Al pari di Cyberpunk 2077, Dying Light 2 si è solo mostrato fino a oggi, senza mai permetterci di avere un hands-on. Un vero peccato, perché il videogioco che Techland sta realizzando sembra talmente complesso e talmente corposo da poterci regalare soddisfazioni uniche: peccato che uscirà solo nella primavera 2020. Un’attesa che, per quanto lunga, può essere giustificata dalla mole di contenuti che ci è stata proposta anche alla gamescom 2019, dove ancora una volta il gioco ha saputo convincerci. A distanza.

L’universo messo in piedi da Techland si fregia della firma di Chris Avellone, un nome che probabilmente alle generazioni odierne non dice molto, ma ben noto soprattutto agli appassionati di RPG occidentali. Di recente una delle più ricercate penne della narrazione videoludica si è occupata di Prey, ridando vita al reboot targato Arkane Studios, e si è impegnata in prima persona nell’annuncio di Dying Light 2 all’E3 del 2018. La nostra prova è stata però l’occasione di apprezzare più la concretezza ludica della produzione che il suo immaginario, quella concretezza che abbiamo potuto apprezzare in una lunga missione nei panni di Aiden Caldwell, il protagonista della storia.

Dying Light 2 screenshot

Orrori di ogni tipo infestano il mondo di gioco

Dying Light 2 ci mette dinanzi a un universo completamente dilaniato dalla distopia immaginata da Avellone e Techland: non è rimasto davvero nulla, se non qualche piccolo drappello di uomini che si è organizzato per autosostentarsi con le pochissime risorse ancora a disposizione. L’acqua è ad appannaggio di pochi, i viveri altrettanto, si vive nuovamente allo stato brado, tra angherie, assalti e soprattutto battaglie per sopravvivere contro delle bestie immonde che si sono palesate nelle poche cittadine ancora esistenti. La demo che ci è stata mostrata partiva immediatamente da un bivio, con Frank, un amico di Aiden, ridotto in fin di vita dagli uomini del Colonnello, con la scelta tra l’inseguire i suoi attentatori o rimanere al suo fianco in attesa di soccorsi. Non sappiamo cosa sarebbe accaduto nel secondo caso, scegliendo la prima opzione ci siamo ritrovati dinanzi a un ulteriore bivio. Al di là di quelli che saranno i contenuti reali della narrazione, ci è stato spiegato che prendere determinate strade aprirà le porte a delle zone che non sarebbero altrimenti esplorabili. Inseguire gli uomini del Colonnello ci ha coinvolto in una missione legata all’approvvigionamento di acqua, che se intrapresa condurrà verso una diga e una nuova zona da esplorare. Completarla, però, porterà alla nascita di una nuova razza di bestie infette, pronte ad assaltare la città.

“ci è stato spiegato che correremo il rischio di terminare l’avventura principale vivendo solo la metà dei contenuti”Il concetto alla base di questo intricato albero che ha piantato le radici in un mondo disastrato è che ogni decisione in Dying Light 2 avrà una conseguenza ben specifica, ma che non si fermerà in maniera superficiale alle prime situazioni, bensì andrà più in profondità. Ritrovarsi con una nuova tipologia di bestie a scorrazzare per la città soltanto perché abbiamo voluto restituire dell’acqua a una parte dell’insediamento è una conseguenza che si farà sentire per l’intera durata dell’avventura. Al termine di questa lunga diramazione ci è stato spiegato che correremo il rischio di terminare l’avventura vivendo solo la metà dei contenuti, semplicemente perché se fossimo rimasti accanto a Frank, tutto questo non sarebbe mai accaduto. Ma magari avremmo dato vita a un susseguirsi di eventi di pari grandezza ed entità, ma diversi.

Dying Light 2 screenshot

La varietà di situazioni promette di essere molto ampia

In questo mondo completamente dissacrato e votato alla miseria umana, Aiden non è un soldato munito di un arsenale attraverso il quale compiere delle carneficine. Dovrà cercare in tutti i modi di sopravvivere come meglio potrà, con armi improvvisate e fughe ben orchestrate: per questo le sessioni di parkour, di corsa, la ricerca di un anfratto e qualunque cosa utile a evitare morte certa saranno una costante del gameplay. Proprio nella sua primissima dimostrazione, a Los Angeles un anno fa, Dying Light 2 si era esaltato in una sessione lunghissima di parkour e di arrampicata su un palazzo infinito, utile non solo per godere di una vista incredibile dall’alto, ma soprattutto per esplorare zone che non sarebbero state facilmente raggiungibili diversamente. La bellezza del lavoro del team di sviluppo polacco passa anche da questo: dalla sua facile declinazione tanto come avventura, alla ricerca dello scorcio più affascinante, quanto come survival, con combattimenti ragionati, nei quali ponderare ogni azione.

Dying Light 2 si è presentato alla gamescom 2019 come dei titoli più interessanti tra quelli in arrivo il prossimo anno: pronto a contendersi lo scettro con Cyberpunk 2077, ha un immaginario diverso rispetto alla produzione CD Projekt RED, ma non per questo vuole cedere il passo al futuro, raccontandoci quali alternative potremmo avere per il nostro pianeta e per la nostra vita.

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