Grand Theft Auto V è una di quelle opere videoludiche entrate nei libri di storia videoludica. Al di là della sua oggettiva qualità il quinto episodio della serie più controversa dell’industria generò un vero e proprio terremoto all’interno del settore, tra publisher che ritardavano gli annunci di titoli in attesa di sapere cosa avrebbe fatto Rockstar Games e date di uscita spostate opportunamente a release nota.

L’attenzione intorno al gioco a livello mediatico fu altissima all’uscita e tendenzialmente non è mai calata. Tra gli articoli della stampa generalista, indignata come sempre per i contenuti del gangster game di Rockstar, e i tanti speciali e approfondimenti di quella specializzata (ricorderete anche la celebre diatriba legale tra Rockstar Games e Lindsay Lohan, della quale vi avevamo parlato), GTA V è stato, ed è, anche elemento di discussione per lavori come tesi di laurea, corsi di game design, di sceneggiatura e scrittura creativa, perché si tratta di fatto di un videogioco talmente complesso da abbracciare e ispirare diversi medium di intrattenimento.

Nel corso dei sei anni dall’uscita Grand Theft Auto V è riuscito a reinventarsi, rinnovarsi e rimanere sulla cresta dell’onda grazie ad una serie di momenti, quasi dei giochi di prestigio. In primis l’uscita su console di vecchia generazione, ovviamente accompagnata da una massiccia dose di marketing, che fu un successo davvero senza precedenti. Già all’epoca si ipotizzava, abbastanza facilmente, che gli incassi sarebbero stati tra i più elevati della storia videoludica, così fu, perché a 24 ore dal lancio generà più di ottocento milioni di dollari in tutto il mondo, equivalenti a circa più di 11 milioni di copie vendute.

Poi l’uscita sulle console di attuale generazione nel 2014, con una serie di novità e aggiornamenti (oltre all’ovvio miglioramento in termini di estetica), tra i quali l’inedita modalità in prima persona, che gli donava una freschezza invidiabile. Nel 2015 l’arrivo su PC, e con esso le miriadi di mod, la possibilità di creare filmati, anche dei veri e propri cortometraggi, grazie all’editor interno, le condivisioni sui social, le GIF, i meme, in un’ondata ininterrotta.

Grand Theft Auto V roleplay

Tra l’editor e l’online, c’è anche chi reinterpreta altri celebri videogiochi…

In tutti questi anni ad allungare in maniera incredibile la vita e il seguito della produzione c’è stato GTA Online. All’epoca era più una sconsiderata previsione che una solida realtà, in precedenza si era spesso ipotizzata, tra lo scherzo e il volo pindarico, la possibilità di avere un ecosistema del genere, in grado di replicare le surreali scorribande di un classico Grand Theft Auto. E Rockstar lo creò.

Non solo, GTA Online è stato una fonte di guadagno senza precedenti. È difficile trovare delle stime esatte riguardo la sola componente online ma considerate che, verso il finire del 2018, Grand Theft Auto V aveva venduto oltre 90 milioni di copie e generato guadagni totali per sei miliari di dollari, molto più di buona parte delle altre opere di tutte le industrie di intrattenimento. Come detto, l’ultima versione del gioco è del 2015 (quella PC), per almeno quattro anni possiamo considerare che tutti i guadagni siano derivati ad occhio da 1) giocatori che hanno comprato GTA V, 2) giocatori che hanno comprato GTA V per giocare a GTA Online e 3) microtransazioni di GTA Online.

Rockstar Games ovviamente non se ne è stata con le mani in mano: continui aggiornamenti, eventi, addirittura contenuti dalla complessità paragonabile a quella delle missioni single player e in generale la volontà di mantenere sempre vivo e fresco GTA Online ne hanno conservato l’appeal. E adesso, a quasi metà del 2019, il gioco non solo continua a rimanere stoicamente nelle classifiche dei titoli più venduti di ogni mese (pur avendo perso fisiologicamente delle posizioni), ma riesce ad essere ancora tra i più visti su Twitch. Nonostante Apex Legends, Fortnite, i sempiterni League of Legends, Dota 2, Hearthstone, è seguitissimo sulla piattaforma, grazie ai cosiddetti server roleplay.

Grand Theft Auto V roleplay

Non solo criminali, ma anche esponenti della legge in GTA Online

 

I server di videogiochi online dedicati al gioco di ruolo, inteso come interpretazione del proprio personaggio, non sono certo una novità. Ci sono sempre stati, soprattutto per produzioni di stampo medievale/fantasy, ma per titoli come GTA V sono una relativa novità. Tutto nasce grazie ad una mod per la versione PC disponibile sul portale FiveM. Una mod ìin realtà non è recente, perché risale all’anno scorso, ma che grazie alla visibilità organica e continuativa di Twitch è balzata agli onori della cronaca solo da qualche settimana.

“Nonostante Apex Legends, Fortnite, i sempiterni League of Legends, Dota 2, Hearthstone, Grand Theft Auto V è seguitissimo su Twitch, grazie ai cosiddetti server roleplayScaricandola e installandola si ottiene la possibilità di accedere a dei server dedicati nei quali GTA Online prende una piega leggermente diversa. Non si utilizza il proprio personaggio ma se ne gioca uno nuovo di zecca, creato per l’occasione. Da qui inizia la vera e propria seconda vita, perché oltre ad interpretare i soliti criminali nei server roleplay è possibile anche dedicarsi ad una vita normale, da poliziotto, commerciante o agente immobiliare.

Ogni relazione con gli altri giocatori viene delegata al microfono e quindi alla propria voce, con tanto di personaggio che muove la bocca secondo l’audio del giocatore stesso. Il fatto di vivere in un mondo dove non ci sono magie, elfi o altre particolarità del mondo fantasy fa sì che GTA Online in modalità roleplay sia un’esperienza molto diversa, per assurdo più abbordabile di un mondo nel quale interpretare un nano guerriero.

Grand Theft Auto V roleplay

Nei server roleplay c’è anche chi porta avanti attività molto tranquille, come un negozio

Ogni server ha le sue regole particolari (alcuni addirittura eliminano del tutto la chat testuale, per chi vuole una immedesimazione totale), ma la base è sempre la stessa: si gioca interpretando sempre il proprio personaggio. GTA Online è seguitissimo in questo modo su Twitch anche perché ha generato delle storie incredibili. C’è chi è finito in carcere per aver maltrattato animali, chi si guadagna da vivere commerciando proprietà immobiliari, chi rimane nel personaggio fino all’ultimo anche quando, nella vita reale, la propria compagna di vita è in travaglio ed è il momento di correre all’ospedale: niente ALT+F4, si chiede gentilmente al proprio amico di accostare la macchina, si scende, si saluta e poi ci si disconnette dal gioco.

Al di là del registrare questo incredibile, nuovo colpo di coda del gioco – e stavolta non è merito di Rockstar – l’idea che su Twitch il roleplay funzioni va annotata per il futuro, molti altri titoli potrebbero beneficiarne. Pensate al roleplay in produzioni come Sea of Thieves o Tom Clancy’s The Division 2 e in generale in tutti quei titoli che fanno dell’aggregazione il proprio punto di forza. Già si basano molto sul dialogo e la cooperazione, basterebbe solo aggiungere un pizzico di immedesimazione e, magari, delle opzioni integrate direttamente dagli sviluppatori per incentivare il roleplay.

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