Uncharted è stata senza dubbio la serie videoludica che ha confermato, nel caso ce ne fosse bisogno, la bravura dei ragazzi di Naughty Dog, software house in grado di accompagnare il proprio pubblico nell’esplorazione di titoli sempre più maturi e profondi. Non è strano, infatti, che i giocatori di Crash Bandicoot negli anni Novanta siano passati per la serie di Jak & Daxter e Uncharted, per poi arrivare poi ad emozionarsi con The Last of Us, titolo che non solo rappresenta la maturità raggiunta dagli sviluppatori, ma anche quella dai loro fan.

Dopo aver già parlato di Joel nel primo episodio di Vite Digitali, ci sembrava giusto puntare i riflettori anche verso Nathan Drake, evidenziando come alcune sue caratteristiche lo rendano un personaggio coerente attraverso i vari titoli della serie, ma allo stesso tempo incoerente con la propria natura. Come al solito, prima di cominciare, vi ricordiamo che Vite Digitali è la rubrica a cadenza settimanale che si occupa di analizzare da un punto di vista emotivo i più grandi eroi (ma non solo) provenienti dall’industria videoludica.

 

 

Avventuriero dal passato non del tutto chiaro, Nathan Drake si proclama da sempre discendente di Sir Francis Drake, celebre corsaro inglese realmente esistito e famoso per aver circumnavigato il mondo dal 1577 al 1580. Dal carattere solare e spigliato, ma dalla determinazione di chi ha vissuto una vita difficile, Nathan appare come un perfetto mix tra Indiana Jones e Lara Croft, trovandosi spesso coinvolto in differenti avventure al limite del fantastico.

Nonostante si atteggi a contrabbandiere e a cattivo ragazzo (proprio come il noto archeologo interpretato da Harrison Ford), Nathan fa da sempre parte della squadra dei buoni, schierandosi sempre dalla parte dei più deboli e dimostrando una notevole sensibilità alle situazioni più estreme. Egli, infatti, non uccide mai con leggerezza e ha nei confronti della vita un rispetto che solamente i personaggi dall’animo buono possono dimostrare.

E qui possiamo notare la prima incoerenza nella psicologia del personaggio.

Come appena accennato, Nathan Drake non è assolutamente un mostro e non ucciderebbe mai nessuno a cuor leggero, nemmeno i propri peggiori nemici. Allo stesso tempo, però, quando siamo noi giocatori a guidare le azioni del novello Indy ci troviamo a sterminare centinaia di avversari, senza che Nathan faccia mai una piega o dimostri quella sua sensibilità tanto evidente nelle cut-scene. Questa mancanza di coerenza, nell’industria videoludica, ha un nome ben preciso e si chiama “dissonanza ludo-narrativa”.

 

 

La dissonanza ludo-narrativa è quella giustificazione che sviluppatori e giocatori si danno quando alla narrativa subentra il lato ludico, elemento non trascurabile quando si sta parlando di un videogioco.

Il nostro personaggio ha a disposizione solo uno zaino, ma state raccogliendo la decima spada per il vostro equipaggiamento? Dissonanza ludo-narrativa. Siete nel bel mezzo della guerra  e i nemici vi colpiscono, facendo diventare lo schermo rosso e costringendovi a “guarire” semplicemente nascondendovi dietro un riparo? Dissonanza ludo-narrativa. Nathan Drake si dimostra essere un personaggio positivo e sensibile, ma poi stermina più esseri umani della Umbrella Corporation? Beh, avete capito.

Dobbiamo quindi considerare Nathan un personaggio incoerente e negativo? Assolutamente no.

Quando ci si approccia a un videogioco, volenti o nolenti, facciamo un patto con gli sviluppatori e con noi stessi, rendendoci conto di star usufruendo di un media differente dal cinema o dalla letteratura. Certo, esistono prodotti che abbattono il più possibile questa dissonanza, ma in linea di massima ci troviamo sempre a dover scendere a compromessi. Con Nathan Drake, questo “compromesso” dobbiamo farlo sin dai primi minuti di gioco, rendendoci conto che la psicologia del personaggio è quella evidenziata dagli sviluppatori durante le cut-scene e non durante le numerose sparatorie alle quali prenderemo parte. Insomma: dobbiamo filtrare ciò che vediamo e ricordare a noi stessi, per l’ennesima volta, che stiamo giocando a un videogame e non guardando un film, dove ogni azione corrisponde (o dovrebbe corrispondere) una reazione psicologica.

 

 

La stessa Naughty Dog ha dovuto difendersi dalle accuse rivolte a Nathan Drake da Jonathan Blow (Game Designer di The Witness), che ha trovato l’avventuriero eccessivamente incoerente e poco credibile. La software house californiana ha ovviamente chiaro come sfruttare questa dissonanza ludo-narrativa, come ribadito anche a Blow, e lo ha dimostrato proprio attraverso il primo The Last of Us, chiara dimostrazione di come una narrazione cinematografica e una meccanica videoludica possano incontrarsi riducendo al minimo le “insensatezze logiche”.

Ad ogni modo, la saga di Uncharted si è ormai conclusa da qualche anno, elevando Nathan come uno dei personaggi migliori delle ultime due generazioni di console e permettendogli di superare il confine del media d’origine per diventare un fan film con Nathan Fillion e, in futuro, una pellicola vera e propria con protagonista Tom Holland. Sarà interessante scoprire, a questo punto, come verrà trattata la psicologia di Nathan in un’opera cinematografica, dove non sarà possibile perdonargli determinate azioni. Ma siamo certi che, con la supervisione di Naughty Dog, non ci saranno particolari problemi.

Dopotutto attraverso i quattro (cinque, se si conta il titolo per PlayStation Vita) capitoli della serie, gli sviluppatori sono riusciti a far maturare il protagonista di Uncharted in maniera coerente, dimostrando di avere chiaramente in testa quale sia la sua reale psicologia e quali siano i veri valori da tenere bene in mente quando si parla dell’erede del corsaro Sir Francis Drake.

 

Uncharted