Quando comprare un videogioco era un evento a cadenza quasi annuale e per convincere i propri genitori a regalarti una nuova console, come la PlayStation, per l’appunto, bisognava affidarsi a ricorrenze mistiche come la Comunione o la Cresima, era fondamentale prendere decisioni nette, frutto di valutazioni e analisi che potevano protrarsi anche per mesi interi.

Il giovane me di quasi vent’anni fa, aveva tuttavia pochi dubbi. Cresciuto con il mito di Super Mario, il Nintendo 64 sarebbe stata l’unica scelta possibile per iniziarsi al fantascientifico 3D.

Se di quella scelta non mi sono mai pentito, fomentata tra l’altro da un mio compagno di classe che non perdeva occasione per ricordarmi l’incombenza dell’esordio della console della Grande N anche dalle nostre parti, fu solo grazie al buon cuore di tanti miei amici, che ebbi il piacere di non perdermi completamente l’indimenticabile stagione della primissima PlayStation.

Al debutto in terra nipponica il 3 dicembre del 1994, venticinque anni fa dunque, sarebbe arrivata in Italia poco meno di un anno dopo, il 29 settembre del 1996 per l’esattezza, portando in dote solo due giochi: Wipeout e Ridge Racer.

 

Ridge Racer screenshot

 

Tecnicamente inferiore al Nintendo 64, seppe sbaragliare la diretta concorrenza grazie a una maggior facilità di programmazione, a royalty più basse e all’utilizzo del CR-ROM come formato utilizzato dai giochi. Non soffermandosi più di tanto sul fattore pirateria, da sempre menzionato da molti come reale discriminante dell’iniziale successo dell’ammiraglia di Sony, è tuttavia innegabile che giocò un ruolo tutt’altro che secondario nel bilancio delle strepitose vendite registrate dalla console.

Proprio a questo proposito, ricordo perfettamente lo smercio, soprattutto durante la ricreazione, a scuola, di innumerevoli dischi masterizzati, scambiati tra i miei coetanei che si vantavano di avere la modifica migliore di tutte le altre.

In quei pomeriggi di un’era fa, quando si andava a casa dell’amico con la scusa di fare i compiti insieme, Marco mi coinvolgeva puntualmente nelle manovre necessarie per avviare il gioco “nuovo” appena “acquistato”. Inserita l’action replay nell’apposito vano, bisognava girare la console come fosse la manopola di una cassaforte, rimanendo in silenzio per sentire in quale posizione esatta il lettore riuscisse finalmente a leggere il CR-ROM.

Era quasi un gioco nel gioco, a volte fine a sé stesso dal momento che non c’era proprio modo di far funzionare la PlayStation, ma fu anche grazie a quelle illecite manovre che ci appassionammo, insieme, a tante storie, personaggi, a volte anche a semplici suoni, come il favoloso doppiaggio amatoriale di MediEvil, imitato di continuo a scuola, un po’ per ridere tra noi, un po’ per prendere in giro qualche compagno.

Non potevamo accorgercene all’epoca, ma mentre io mi destreggiavo tra piattaforme e dungeon zeppi di enigmi complessi, tra Super Mario 64 e The Legend of Zelda: Ocarina of Time, a suon di pomeriggi insieme e pigiama party che puntualmente sfociavano in imbarazzate occhiate fugaci a certi programmi notturni di Italia 7 Gold, io e il mio amico Marco assistevamo inconsapevolmente ad un processo di maturazione dei videogiochi senza il quale, forse, oggi non potremmo goderci capolavori del calibro di The Last of Us o di esperimenti come Death Stranding.

Il gameplay di Resident Evil, la trama di Final Fantasy VII, lo stile visivo dello stesso MediEvil, l’incredibile grafica di Ace Combat 3, la complessità a tutto tondo di Metal Gear Solid, sono tutti tasselli grazie ai quali il medium ha progressivamente imparato a parlare e a confrontarsi con un pubblico più maturo, desideroso di contenuti più votati a cercare un confronto dialettico con il pubblico, piuttosto che limitati al puro intrattenimento.

Qualche anno fa, un ragazzo con cui mi allenavo a basket, che ormai non vedo da un po’, mi fece dono di una PlayStation che non usava più da molto tempo. Sapeva della mia passione per i videogiochi e volle darla a me, piuttosto che fargli fare una brutta fine. Per innumerevoli vicissitudini, convinto che nel mentre si fosse irrimediabilmente rotta, sono riuscito a collegarla ad un vecchio catodico solo un anno fa, scoprendo che la ragazza aveva ancora energia da vendere e voglia di far gracchiare il lettore CD.

 

Ace Combat 3 screenshot

 

Per colpa di quella brutta malattia che si chiama retrogaming, mi sono messo in testa di recuperare buona parte del parco titoli che resero la prima PlayStation una console dannatamente strepitosa, semplicemente fondamentale per comprendere l’evoluzione dei videogiochi dalla loro origine, sino ad oggi.

Accanto ai titoli più noti, come Oddworld: Abe’s Oddysee, Parasite Eve e Dino Crisis, la mia opera di recupero si sta focalizzando anche su titoli qualitativamente inferiori, ma a loro modo significativi, dal valore culturale e storico tanto più unico. Si tratta di giochi come Road Rush, Destruction Derby, G-Police, Loaded, Future Cop L.A.P.D., in certi casi quasi pessimi titoli, che tuttavia, a modo loro, seppero rendere unica ed indimenticabile la nostra infanzia e prima adolescenza.

Anche e soprattutto per questo, tanti auguri PlayStation e grazie per questi splendidi 25 anni.

 

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