Se ogni titolo di PlatinumGames è atteso sempre con grande attenzione il merito è anche delle capacità artistiche del team, capace di realizzare produzioni dal sempre particolare gusto. Se parliamo di Astral Chain, esclusiva per Nintendo Switch, parliamo del character design curato da Masakazu Katsura. Un nome che non è sicuramente noto al grande pubblico quanto quelli di Akira Toriyama (di cui è amico, e con cui ha collaborato per alcuni progetti) oppure Eichiro Oda, autori di due opere che hanno trasceso la definizione di manga per diventare veri e propri fenomeni di costume, Dragon Ball e One Piece, ma che è una garanzia per chi conosce l’editoria fumettistica giapponese.

Le sue opere non sono diventate patrimonio internazionale, ma i lavori di Masakazu Katsura sono parte integrante della cultura del fumetto giapponese. Così, con l’inestimabile aiuto della nostra Gemma Rubboli della sezione fumetti, abbiamo deciso di confezionare una piccola digressione sul lavoro di Katsura.

Mentre la nostra recensione arriverà la settimana prossima su queste pagine, vi racconteremo come il mangaka si è rapportato con PlatinumGames per la creazione dei personaggi di Astral Chain. Anche se, come vedremo, Katsura ha già avuto l’occasione di disegnare un’altra icona moderna del mondo dei videogiochi, sempre creata dal team di sviluppo nipponico…

Astral Chain Masakazu Katsura

Masakazu Katsura e Takahisa Taura, director di Astral Chain

La storia di Masakazu Katsura è abbastanza singolare. In confronto ai racconti di persone che hanno dedicato la vita nell’inseguire il proprio sogno, che è poi uno dei tropi degli shonen tra l’altro, Katsura è diventato mangaka quasi per caso. Quando frequentava le scuole medie voleva un impianto stereo, ma i suoi genitori non volevano comprarglielo. Così, per racimolare i soldi necessari all’acquisto, decise di partecipare al Tezuka Award (un festival per mangaka organizzato da Shueisha) con l’obiettivo di vincere il premio in denaro. Da quell’esperienza ha capito di voler diventare un fumettista.

“Video Girl Ai, nel 1993, viene considerato come uno dei primi manga ad aver fatto successo nel nostro Paese senza il supporto di una serie animata”Da lì in poi, una carriera a dir poco notevole. In Italia l’abbiamo conosciuto solo con Video Girl Ai, nel 1993, che tra l’altro viene considerato come uno dei primi manga ad aver fatto successo nel nostro Paese senza il supporto di una serie animata, come successo invece per molte altre opere dell’epoca (e successive). A questo proposito, Masakazu Katsura è stato fin da subito famoso e riconoscibile per il character design femminile. Video Girl Ai e Video Girl Len sono l’apoteosi del suo talento nel riprodurre la sensualità della donna, insieme ad opere come DNA, in cui Katsura non lesina neanche nel creare situazioni piccanti, o comunque basate sui classici equivoci di natura erotico/sessuale a cui siamo stati spesso abituati nei manga.

Ciò che rende realistici i suoi personaggi è il contrasto tra l’aspetto e la personalità degli stessi. Se oggi è normale assistere a personaggi femminili affascinanti ma che rifuggono dall’idea della donna fragile e in pericolo, la proverbiale damsel in distress, Katsura è stato tra i primi a spingere verso questa direzione all’epoca. Oggi è una banalità in termini di costruzione di un personaggio ma negli anni di uscita dei suoi lavori un personaggio come quello di Iori in I’’S – Il cuore ferito, una ragazza molto carina che però riesce a stupire il lettore per la sua personalità, era qualcosa di molto peculiare.

Astral Chain bozzetto

Uno dei bozzetti di Masakazu Katsura per i Legion

Ma Katsura non ha lavorato solo con personaggi femminili. È Zetman la prima serie a fumetti in cui ha l’occasione di tratteggiare, metaforicamente ed effettivamente, dei personaggi maschili. In un’intervista, ha dichiarato di avere avuto alcune difficoltà a lavorare prevalentemente a personaggi del gentil sesso:

“Disegnare belle ragazze mi stressa molto. Mi ruba un sacco di energia perché, una volta che comincio, non mi accontento mai e cambio continuamente idea.”

Arrivando al character design, la sua prima esperienza in questo senso è stato l’anime Tiger & Bunny del 2011. Un lavoro che ha paradossalmente parecchio in comune con Astral Chain. In Tiger & Bunny i protagonisti sono degli eroi che combattono il crimine utilizzando dell’equipaggiamento futuristico d’avanguardia. Abbiamo quindi il design di creature meccaniche, ma anche di eroi infilati in tutine che ricordano molto quelle dei protagonisti del titolo Platinum Games. E se anche in Astral Chain si interpretano dei cyberpoliziotti, in termini di lavoro Masakazu Katsura ha avuto un’esperienza molto simile. In entrambi i casi ha dovuto lavorare con delle indicazioni sommarie ed ha avuto molta libertà creativa.

Tiger & Bunny Astral Chain

Una tavola del manga ispirato a Tiger & Bunny. Notate un design simile ai Legion di Astral Chain?

Nel creare i Legion di Astral Chain si è ritrovato in difficoltà, con una lunga sessione di trial and error e confronto con i ragazzi del team di sviluppo nipponico. All’inizio la sfida è stata capire quanto dovessero essere spaventosi nell’aspetto, poi, più banalmente, creare un design idoneo per degli esseri volanti dotati pur sempre di gambe, un dettaglio su cui gli stessi sviluppatori sono stati indecisi fino all’ultimo momento.

Per quanto riguarda i personaggi Katsura si è attenuto a quello che da sempre è la sua idea in termini di creazione, ovvero dare un look distintivo a ogni fazione in causa. Il mangaka ha dichiarato che come in Zetman lui si era occupato di tutti gli eroi, mentre aveva lasciato ad altri il ruolo di disegnare i cattivi, proprio per avere due formae mentis diverse al lavoro, anche in Astral Chain si è premurato di far sì che i personaggi fossero iconici fin da subito.

Masakazu Katsura Bayonetta

Come se già non fosse sensuale abbastanza, Katsura ha disegnato Bayonetta per una pubblicita su un numero di Young Jump del settembre del 2014

Ma come è nata la collaborazione tra PlatinumGames e Masakazu Katsura? Come spesso succede, da un apprezzamento lontano negli anni. Takahisa Taura, director di Astral Chain, è stato fan di Zetman durante la sua gioventù, e ha continuato a collezionare e leggere le opere di Katsura con un affetto maniacale. Il concept originale del gioco era quello di un mondo medievale fantasy, con elementi magici, e dopo che Nintendo ha spinto PlatinumGames a rivedere quel setting, perché ormai troppo inflazionato, si è arrivati all’ambientazione sci-fi.

Da lì, dichiara Taura, il collegamento con Zetman è stato immediato, così come l’idea di contattare Katsura per lavorare al character design dell’intero Astral Chain. Anche perché il mangaka aveva già disegnato Bayonetta in una pubblicità per Young Jump, ed era forse destino che PlatinumGames si rivolgesse proprio a lui per lavorare al loro nuovo titolo.

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