In occasione dei The Game Awards, svoltisi due giorni fa, abbiamo potuto vedere la presentazione di Xbox Series X, la nuova console Microsoft, con tanto di anticipazione su uno dei primi giochi in sviluppo per essa: Senua’s Saga: Hellblade II.

Poteva, quindi, questo episodio di Vite Digitali non essere dedicato proprio a Senua, uno dei personaggi provenienti dall’industria videoludica più interessanti degli ultimi anni?

Per chi non lo sapesse, Vite Digitali è una rubrica settimanale che si occupa di trattare a livello emotivo i principali eroi (o antieroi) fuoriusciti dai nostri videogames preferiti. Vi invitiamo, per questo, a farci sapere quali sono i personaggi che vorreste vedere presentati all’interno di questa serie, in modo da permetterci di soddisfare i vostri gusti nei prossimi episodi.

 

 

Ma non perdiamo altro tempo e cominciamo questo impervio viaggio insieme a Senua, in un turbinio di amore e odio senza precedenti che potete trovare all’interno del primo capitolo, intitolato Hellblade: Senua’s Sacrifice.

Chi è Senua?

Senua è una guerriera pitta (popolazione vissuta principalmente in quella che oggi chiamiamo Scozia) che, in seguito alla morte del proprio amato per mano dei Norreni, intraprende un pericoloso viaggio per incontrare Hela. Il suo scopo è tanto prevedibile, quanto complesso da raggiungere: resuscitare Dillion, il proprio fidanzato.

Senua, però, non è una semplice guerriera, ma è una donna affetta sin dall’infanzia da una terribile psicosi, che le fa sentire delle voci nella propria testa e che l’ha portata a vivere isolata per gran parte della sua vita. Le uniche persone con le quali abbia stretto dei legami sono Druth, un uomo che, dopo essere stato rapito dai Norreni, ha imparato la loro cultura e l’ha trasmessa a Senua, e il suo compagno Dillion, che l’ha salvata da una vita fatta di odio e violenza. Col passare del tempo, la nostra protagonista ha cominciato a dare un nome alle voci nella propria testa, chiamandole Furie e notando come esse reagiscano sempre in base alle proprie emozioni.

 

 

Per riuscire nella propria missione, Senua porterà al proprio fianco la testa dell’amato, parlandole come se lui potesse ancora risponderle e facendo di tutto per custodirla, nella speranza possa bastare alla sovrana di Hel per portarlo nuovamente in vita.

Il viaggio di Senua non è solo un qualcosa di fisico, ma un vero e proprio viaggio interiore che porta la ragazza a sacrificare qualsiasi cosa per un unico scopo: vedere nuovamente l’unica persona che l’abbia mai trattata con amore e gentilezza. Ninja Theory, il team dietro questa storia epica, ma allo stesso tempo intimista, ha messo le cosa in chiaro sin da subito: l’obiettivo di Hellblade è quello di raccontare la vita di una persona malata, ma attraverso un caleidoscopico filtro fatto di fantasy e mitologia norrena. Le creature, i nemici, l’ambientazione e tutti gli altri aspetti artistici sono un perfetto costume con il quale coprire le nudità dell’anima di una ragazza affetta da gravi psicosi, incapace talvolta di distinguere anche il falso dal vero.

Di capitolo in capitolo, Senua continuerà il suo percorso che la porterà sempre più a fondo, in una decadenza psicologica causata dal miscuglio tra l’accettazione della propria perdita, il dolore provato dalla sensazione di abbandono e la speranza di poter di nuovo abbracciare l’unica persona in grado di trasmetterle un sentimento positivo. Questo perché l’infanzia della nostra protagonista non è certo stata delle più serene (a voi scoprirne il motivo) e perché, come nel mondo reale, chi è colpito da gravi malattie psichiche fa più fatica di altri a stringere nuovi legami, aggrappandosi con le unghie e con i denti a quelle persone che, nel loro caos, riescono a fargli provare un sano momento di pace.

 

 

Senua è disposta a sacrificare anche sé stessa per raggiungere il proprio scopo, nella speranza che le cose tornino come prima e che la sua vita possa tornare ad avere un senso.

Ma le cose, una volta distrutte, non tornano mai come prima. Possono assomigliarci, ricordarcele da vicino, ma si noteranno sempre le crepe che prima non c’erano. E lo stesso si può dire delle mente delle persone: qualsiasi problema si possa avere, c’è sicuramente una soluzione che ci permette di sistemarlo, ma non è certo possibile viaggiare indietro nel tempo a prima che accadesse.

Questo perché, come Senua, siamo tutti dei vasi di ceramica pieni di crepe dettate dal nostro vissuto, ma l’importante è riuscire sempre ad andare avanti, anche a costo di fingere di essere ancora tutti d’un pezzo.

 

Hellblade