio dell’immagine dell’attrice. Di contro, Rockstar Games e Take Two definirono la vicenda come un modo becero di sfruttare la popolarità del gioco a fini pubblicitari.

Va detta una cosa, legata al discorso sulla satira che mette in scena GTA V: Lacey Jonas è effettivamente Lindsay Lohan. Così come è la starlette media di Hollywood dagli anni ’90 in poi. Se la Jonas non è un chiaro riferimento alla Lohan, è senz’altro un riferimento velato.

Grand Theft Auto V artwork

Le somiglianze sono innegabili

Quella che effettivamente poteva sembrare una mossa pubblicitaria dell’attrice è diventata invece una vera e propria questione di principio, perché i legali della Lohan nel corso degli anni non hanno mai avuto l’intenzione di mollare l’osso.

“per la legge, i personaggi dei videogiochi sono equivalenti alla fotografia, al cinema, o a qualsiasi altra rappresentazione figurativa”Continuando con l’accusa per cui gli sviluppatori avrebbero incorporato l’immagine, le fattezze, il vestiario e gli outfit, la linea di abbigliamento, l’acconciatura ed i capelli e perfino gli occhiali da sole di Lindsay Lohan (ma anche l’aver alloggiato al Gentry Manor, riproposizione del Chateau Marmont di West Hollywood dove la Lohan visse per un periodo), la causa è andata avanti per tutti questi anni senza interruzioni di sorta. Nel 2014 i legali aggiunsero altre 67 pagine di accusa in cui rincaravano la dose, aggiungendo che una delle immagini promozionali del gioco che vede una ragazza in bikini bionda farsi un selfie (uno dei poster più iconici del gioco) sarebbe fin troppo esplicita nel rappresentare la loro assistita. Inoltre, nel nuovo papier i legali citarono anche la volontà di “difendere l’interesse comune di tutte le celebrità, attori, cantanti ed atleti, le loro identità private e pubbliche da merchandiser senza scrupoli”.

Un’altra delle arringhe si faceva anche riferimento alla volontà del publisher di speculare sull’immagine delle celebrità, usando i suddetti artwork per promuovere edizioni da collezione sfruttando unicamente l’appeal delle celebrità vittime di parodie, più che del gioco stesso.

Arriviamo così al 2016, quando il giudice Joan Kennedy della Corte Suprema dello Stato di New York consente alla pratica della Lohan di procedere per la sua strada. La sentenza del giudice Kennedy non piacque molto a Rockstar e Take Two, in particolare per il fatto che secondo i legali del publisher ci fossero delle inesattezze che il giudice non rilevò in sede di analisi, tanto da rifiutare la richiesta di scioglimento della pratica.

La cosa fece infuriare molto anche Ned Luke, attore che presta voce e volto a Michael de Santa nel gioco, che con un tweet raffigurante una mucca commentò: “#LindsayIsNuts”, ovvero “Lindsay è matta”.

 

 

Sono passati molti anni dall’inizio della causa, ma la settimana scorsa si è giunti finalmente ad una conclusione. Il 29 marzo scorso sei giudici della Corte d’Appello di New York hanno infine rifiutato la richiesta di Lindsay Lohan di avvalersi della denuncia di sfruttamento indebito della sua immagine da parte di Rockstar e Take Two.

Nonostante secondo i giudici un avatar videoludico possa rappresentare un “ritratto” di una persona, la caratterizzazione di Lacey Jonas in GTA V è “indistinta, satirica rappresentazione dello stile, del look, e dell’immagine di una giovane ragazza moderna in spiaggia, che non è ragionevolmente identificabile come la querelante”.

Si conclude così una delle vicende più grottesche degli ultimi anni legate al mondo dei videogiochi. Una consapevolezza che esce da tutta questa storia è importante, qualcosa per cui paradossalmente il videogioco più fare molti più passi verso la rispettabilità, al posto di tanti editoriali e difese strenue contro lo psicologo della domenica: per la legge, i personaggi dei videogiochi sono equivalenti alla fotografia, al cinema, o a qualsiasi altra rappresentazione figurativa.