Nel momento in cui scriviamo questo articolo Fallout 76 ha una media di Metacritic, tra tutte le versioni, che si aggira intorno ai 50. Tra le recensioni peggiori ci sono il 3 di TheSixthAxis, il 4 del VideoGamer britannico ed il no categorico di Eurogamer. La versione italiana di quest’ultimo ha assegnato un 4, mentre la nostra recensione un altrettanto sonoro 5 (al momento, nessun’altra valutazione italiana è online). Una debacle su tutta la linea, facilmente interpretabile senza sofismi di sorta.

Un esito che era difficilmente prevedibile all’annuncio, l’idea di un Fallout online non era stata accolta in maniera così furiosa. Ma quando la prima B.E.T.A. di Fallout 76 è andata online (ve ne parlammo nel nostro speciale) si sono iniziati a vedere i primi fuochi d’artificio.

Le prime impressioni di giocatori e stampa non sono state del tutto entusiaste. Se la seconda categoria si è appellata, come è giusto che sia, ad una certa prudenza in attesa della versione finale, i giocatori non hanno trattenuto il loro sdegno. L’opinione generale è che Fallout 76 fosse già un fallimento, tra newsfeed e board dei vari siti, con un malcontento generale che dava il titolo già morto e sepolto. A questo è seguita l’ormai prevedibile (ma a quanto pare inevitabile) ondata di recensioni negative non appena è scoccata l’ora del day one.

Fallout 76 Metacritic

E insomma

Ci sono alcune considerazioni interessanti da fare. La prima è che Bethesda è riuscita nell’impresa non affatto semplice di mandare completamente all’aria un titolo dal potenziale palese. Prendere Fallout – che anche con la sua quarta incarnazione, pur non priva di problemi, è sempre riuscito a convincere critica e pubblico – e portarlo online, applicandogli elementi survival e un pizzico di battle royale era qualcosa che sulla carta avrebbe potuto funzionare moltissimo.

L’applicazione di idee confuse e un motore grafico non all’altezza delle poche che funzionano Fallout 76 hanno affossato la produzione. Ad occhio possiamo immaginare che passerà un po’ di tempo prima che Bethesda si cimenti in un nuovo capitolo della sua serie post-apocalittica. I giocatori, infatti, non si sono pacificati, ovviamente senza arrivare ai livelli del folle che ha distrutto un negozio della catena di GameStop dopo essersi visto rifiutare un rimborso per Fallout 76.

Quando siamo arrivati a tutto ciò? Anche considerando l’hype, le solite tante promesse che difficilmente si possono mantenere, il grande interesse ed attaccamento intorno alla saga di Fallout, è davvero impressionante il livore delle reazioni (il backlash, direbbe qualcuno) alle quali abbiamo assistito in questi giorni. È forse un bene, perché le software house hanno bisogno di feedback anche così estremi, ma fa comunque riflettere.

 

 

È davvero difficile, oggi, offrire una variazione sul tema, per qualsiasi franchise ed in qualsiasi industria. Da Fallout ci si aspetta il single player, i mondi da esplorare, tanti PNG e quest da compiere a ripetizione, andare fuori da quei binari significa già incontrare le ire del pubblico (e all’epoca dell’annuncio poteva andare molto peggio), figuriamoci se il prodotto poi non è neanche valido. Riuscirà Fallout 76 a risollevarsi? Probabile, ma non sarà semplice. Rainbow Six Siege, No Man’s Sky e Sea of Thieves ce l’hanno fatta, ma c’è stato un lavoro enorme dietro che ha portato a stravolgere anche una parte della loro stessa struttura. Bethesda, con l’arretratezza ormai ingiustificabile del suo motore grafico, cosa potrebbe fare realisticamente per migliorare una produzione nella quale persino una delle caratteristiche principali, l’osannato lancio delle bombe nucleari, ha causato in più di un’occasione il crollo dei server?

Una soluzione poteva essere quella di trattare Fallout 76 come un prodotto secondario, una sorta di mod deluxe di Fallout 4, un esperimento più che un capitolo regolare della serie. Poteva essere una soluzione più che comprensibile, anche perché è difficile pensare che nessuno si sia mai fatto un paio di domande su come i lavori stessero procedendo. Magari Bethesda sperava che il richiamo del brand risuonasse più forte dei difetti oggettivi del titolo, ma così non è stato. E questa è un’altra lezione che il publisher dovrà imparare: a volte, anche i fan più accaniti si stancano.

Un’ultima riflessione. Un po’ di tempo fa, Bethesda ha smesso di inviare i codici per le recensioni prima del day one, come solitamente accade per dare il tempo alla critica di provare il titolo con il giusto anticipo. Una mossa che fece molto discutere, un distacco dalla stampa di settore che non è mai piacevole per chi fa il nostro lavoro. In un momento in cui il Dio del pre-order vede i suoi templi sempre più affollati di fedeli, non è mai un bene che si arrivi al day one senza analisi e critiche a corredo. Ovviamente fa comodo ai publisher, che possono sbizzarrirsi nel pompare la macchina del marketing ed arrivare al day one pronti ad incassare. Se non ci fosse stata la B.E.T.A., magari Fallout 76 avrebbe venduto molto di più e non sarebbe già in sconto ovunque durante il Black Friday.

Chissà che l’adorato denaro perso non serva a Bethesda per riconsiderare di riallacciare dei rapporti più sani con la stampa, i cui feedback difficilmente finiranno per demolire i negozi di videogiochi.

 

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