Come responsabile editoriale, oltre ad assegnare questo o quel gioco a un redattore, decido se parlare su BadGames di certi argomenti o meno. Su queste pagine forse avrete notato che mai si è dato peso alle esternazioni contro i videogiochi del tuttologo/persona importante/vai a sapere. Il motivo è molto semplice: è inutile nel 2018 (ma lo è ormai da almeno qualche anno) ribadire come i videogiochi siano un importante medium culturale, siano frutto di un’industria fiorente e bla bla bla.

Alla lettura della sparata antivideoludica di Carlo Calenda, vista sulla bacheca del collega Lorenzo Fantoni, mi sono lasciato andare a una risata, seppellendo la cosa in un secondo. Poi però mi sono ricordato di una cosetta: che Calenda è stato Ministro dello Sviluppo Economico. Ecco, un ex Ministro dello Sviluppo Economico sparla di quella che a oggi è la prima industria d’intrattenimento al mondo. Dopo l’uscita di Red Dead Redemption 2 e i suoi numeri stellari (dindini). Mentre a Lucca una fiera decennale coinvolge centinaia di migliaia di persone (dindini).

È un problema che una persona qualunque parli di cose che non conosce, figuriamoci un esponente politico: “considero i giochi elettronici una delle cause dell’incapacità di leggere, giocare e sviluppare il ragionamento” è un’affermazione che all’atto pratico non ha nessun riscontro. Dimostri il contrario. Diceva il mio insegnante di italiano, buonanima: “per leggere e scrivere bene leggete, leggete, leggete, anche le etichette dei prodotti del supermercato”. Vaglielo a spiegare a Calenda quanto si legga in molti videogiochi. La chiosa finale poi: “a casa mia entrano”. Sostituite a “giochi elettronici” “libri” e “film”: chiunque riterrebbe ignorante la persona autrice di tale affermazione. Eppure, comunque non sarebbe un problema. Carlo Calenda può pensare e scrivere quello che vuole.

Che lo faccia un ex Ministro dello Sviluppo Economico, in un Paese ormai orfano dell’industria pesante, privo di particolari risorse naturali, che fa fatica a monetizzare l’enorme tesoro culturale che ha in dote e che non riesce a mettere in piedi un’industria “alternativa” lo è. Non perché debba per forza conoscere la videoludica, ma  perché se deve parlarne deve dimostrare almeno di avere un’idea degli aspetti relativi a quello che è stato il suo ruolo (e se li conoscesse non sarebbe incappato in un’uscita tanto improvvida). Altrimenti, l’alternativa c’è sempre: tacere.

 

Fabio Canonico


La sveglia nella BadHouse a Lucca Comics & Games 2018 non è stata troppo dolce per lo staff di BadGames, che poi sarebbe chi vi scrive. Tra una sorsata e l’altra di un buon succo d’arancia (che è un po’ come un buon libro), tra i feed dei social network, dei siti e delle notizie, ci appare di fronte un tweet di Carlo Calenda che parla del mondo dei videogiochi, definiti per l’occasione giochi elettronici.

Un po’ di contesto. Carlo Calenda è un dirigente d’azienda e politico italiano, Ministro dello Sviluppo economico dal 10 maggio 2016 al 1 giugno 2018, prima nel Governo Renzi e poi riconfermato dal Governo Gentiloni. Ma prima ancora, dal 2 maggio 2013 al 21 marzo 2016, è stato Vice-ministro dello Sviluppo Economico nel Governo Letta e poi nel Governo Renzi. Un esponente della classe politica che, di come far crescere le industrie e l’economia del nostro Paese, ne dovrebbe sapere. Eppure, con il suo ultimo tweet, le risposte a seguire e le altre dichiarazioni, dimostra un’ignoranza disarmante.

Il problema, che potrebbe effettivamente sfuggirvi, non è tanto che la classe politica italiana si scagli contro i videogiochi, perché l’ha fatto molte volte in passato e continuerà a farlo. C’è molta ignoranza verso questo medium, figlia di un gap generazionale ma soprattutto dell’assoluta mancanza di voglia di volersi informare su cosa succede nel proprio Paese a livello economico ed industriale. Il vero problema è che, tra i tanti della classe politica, queste dichiarazioni arrivino da una persona che per due anni è stata Ministro dello Sviluppo Economico.

A Lucca Comics & Games 2018 c’è The Bit District, un padiglione interamente dedicato al mondo del gaming. Dentro alla struttura ci sono anche alcuni studi di sviluppo italiani, fatti da ragazzi e ragazze che lavorano (sottolineiamo per i meno attenti di nuovo l’aspetto lavorativo della cosa) perché le proprie opere siano riconosciute e diffuse, così che possano portarsi a casa la beneamata pagnotta. Proprio con loro ho parlato della cosa, mostrandogli i tweet di Carlo Calenda, per sapere cosa ne pensassero del commento dell’ex-Ministro. La nostra opinione, nella figura del sottoscritto, la trovate alla fine dell’articolo.

Carlo Calenda Tweet

Uno dei tweet incriminati, il primo

L’elemento in comune di ogni risposta, la prima cosa che ognuno degli intervistati ci ha detto è che un commento del genere è frutto dell’ovvia ignoranza, quella di cui sopra. Allo stesso modo, ognuno degli sviluppatori intervistati ha anche invitato Calenda ad apportare degli studi alle sue dichiarazioni, delle prove che attestano che ciò che dice è vero.

Andrea Davoli, fondatore della Three Souls Interactive che a Lucca Comics & Games 2018 porta Gral, dice che Calenda “è bene che studi un po’ di più prima di fare una dichiarazione del genere, in una industria dove, in Italia, siamo indietro anni luce rispetto al resto del mondo”. Davoli aggiunge, poi, che ci sono tantissimi studi esperimenti che documentino come alcuni videogiochi possano avere effetti benevoli, aiutare lo sviluppo fisico e psicologico della persona.

“La gamification è utilizzata da sempre nell’apprendimento, quando i ragazzi formano una classe nuova a scuola gli si fa fare un gioco, per conoscersi ed imparare le cose”, aggiunge Piero Mancini, programmatore dello stesso studio, “sono cose che sono già ovunque, sono già sfruttate per accrescere l’apprendimento delle persone”. Proprio nell’ultima edizione di Gamesweek, a Milano, Microsoft ha tenuto un convegno sull’argomento per aiutare i ragazzi portatori di handicap ad essere più indipendenti proprio utilizzando il videogioco come mezzo, e la stessa azienda di Redmond ha prodotto l’Adaptive Controller per i ragazzi con disabilità motorie, tra l’altro.

“Basterebbe anche avere un’idea minima di cosa significa sviluppare un videogioco, per capire che capacità ci vogliono per avere ad un prodotto anche un minimo accettabile. Prodotti che non sono sponsorizzato dallo stato italiano, come Gioventù Ribelle, quello non è un videogioco, non rappresenta minimamente il mondo degli sviluppatori indipendenti”, questo è l’interessante spunto che offre Sergio Cosmai, altri sviluppatore di Three Souls. “Dietro una falsa copertina che rappresenta l’apertura verso il videogioco, in realtà si cerca sempre di ghettizzare il videogioco. Come in questo caso, perché noi alla fine siamo in un padiglione relegato in un’area isolata, lasciandogli poco spazio e traendo quello che si può, quel minimo a livello economico”, continua Cosmai, “Ci sono nazioni che spingono i giovani a sviluppare i videogiochi, perché si rendono conto che è un mercato economico che difficilmente va in crisi, mentre il nostro Paese non è in grado di sostenerci neanche a livello economico. Lo dico per esperienza, anche bandi regionali ai quali abbiamo cercato di accedere ci sono stati presentati, anche dagli stessi impiegati, con una superficialità tale che ci faceva capire ogni volta che avrebbero vinto i soliti”.

Relive

Relive, di Studio Evil, insegna la rianimazione cardiopolmonare

Marco Di Timoteo, co-fondatore e direttore creativo di Studio Evil mi ha risposto con evidente (e più che comprensibile) fastidio riguardo la dichiarazione di Calenda: “Io capisco che la nostra classe politica sia fuori da questo mondo e non lo capisca, ma è sempre la stessa storia di quando il rock ‘n’ roll faceva morire male e non si poteva giocare a Dungeons & Dragons perché ci stava dentro Lucifero. Chiaramente le sue dichiarazioni sono un parere personale, ma lui ha il fatto che il suo account di Twitter è seguito da un sacco di persone, e quindi quello che dice diventa una pseudo-verità moderna”. Riguardo la validità delle affermazioni di Calenda: “Non c’è nessun fondamento scientifico in questa dichiarazione. Io sono un designer di videogiochi, sono un fervente lettore, ed adoro altri media molto più lenti. […] Nel tweet dice ‘Sarò forte io’, e infatti sei proprio tu, peccato che sei una persona importante e prima di dire certe cose magari uno prima dovrebbe pensare o documentarsi. Ma d’altra parte, l’Italia è messa così perché nessuno si documenta”.

Anche Matteo Nicolotti, di Heartbit Interactive, rincara la dose sulla necessità di Calenda di dover apportare documentazioni a lato di ciò che dichiara, e aggiunge: “Indubbiamente c’è una difficoltà crescente a leggere e scrivere, ma penso che questo sia legato al fatto che le persone si avvicinano a dei metodi più facili di comunicare rispetto al leggere e scrivere, e che quindi stanno lasciando indietro dei metodi che loro considerano vecchi e meno utili per la vita di tutti i giorni”. Francesco Ficarelli, sempre di Heartbit Interactive, parlando dell’ignoranza verso il medium: “Si è visto anche con la televisione, con altri media, le famiglie tendono a sostituire le babysitter con i videogiochi e la TV, e affidare in mano ad un bambino giovane, in fase di crescita, questi mezzi lo aliena dal mondo esterno. Ma lì non è un problema del videogioco, o della televisione, ma è il problema delle famiglie che non hanno la conoscenza per distinguere che queste cose vanno date alle persone dell’età giusta”.

Carlo Calenda Tweet

Un’altra delle dichiarazioni di Calenda

A questo punto, l’altro quesito che sorge spontaneo è domandarsi cosa si possa fare per avvicinare la classe politica e dirigente ad un mondo che 1) esiste e 2) ha bisogno anche di essere supportato a livello economico, politico e sociale. Esista la possibilità di un punto di incontro tra il mercato videoludico italiano ed una classe politica che, evidentemente, non ha il quadro della situazione troppo chiaro? Quasi tutti mi hanno risposto che bisognerebbe farli entrare in contatto con l’industria, magari farli giocare ad alcuni videogiochi, in generale creare dei momenti di incontro che possano illuminare i politici sulla situazione in Italia.

“È una polemica futile e generica, che non porterà a niente se non a procrastinare la tematica e questa continua battaglia, finché non verranno rimpiazzati loro stessi. […] Se ci fosse qualche esponente della classe politica realmente intenzionato ad approfondire la tematica certo, gli incontri sono sempre utili tra noi sviluppatori e loro”, dice Cosmai. Il tema del cambio della classe politica, l’avvicendarsi delle generazioni, è effettivamente interessante, e su questo abbiamo voluto spingere anche con gli altri sviluppatori che abbiamo intervistato.

Marco Di Timoteo, al riguardo: “AESVI fa un grandissimo lavoro di questo tipo. Cerca di sensibilizzare, va a trovare i vari politici, gli fa vedere cosa facciamo. Anche tutti i contenuti educational che vengono fatti in Italia. Noi di Studio Evil facciamo Super Cane Magic Zero di Sio, ma facciamo anche un sacco di roba educational, abbiamo vinto un importante premio europeo con il quale siamo stati finanziati per lo sviluppo di un’avventura grafica che insegna la rianimazione cardio-polmonare. Questo è uno degli esempi, ce ne sono centomila, Ivan Venturi ha fatto una carriera su giochi educational. Ci sono giochi di intrattenimento e giochi educational, non capisco perché ci debba essere sempre questa cosa che i giochi elettronici fanno male”.

Per Ficarelli “sono informazioni che vanno comunicate nel tempo, è difficile con uno schiocco di dita, è una cosa va fatta nel corso del tempo”, e per quanto riguarda il cambio della classe politica: “il settore dei videogiochi è un settore molto remunerativo, e lo si vede soprattutto all’estero, in Italia è visto con una mentalità ancora troppo vecchia e la si associa ancora al giochino che ruba tempo, o alla slot machine. Uno Stato non soltanto deve riconoscere i videogiochi, ma conoscere le imprese e le nuove tecnologie, che non è soltanto investire in tutto ciò che è nuovo credendo che porti benessere, però bisogna fare delle prove e dei tentativi. Tarpare le ali sul nascere senza nessun tipo di finanziamento o agevolazioni è un sistema malsano che non agevola le piccole imprese a nascere, e quelle grandi ad esplodere per diventare un punto di riferimento per il settore. Ormai il mercato è mondiale, il piccolo gioco che realizzo io lo comprano in Cina e negli Stati Uniti”.

Carlo Calenda Tweet

Miscugli strani

“La classe politica la decide il cittadino, dunque col passare delle legislature sicuramente ci sarà una selezione perché magari non verranno più votati. Naturalmente, non è che per uno strafalcione del genere non è che non devi più votare un parlamentare piuttosto che un altro, però comunque sicuramente il mondo sta andando verso una direzione, l’Italia è più lenta ma ci stiamo andando anche noi. Dovrebbero cambiare tante cose in Italia, la concezione dei videogiochi è una di queste. Spero che chiunque possa contribuire alla lotta per valorizzare questo medium nel nostro paese”, ci dice Marco Alfieri, programmatore di Call of Salveenee, produzione incredibilmente a tema con l’argomento.

Al di là di tutto ciò che vi abbiamo raccontato, che sono opinioni che non possono che essere condivisibili da parte della stampa videoludica rappresentata dal sottoscritto, c’è un dettaglio che mi preme sottolineare, a voi lettori abituali ma soprattutto a quelli occasionali e chi si avvicinerà a questo articolo sulla scia delle dichiarazioni di Carlo Calenda. Magari anche l’ex-Ministro stesso, perché no, la speranza è che possa replicare e magari creare un confronto sulla questione.

Ciò che afferma Carlo Calenda è deprimente. Lo è ancor di più pensando che, tra i tanti della classe politica degli ultimi anni, lui è stato uno di quelli più sul pezzo, qualcuno che cita anche Star Wars scrivendo sul suo profilo cose come “solo un Sith vive di assoluti” (ringraziamo il nostro lettore Gabriele Albertini per questo tempestivo suggerimento). La stessa depressione che ognuna delle persone che abbiamo intervistato ha manifestato quando, cellulare alla mano, gli abbiamo mostrato la dichiarazione di Calenda. Un tweet che non avevano visto perché erano già agli stand la mattina presto, pronti a far provare il loro videogioco, ad avvicinare visitatori, stampa, ed addetti ai lavori. La loro frustrazione, quel senso di impotenza e sconfitta nei loro sguardi, che nasce dalla realizzazione di essere di fronte ai proverbiali mulini a vento da combattere, è qualcosa che onestamente non ci ha lasciato indifferenti.

Nei giorni di un festival che, anno dopo anno, vuole raccogliere tutti i medium sotto la sua ala protettiva, non è semplice avere a che fare con dichiarazioni del genere. Secondo Carlo Calenda i giochi elettronici rendono incapaci di leggere, giocare (leggetelo lentamente e farà ancora più sgomento), e sviluppare il ragionamento. L’ex-Ministro li ritiene addirittura passivi, dimostrando di non conoscere nemmeno le basi della struttura del medium, visto che hanno l’unicità dell’interattività, e fanno sì che ogni altra attività sia “lenta e noiosa”.

Citiamo Adriano Celentano a questo punto: i videogiochi sono rock, Calenda è… lento.


Ed ecco anche il parere del nostro Nicolò, da Facebook.

 

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