I maschietti nati negli anni Ottanta e Novanta sicuramente ricorderanno Resident Evil 3 per il grande carisma e fascino della sua protagonista, ovvero quella Jill Valentine proveniente direttamente dal primo capitolo del celeberrimo brand Capcom.

Ma perché ci siamo legati così tanto a lei? Perché un prodotto così simile a Resident Evil 2 è riuscito a insinuarsi sottopelle a un numero così vasto di giocatori?

Oggi, cari lettori di BadTaste, proveremo a dare una risposta a queste domande nel terzo episodio di Vite Digitali, la rubrica settimanale dedicata alle più grandi icone videoludiche. La scelta del personaggio è ovviamente ricaduta su Jill Valentine perchè, come saprete se ormai ci seguite quotidianamente, sono state leakate le prime Promo Art dedicate all’inevitabile Remake di Resident Evil 3. Quale modo migliore per celebrare questo lieto annuncio se non dedicare un piccolo speciale a una dei sopravvissuti più interessanti del disastro causato dalla Umbrella Corporation?

 

 

Partiamo dalle basi: chi è Jill Valentine?

Nonostante vi siano informazioni contrastanti sul suo background, quello stabilito nel tempo da Capcom e da Stephani Danelle Perry (la scrittrice dei romanzi della serie) vede Jill essere figlia di noto ladro, ma costretta a crescere da sola quando quest’ultimo viene messo in carcere. Nonostante un iniziale tentativo di guadagnarsi da vivere onestamente, Jill si vede presto costretta a seguire le orme paterne. L’incontro con il poliziotto Barry Burton, però, la porterà nuovamente sulla retta via e sarà il motivo per il quale la ragazza entrerà nella S.T.A.R.S.. Il resto della sua vita è ormai storia videoludica e vede Miss Valentine coinvolta in una missione sulle montagne Arklay, dove scoprirà la vera natura della Umbrella Corporation, multinazionale farmaceutica che nasconde più di qualche segreto. Dopo essere sopravvissuta al suo primo contatto con le terribili B.O.W. (Bio Organic Weapon), Jill farà di tutto per incriminare la Umbrella, ma senza riuscirci mai davvero. La sua vita cambierà drasticamente nel settembre 1998, quando si troverà costretta a fuggire da una Raccoon City completamente infetta e, soprattutto, da Nemesis, una creatura all’apparenza immortale con il solo scopo di uccidere tutti i membri della S.T.A.R.S., colpevoli di essere a conoscenza dei piani della casa farmaceutica.

 

 

Chi è quindi Jill Valentine? Jill è una ragazza dal passato turbolento che, nel periodo più buio della sua vita, è stata aiutata da un amico a rialzarsi e a prendere in mano il proprio destino. La figlia di Dick Valentine avrebbe potuto scegliere la strada più semplice e scorretta, ma ha avuto il coraggio di intraprendere quella ripida, ma più giusta.

Questa sua scelta l’ha portata ad affrontare le proprie paure e a fare di tutto per riuscire a sopravvivere, con una determinazione che non può che farci provare empatia nei suoi confronti. Jill Valentine non è lo stereotipo della ragazza da salvare, ma è un personaggio forte, carismatico e in grado di prendere la decisione giusta, nel momento giusto. Impossibile non parteggiare per la discepola di Barry Burton, soprattutto in Resident Evil 3, quando dovremo guidarla nella sua fuga da una situazione a dir poco disastrosa.

A fare da contraltare per la sua stoica determinazione, non poteva che esserci l’altrettanto potente caparbietà di Nemesis. B.O.W. dalla forza inarrestabile, Nemesis non si scontra con Jill solo da un punto di vista fisico, ma anche da quello psicologico, mettendo in costante dubbio la riuscita della missione della ragazza.

Jill ha appena superato un’area particolarmente impegnativa? Ecco che irrompe in scena il Nemesis. È riuscita a chiamare i soccorsi e a raggiungere la pista di atterraggio per potersene andare dalla città? Arriva il Nemesis. Ha risolto un enigma che le permette di procedere nell’avventura? Nemesis. L’intramontabile coraggio di Jill è messo a dura prova da una creatura intenzionata a ucciderla, almeno quanto lei è intenzionata a fuggire da Raccoon City, ma è proprio grazie a queste situazioni all’apparenza impossibili che tutta la psicologia della nostra eroina viene a galla.

Resident Evil 3 utilizzerà le stesse ambientazioni provenienti da Resident Evil 2, gran parte del suo parco nemici e un gameplay pressoché identico, ma non può essere considerato un capitolo inutile proprio per la cura riposta nella sua protagonista, che per certi versi supera la determinazione di Claire e l’onestà di Leon. Sia chiaro: non ci troviamo di fronte a una caratterizzazione psicologica in stile The Last of Us, ma a qualcosa all’apparenza più superficiale, ma mai davvero banale. Capcom, infatti, è sempre riuscita a infondere nei suoi personaggi una vena umana che ce li ha fatti apprezzare sin dagli anni Novanta, permettendo ai giocatori di affezionarsi ai protagonisti di una Zombie Saga e di voler sapere più elementi sul loro passato e, persino, come possano svolgersi le loro vite tra un episodio e l’altro.

Da questo punto di vista, Jill è sicuramente uno dei personaggi più riusciti del brand, soprattutto nel 1999 quando, dopo aver affrontato i pericoli di Villa Spencer, la vediamo costretta a confrontarsi nuovamente con la malvagia azienda farmaceutica, in un contesto molto più ampio e complesso della prima avventura. Un contesto che avrebbe potuto spaventare chiunque, ma che la figlia di Dick Valentine affronta a testa alta, pistola alla mano e felpa salda alla vita. Non importa quale sia il nemico da sconfiggere o l’ostacolo da superare, perché l’ormai ex-agente della S.T.A.R.S. sarà sempre pronta a trovare un modo per riuscire nella propria impresa. A qualsiasi costo.

Ecco perché ci piace Jill Valentine. Perché ci insegna a non arrenderci mai e ad andare avanti, qualsiasi cosa accada, che siano i problemi “normali” della vita o le minacce bio-terroristiche della Umbrella.

 

Resident Evil 3

 

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