Blazing Star è probabilmente il miglior sparatutto a scorrimento orizzontale mai arrivato in sala giochi, con la produzione di Yumekobo potrebbe forse giocarsela Progear, una delle poche declinazioni orizzontali dello sparo secondo Cave, ma i tre anni che li separano, 1998 il primo, 2001 il secondo, agiscono in maniera erosiva sulla valenza del concetto di arcade. Per dirla più facilmente, Progear è bellissimo, ma chi l’ha mai visto girare su di un cabinato? Di sicuro non lo scrivente, che invece su quello di Blazing Star ci si è consumato i polpastrelli (e continua a farlo, su Nintendo Switch).

Si tratta del primo gioco che il team di sviluppo ha realizzato sotto il nome di Yumekobo, fino a due anni prima si chiamava Aicom e nel 1995 aveva tirato fuori Pulsar, stesso genere, del quale Blazing Star è il seguito diretto. Peccato che, anche al netto di qualità ludiche indiscutibili, per quanto non stellari, fosse quasi un plagio di R-Type, soprattutto dal punto di vista della direzione artistica, con interi segmenti replicati in maniera praticamente identica. È vero anche che allora l’idea di plagio, soprattutto per quanto riguardava i titoli arcade, avesse dei confini decisamente labili, chiamiamolo allora un sentito omaggio.

 

Blazing Star screenshot

 

Ecco, Blazing Star è un enorme passo in avanti rispetto a Pulsar, che non solo gli permette di scrollarsi di dosso la pesante eredità, chiamiamola così, di R-Type, ma di assurgere nell’Olimpo di quei videogiochi nel quale lo sparo è sintomo di godimento assoluto. Fin dal primo momento in cui si prende il controllo di una delle navicelle disponibili, ognuna ovviamente con caratteristiche e tipi di attacco diverse, si viene trascinati in un flusso praticamente ininterrotto e ininterrompibile di distruzione. Persino l’esplosione della propria navicella non segna una pausa nel travolgente scorrimento del gameplay perché questa viene praticamente subito riportata in azione, pronta a sfogare il proprio potenziale bellico. E per il giocatore non c’è modo di staccarsi da esso, perché all’estrema semplicità di approccio tipica del genere abbina ondate nemiche scandite alla perfezione. La cosa forse più bella di tutto questo è che poi nel farlo riesce persino a rimanere umano, perché chiaro, sempre di un mangiasoldi si sta parlando, ma di quelli tutto sommato onesti.

“Persino l’esplosione della propria navicella non segna una pausa nel travolgente scorrimento del gameplay”Le tantissime cose che sparano ed esplodono sono messe in scena da una tecnica che mischia sprite ed elementi prerenderizzati, con una certa maestria, visto che il risultato colpisce l’occhio ancor oggi, ma è soprattutto l’utilizzo dei colori a far godere le pupille, perché smaccatamente anni ’90 e perché capace di dipingere con uguale intensità spettacolari paesaggi naturali e ambientazioni inquietantemente meccaniche.

 

Blazing Star

 

E infine, tanto per chiudere il discorso, quanto è magnificamente nostalgico un gioco che loda le performance del giocatore con l’engrish più sguaiato di uno “Your skill is great!”?

 

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