Tra le tante novità che hanno accompagnato il reveal ufficiale di Call of Duty: Black Ops IIII, la più roboante è stata senz’altro quella riguardante l’assenza totale di una campagna single player. La conferma, per altro, di uno dei tanti rumor trapelati nelle scorse settimane riguardo il nuovo capitolo della serie FPS di Activision.

Conferma che ha generato delle reazioni prevedibili. Da un lato chi applaude il nuovo corso della serie, e dall’altro chi – con l’incredibile sicumera da commentatore seriale di trailer – ha già decretato che Call of Duty è morto”. Non solo Call of Duty non è morto, ma Black Ops IIII rischia di essere il capitolo della serie più importante degli ultimi tempi in ottica multiplayer. Ne riparleremo in uno speciale dedicato, perché le novità che Activision e Treyarch hanno implementato sono molte, e lasciano spazio a parecchie riflessioni sul futuro.

Ma torniamo alla campagna single player di Call of Duty: Black Ops IIII.

Sarebbe ingiusto dire che la serie non ha mai avuto delle storyline decenti. In realtà sono stati parecchi gli episodi ad esporre campagne story-driven notevoli, tra cui proprio il primo Black Ops. Citiamo giusto la celebre missione No Russian presente in Modern Warfare 2, che ha contribuito a ridefinire la narrativa all’interno degli FPS, ed è ancora oggi una scena ammirata, studiata e discussa (non ultimo il caso Donald Trump contro i videogiochi). Quindi se Call of Duty ha sì saputo dispensare storie galvanizzanti e momenti altamente pirotecnici nel corso degli anni, è da un po’ che le cose non stanno andando benissimo. Neanche il tanto osannato ritorno alla seconda guerra mondiale, con WWII, è riuscito a restituire una narrativa di livello.

Call of Duty: Black Ops IIII Zombie

La modalità Zombie sarà l’unico inserto narrativo di Call of Duty: Black Ops IIII

Per questo Treyarch ha deciso fin da subito di rinunciare alla campagna single player. Lo racconta Dan Bunting, co-head di Treyarch, ai microfoni di Polygon:

“Quando abbiamo iniziato a creare questo gioco, non abbiamo mai iniziato con l’idea che avremmo fatto una campagna tradizionale. Semplicemente non era nei nostri piani. Abbiamo iniziato dall’idea che avremmo fatto un gioco che fosse giocabile con gli amici su tutta la linea. Questo è stato il nostro obiettivo fin dal primo giorno.”

Non è stato quindi un ripensamento in corso d’opera, come il rumor di cui sopra lasciava intendere. Call of Duty: Black Ops IIII è nato per essere un’esperienza multigiocatore totale. Perché se è vero che la nuova modalità Zombie potrà essere giocata in solitaria, è anche vero che trova la sua ragion d’essere con un team di giocatori al completo, o quasi.

“il 90% dei giocatori di Call of Duty gioca online. In questo senso, la decisione di abbandonare la campagna tradizionale è incredibilmente sensata, con buona pace dei nostalgici”D’altronde, lo stesso Bunting continua dicendo che secondo i loro studi riguardanti il 2015/2016, il 90% dei giocatori di Call of Duty gioca online. In questo senso, la decisione di abbandonare la campagna tradizionale è incredibilmente sensata, con buona pace dei nostalgici.

È anche un problema molto pratico di tempo e soldi che, finalmente, Treyarch ha risolto. Se non sono bastati Kevin Spacey in Advanced Warfare, Kit Harington in Infinite Warfare, oppure il cane di Ghosts (a cui erano stati anche dedicati quasi venti minuti di analisi durante l’E3 2013), è evidente che quello del single player classico è un ramo secco che va tagliato. Attori che richiedono compensi che sicuramente vanno un pochino oltre il vitto e l’alloggio, senza contare tutti i problemi che le star del cinema e della televisione si portano dietro, tra diatribe con publicist ed uffici stampa, ed in generale il tempo speso a dover trattare condizioni e contratti con gli stessi.

Call of Duty: Advanced Warfare Kevin Spacey

Niente di personale, Kevin

Poi ci sono il tempo, e lo stipendio, degli sviluppatori e sceneggiatori che devono dedicarsi alla creazione della campagna. E cosa succede quando si costruisce qualcosa che si sa per certo che giocheranno solo il 10% delle persone a cui venderai il tuo prodotto? Che si fa in fretta, senza troppa cura, perché tanto il gioco non vale la candela. Basta guardare la differenza con gli FPS single player usciti negli ultimi anni, come i nuovi Wolfenstein, DOOM, e i Metro, per capire cosa succede quando ci si dedica anima e corpo alla narrativa e quando, invece, diventa solo un compitino da fare per non deludere una manciata di utenti.

Non serve a nulla, quindi, giocare una campagna single player breve, votata solo ad esplosioni e spettacolarità, con personaggi caratterizzati come dei pupazzi ed una sceneggiatura inesistente. Per non parlare degli elementi prettamente ludici, con una intelligenza artificiale imbarazzante e livelli costruiti come lunghi corridoi pieni di nemici da abbattere. Call of Duty ha avuto le sue gloriose campagne single player, ma adesso in quel di Activision e relativi team di sviluppo manca la scintilla. Chissà che a Infinity Ward non venga affidata la volontà di tornare alle origini in termini narrativi.

Ma, adesso, Activision e Treyarch hanno finalmente avuto il coraggio di fare ciò che era necessario da, ad occhio, almeno tre o quattro iterazioni della saga fa. Una scelta coraggiosa che ha già riscosso del malcontento, ed altro ne riscuoterà senz’altro, tra reazioni scomposte dell’utenza e magari qualche editoriale di giornalisti ed analisti conservativi. Ma poco importa, perché larga fatta del futuro del genere è orientato verso l’eSport ed il multiplayer, ed in questo settore che cresce con una velocità sconcertante vince chi fa la mossa più audace ed intelligente prima di altri, e Call of Duty: Black Ops IIII l’ha fatta.

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