Prosegue la nostra selezione di Giochi del Decennio: oggi è il turno di The Last of Us, che chiude, qui su BadTaste, la nostra personale lista dei migliori titoli usciti dal 2010 al 2019.

 

Uscito nel 2013 dalle sapienti mani di Naughty Dog, The Last of Us ha saputo irrompere nel panorama videoludico con la forza di un carro armato, procedendo dritto e preciso verso i cuori di tutti gli amanti dei titoli dalla grande importanza narrativa (ma non solo).

Per chi fosse vissuto su Marte sino a oggi, nel gioco interpreteremo Joel, padre di famiglia che si trova suo malgrado coinvolto in una gigantesca infezione causata da un fungo, in grado di trasformare le persone in folli creature dagli istinti omicidi. Dopo aver subito una pesante perdita, Joel si costringe ad andare avanti, a tenere duro e a rifarsi una vita, ma il mondo che lo attende non è più quello di un tempo. Il world building messo in piedi dal team di Uncharted, infatti, si presenta come uno scenario post-apocalittico, dove ogni azione è concessa pur di rimanere in vita. Le grandi città hanno tentato di mettere dei limiti alla popolazione, per tentare di salvaguardare la sicurezza globale, ma quello che ne è uscito è poco lontano da una politica fascista, andando a esacerbare ulteriormente un’umanità ormai tesa e carica di rabbia. In questa situazione di estrema tensione, Joel, che nel frattempo è diventato un contrabbandiere, dovrà effettuare una consegna ben fuori dall’ordinario: una bambina di nome Ellie.

 

 

Il resto della storia evitiamo di raccontarvelo, nella speranza che coloro che non hanno ancora avuto occasione di giocare al titolo Naughty Dog possano rimediare a questa profonda mancanza quanto prima.

Ma perché The Last of Us è considerato da tutti un capolavoro dell’industria videoludica?

Per provare a dare una risposta a questa domanda, c’è però bisogno di porre un ulteriore quesito. Che cos’è la dissonanza ludo-narrativa?

La dissonanza ludo-narrativa è quel termine che si utilizza quando si “scusano” alcune scelte di trama o logica narrativa, a causa della natura del prodotto in questione. Ci spieghiamo meglio, facendovi un esempio: in Uncharted, Nathan Drake è un personaggio positivo, con il quale il lettore deve empatizzare e che deve trovare simpatico. Allo stesso tempo, però, Nathan è un serial killer che uccide centinaia e centinaia di persone, apparentemente senza aver nessun contraccolpo emotivo. La cosa potrebbe apparire illogica e sbagliata, ma, trattandosi di un videogame e non di un altro tipo di media, può essere giustificato tirando in ballo la dissonanza ludo-narrativa e glissando così sulla scelta degli sviluppatori. Applicate questo concetto a tutto ciò che conoscete e scoprirete il motivo per il quale potete inserire oggetti giganti all’interno di un semplice zaino o, per fare un altro esempio, perché basta rimanere dietro una copertura per guarirsi dal fuoco nemico.

 

 

Ecco, in The Last of Us la dissonanza ludo-narrativa viene quasi azzerata, presentando situazioni, combattimenti e ritorsioni psicologiche estremamente realistiche per il mondo di gioco che è stato creato. Non vi troverete mai, infatti, a dover combattere contro un numero insensato di avversari (le classiche “orde”) e, soprattutto, i personaggi si rendono conto di star compiendo delle azioni negative, con forte ripercussione sulla loro psiche.

The Last of Us è uno splendido, ma allo stesso tempo terribile, viaggio all’interno di un mondo dove l’umanità è stata dimenticata dagli stessi esseri umani, ma dove essere umani è l’unico modo per non impazzire del tutto.

L’estremo equilibrio tra narrazione e gameplay raggiunge nel titolo Naughty Dog vette difficilmente ripetibili, contribuendo a far vivere ai giocatori una storia magari non originale, ma caratterizzata da personaggi a dir poco tridimensionali e da una cura maniacale per i dialoghi e per il ritmo di gioco. Impossibile non innamorarsi del rapporto tra Joel e la sua figlia surrogata Ellie; rapporto che, col proseguire della storia, cresce, evolve e muta tra alti e bassi, dandoci l’impressione di star accompagnando due personaggi reali e non semplici linee di codice.

 

 

The Last of Us è esattamente questo, un prodotto videoludico che simula la vita reale, in un ambiente irreale che serve per far emergere la vera natura dell’uomo. Questo è il motivo per cui tutti dovrebbero giocare a The Last of Us e per il quale è obbligatorio inserirlo all’interno di questa lista dei Giochi del Decennio. Perché quando un titolo riesce a entrarti sotto-pelle e a farti riflettere su che tipo di persona sei o che tipo di persona vuoi diventare, non può che essere considerato come una vera e propria forma d’arte. Un abisso videoludico nel quale bearsi, ma che, più tempo passerai a guardarlo, più noterai come esso stia ricambiando lo sguardo a sua volta.

 

The Last of Us