Anche nella realizzazione di console in versione mini, riedizioni delle gloriose piattaforme di gioco del passato, Nintendo ha mostrato la strada da compiere. Quindi, dopo Sony, adesso arriva il momento anche di SEGA, che ha mostrato per la prima volta in Italia il suo SEGA Mega Drive Mini, nella cornice del BUG Arcade Bar di Milano. Un viaggio nel passato di quasi trent’anni per l’Italia, che vide l’esordio della console nel 1990, due anni dopo rispetto al Giappone. Un viaggio durato per noi un’ora e poco più, che ci ha permesso di assaggiare quelle che sono le caratteristiche della piccola console, alla scoperta dell’ennesima operazione nostalgia.

SEGA Mega Drive Mini Earthworm Jim

Un classico che non ha bisogno di presentazioni

Partiamo dall’aspetto prettamente estetico, là dove la riproduzione è fedele all’originale, tanto da aver mantenuto un piccolo dettaglio esclusivamente cosmetico: sulla console è presente la levetta che regolava il volume, ma non produce alcun tipo di effetto, dato che le impostazioni legate all’audio appartengono, oramai, direttamente allo schermo collegato alla console. Un altro modo per collegarsi fortemente al passato, decisamente una scelta vincente, è la proposta di due controller, che ora si adagiano negli ingressi USB frontali grazie a un cavo leggermente più lungo che nella versione originale. La versione però è quella europea, ossia dotata di soli tre tasti, differente da quella pubblicata in Giappone, con sei tasti. Ovviamente un aspetto che si accusa in alcuni titoli, come Street Fighter II: Special Champion Edition, che richiede di passare rapidamente dai set base a quelli più elaborati. Alla nostra prova era possibile utilizzare esclusivamente la versione in colorazione blu del controller a sei tasti, che Koch Media, il publisher che si occuperà dell’arrivo della console in Europa, immetterà in commercio (sarà anche compatibile con PC, Mac e Nintendo Switch).

“la console offre la possibilità di passare a un filtro CRT, così da esaltare l’aspetto nostalgico di un’immagine più sporca ma molto più vicina all’originale”Per il resto la console offre la possibilità di passare a un filtro CRT, così da esaltare l’aspetto nostalgico di un’immagine più sporca ma molto più vicina all’originale, per rievocare il fascino degli anni ’90. L’immagine di per sé, collegata la console con un cavo HDMI, è molto pulita e ordinata, e saltella dai 4:3 ai 16:9 di risoluzione senza alcun tipo di problematica. A disposizione dell’intero parco giochi ci sono poi 42 giochi, dei quali abbiamo avuto modo di provarne soltanto alcuni, rimandando tutte le analisi alla fase di recensione. Ciò che sorprende maggiormente è la cura riposta nella scelta dei titoli, che non delude nessuno. Alla fine ci ritroveremo inevitabilmente con qualche scontento che preferirà Thunderforce IV al III, presente nella console, ma che non potrà fare a meno di godere piccole perle del passato come The Story of Thor, ToeJam & Earl e Monster World IV, mai uscito dal Giappone nella sua versione originale e proposto sulla Virtual Console di Wii solo sette anni fa. Praticamente l’equivalente di Star Fox 2 su SNES Mini.

SEGA Mega Drive Mni Thunder Force III

Qualcuno avrebbe preferito il quarto, ma Thunder Force III è comunque tanta roba

Al costo di 79,99 euro, SEGA Mega Drive si propone come uno dei migliori lavori di riproposizione di una console retrò: fino a quando non sarà stato possibile trascorrere con lei qualche ora in più per valutare in maniera più approfondita il parco giochi a disposizione non ci sbilanceremo, ma il primo impatto è stato davvero positivo. Così come l’offerta dell’hardware, che va anche a emulare la resa grafica originale con il filtro CRT. Peccato solo per l’aver deciso di commercializzare in maniera separata il controller a sei tasti, che arriverà nei primi giorni di ottobre, così come la console, dopo il posticipo dal 19 settembre al 4 ottobre prossimo. Un ottimo modo per far sì che i più giovani possano scoprire un pezzo di passato e di storia del videogioco e che gli appassionato storici possano riassaporare emozioni lontane.

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