È il 1919 e la guerra polacco-bolscevica è appena scoppiata: da un lato la Repubblica di Polonia, che si è appena ricostituita come stato indipendente dopo aver subito oltre un secolo di dominazione straniera, dall’altro lato la Russia sovietica, l’enorme baluardo bolscevico che dopo anni di lotta con le armate della controrivoluzione ora trova un nuovo nemico. Lo scontro, scaturito dell’invasione polacca di Lituania, Bielorussia e Ucraina, con l’obiettivo unico di creare una nuova grande Polonia, va avanti per due anni, fino al 1921. La Pace di Riga scancisce la spartizione della Bielorussia e dell’Ucraina tra la Russia sovietica e la Polonia, mentre alla Repubblica di Lituania venne strappata la capitale Vilnius. In questo scenario si sviluppa Iron Harvest, l’RTS che abbiamo provato per la prima volta alla gamescom 2019, lanciandoci in una ucronia ambientata in un ipotetico 1920+ che racconta come sarebbero andati gli eventi se la storia fosse stata diversa.

Iron Harvest è un RTS dall’ispirazione fortemente sovietica, attraverso la quale reinterpreta persino i mech, entrati in azione già nella Grande Guerra: robot in grado di fronteggiare il più forte degli eserciti e pronti a sbaragliare anche i plotoni meglio organizzati. L’intera narrazione si sviluppa in tre diverse campagne, ma ovviamente noi abbiamo avuto la possibilità di provarne una sola: ogni linea narrativa, però, sarà composta di sei diverse missioni. Nei panni dell’eroina sovietica protagonista della vicenda, accompagnata tra l’altro da un fedelissimo orso di nome Wojtek, ci siamo lanciati in un primo approccio, molto decontestualizzato, della vicenda raccontata. Irvon Harvest ci fa subito capire che è RTS molto hardcore, per niente votato alla semplicità e che non pretende nemmeno di essere accessibile per tutti. L’ambiente diventa fondamentale, così come il posizionamento sul campo di battaglia. Con pochissimi uomini dalla nostra, l’obiettivo era ovviamente non perdere l’unità protagonista dell’avanzata, evitare di essere sopraffatti dal nemico e arrivare a conquistare l’avamposto nel quale erano tenuti prigionieri i nostri alleati.

Iron Harvest screenshot

La presenza dei mech sul campo di battaglia va attentamente ponderata

Le manovre di accerchiamento diventano fondamentali, così come il proteggersi dietro i muri in rovina di quella che era una cittadina rurale, divenuta in pochi secondi campo di battaglia per un orso, un mech e tantissimi fucilieri. Il sistema di coperture è quindi molto interessante, nonostante il genere RTS punti in maniera molto più coriacea allo scontro faccia a faccia: nascondersi dietro delle protezioni e lanciare delle granate contro uno dei robot avversari sarà l’unica soluzione per evitare di morire in maniera molto rapida e anche fastidiosa. Semplicemente perché nella demo non era possibile skippare la cutscene introduttiva e l’abbiamo dovuta riguardare tre volte, non con grandissimo piacere. Al di là di questi aspetti, però, le nostre tre run ci hanno permesso anche di notare la customizzazione delle armi avversarie, con un esercito nemico equipaggiato in maniera molto versatile e non banalmente con il medesimo fucile d’ordinanza: ogni gruppo di unità aveva dalla sua qualche peculiarità tale da permettere un approccio diverso, tanto a noi quanto a loro. Inoltre la possibilità poi di recuperare le armi del nemico ci ha lasciato ancora più spazio per apprezzare l’efficace delle stesse.

“La presenza del mech sul terreno ci ha messo subito in allarme, spingendoci ad affrontare l’avanzata sul campo in maniera molto prudente”La presenza del mech sul terreno ci ha messo subito in allarme, spingendoci ad affrontare l’avanzata sul campo in maniera molto prudente: il vantaggio arrivato da questa strategia è l’esserci resi conto che Iron Harvest crede molto nella possibilità di un approccio stealth. L’aver dovuto attendere il passaggio di una ronda prima di poter avanzare è stata la sorpresa principale, soprattutto in un genere che, ripetiamo, con la sua visuale a volo d’uccello ha sempre sospinto verso l’assalto a spron battuto dell’esercito avversario. Il tutto riporta la mente a quel pavimento narrativo sul quale posa la nostra storia: il nostro drappello è effettivamente composto da soldati improvvisati, alla ricerca di soluzione in un conflitto che non promette nulla di buono e che terminerà in maniera disgraziata per entrambi gli schieramenti, con ingenti perdite. Il doversi nascondere per evitare il conflitto armato faccia a faccia è figlio di questa situazione e di queste vicende narrate con grande attenzione verso i dettagli.

Iron Harvest screenshot

L’utilizzo delle coperture è fondamentale

Iron Harvest, per quanto la prova sia durata molto poco e il livello di difficoltà sia ancora settato verso l’alto, a primo impatto ci ha regalato qualche soddisfazione: lo stile è abbastanza particolare, con la sua inclinazione steampunk, e inoltre l’ambientazione non è la solita Seconda Guerra Mondiale o avvenimenti storici che ben conosciamo, bensì una realtà alternativa piuttosto affascinante. L’uscita è fissata tra un anno esatto, a settembre 2020, pertanto ci sarà modo di tornare a raccontare qualcosa sull’RTS inserito nell’universo di Jakub Rozalski, in attesa di sapere se un orso potrà effettivamente fare la differenza su un campo di battaglia.

Consigliati dalla redazione