Approcciarsi a DOOM è sempre un’esperienza unica, frenetica, dinamica: una scarica di adrenalina con pochi precedenti. Tre anni fa Il ritorno della serie creata da id Software ci aveva conturbato abbastanza da volerne di più: a questa necessità risponde ora DOOM Eternal, che con una durata maggiore al suo precedente titolo, come confermato da Bethesda, si è presentato in pompa magna alla gamescom di quest’anno. Lo abbiamo provato per circa mezz’ora, nel cuore di Marte, con il supporto di un Asus Rog che con sé portava in dote una RTX 2080: un elemento non da poco per la resa finale del titolo.

Al di là di quelli che sono stati i primi minuti, con un tutorial che ci ha permesso di rinfrescarci quello che è stato DOOM nel 2016 e le novità a nostra disposizione, la sensazione è stata una sola: DOOM Eternal ha acquisito consapevolezza e ha voluto migliorare tutto ciò che di buono aveva il predecessore. Parliamo per esempio dall’utilizzo del lanciafiamme, che permette di bruciare i nemici che ci troviamo dinanzi e si fregia di un cooldown non eccessivo, o delle proposte per dare una natura più platform al titolo: le scalate, i dash in avanti, ma anche i rampini da usare per agganciare l’avversario e avvicinarsi a esso in maniera tempestiva sono tutte feature che rendono il gioco molto più esplorativo e meno caciarone. Proprio nella seconda fase della nostra demo ci siamo ritrovati dinanzi a una sessione di salti e di arrampicate, che richiedono anche un buon tempismo nell’uso dei tasti azione, oltre che una precisione nell’utilizzo del dash in avanti e nell’appendersi alle pareti. Un modo per staccare tra una carneficina e l’altra e che soprattutto ci ha permesso di testare anche diverse modalità di entrata in scena: pensate a scalare una parete per poi lanciarvi su una piattaforma sulla quale alloggiano tranquilli dei nemici pronti per essere squartati. L’atterraggio sarà pura goduria, in pieno stile DOOM.

DOOM Eternal screenshot

“L’approccio dal punto di vista del gameplay è il medesimo che abbiamo potuto amare negli anni scorsi”L’approccio dal punto di vista del gameplay è il medesimo che abbiamo potuto amare negli anni scorsi: bisognerà stendere fino all’ultimo avversario per poter accedere al livello successivo e aprire la porta che ci condurrà avanti. Ovviamente avremo ancora dalla nostra le glory kill, che ci permetteranno di terminare i nostri avversari dopo averli indeboliti: una motosega, il pugno, ma anche il già citato lanciafiamme, saranno tutti amici a nostra disposizione. Ovviamente dovrete ben decidere come comportarvi, perché stendere un avversario con la motosega vi porterà ad avere delle munizioni sicuramente utili, ma solo una glory kill vi permetterà di avere dell’energia da raccogliere per ricaricarvi. Quello che abbiamo notato in DOOM Eternal è che morire è diventato più facile del previsto, ma la densità di checkpoint evita di ripetere all’infinito le medesime micro arene. Pertanto raccogliere energia si rivelerà più utile che mai, così come l’utilizzo del lanciafiamme, che ci darà a disposizione punti armatura da recuperare. Insomma la strategia sembra essere un punto rilevante nel piano di id Software, un modo per evitare che si spari all’impazzata senza alcun criterio.

Abbiamo potuto provare poco del gioco, ma ci siamo ben destreggiati tra un’arena da spolverare completamente e una sessione di piattaforme da scalare ed esplorare al meglio. Quello che però ci è stato evidente sin dall’inizio, anche grazie alla macchina che avevamo a nostra disposizione, è la grafica fantastica del gioco: se il sonoro è pura frenesia, mettendoci addosso un’adrenalina purissima da incanalare nell’esperienza di gioco, dall’altro lato abbiamo degli effetti di luce e di sangue davvero unici. Non possiamo esprimerci sul level design, avendo esplorato soltanto una base molto simile a quelle viste in DOOM 2016 e parte del suolo di Marte. DOOM Eternal pare comunque avere tutte le carte in regola per fare ancora meglio del predecessore, evolvendo la sua frenesia e arricchendola di un tocco strategico.

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