A due mesi esatti dall’arrivo della prima parte di Final Fantasy VII Remake ci addentriamo in quello che è stato un capitolo dall’importanza storica non solo per la saga di jRPG, ma anche per la storia del videogioco. Era il 1997, Final Fantasy aveva faticato tantissimo a conquistare l’Occidente, sia per le mancate release dei prodotti al di fuori del Giappone, sia per il suo rivolgersi a tutti gli effetti a una nicchia di giocatori che di anno in anno è diventata sempre più ampia. Il fandom di Final Fantasy, d’altronde, è stato sempre molto ristretto, ma non senza riuscire a costruire delle community molto importanti, basate proprio dall’arrivo di Final Fantasy VII in Europa: fu il primo capitolo a essere pubblicato su PlayStation, la console che più di tutte ha massificato l’esperienza videoludica soprattutto in Italia. Un evento epocale, che permise ai videogiocatori occidentali di conoscere l’epopea che in Giappone stava costruendo Squaresoft, che di lì in avanti riuscì a proporre con ottimi risultati i successivi capitoli di Final Fantasy.

 

Final Fantasy VII Remake

 

Il settimo capitolo, però, a oggi resta un prodotto del quale per anni si è atteso il ritorno: da un lato c’era la necessità di travalicare lo sbarramento iniziale causato dalla mancata localizzazione in italiano del prodotto, dall’altro anche l’aver potuto ritrovare personaggi come Cloud e Sephiroth in tante altre riproposizioni videoludiche, ma anche cinematografiche, come Advent Children, il film che racconta il sequel delle vicende di Midgar. Tra Kingdom Hearts, Ehrgeiz, Dissidia Final Fantasy e i restanti capitoli della Compilation di Final Fantasy VII, i due protagonisti del settimo capitolo della saga giapponese hanno raggiunto i posti più alti della classifica dei personaggi videoludici più amati e apprezzati, a ragion veduta. Il loro ritorno, pertanto, non poteva che diventare uno dei momenti più attesi di questa generazione videoludica. Per questo, per accompagnarvi all’arrivo di Final Fantasy VII Remake, abbiamo deciso di ripercorrere le orme del successo che dopo trent’anni si prepara a essere sicuramente replicato, se non superato.

 

Attenzione: l’articolo contiene spoiler sulla trama: se non avete mai avuto occasione di giocare a Final Fantasy VII, sappiate che proseguire nella lettura significa scoprire un paio di elementi cardine della vicenda, che non viene comunque svelata per intero. 

 

La rivoluzione ecologica dell’AVALANCHE

Il continente orientale ospita la maggior città del pianeta Gaia: si chiama Midgar, governata dalla ShinRa, un’organizzazione che ha installato e gestisce i reattori Mako in diverse zone del continente, ma principalmente costruiti proprio intorno a Midgar. La presenza di tali reattori, in un simbolismo che condanna l’energia nucleare e i danni che arreca anche al nostro pianeta, spinge il gruppo di ecoterroristi chiamato AVALANCHE ad attaccare tali reattori, con l’obiettivo di disattivarli e ridare vita naturale al pianeta. Nella squadra d’assalto troviamo Cloud Strife, un ex SOLDIER, uno dei soldati al servizio del governo, pronto ad affiancare Tifa e Barret, attivisti del gruppo Avalanche. La missione messa a punto dal gruppo terrorista fallisce e Cloud, durante un’esplosione, precipita verso i bassifondi di Midgar, dove ha l’occasione di incontrare per la prima volta Aerith, una giovane fioraia dall’animo candido che confessa di essere l’ultima superstite dei Cetra, un’antica tribù che era riuscita a entrare in contatto completo con il pianeta.

 

 

La ragazza attira immediatamente l’attenzione dei Turks, un corpo speciale della ShinRa, pronti a catturarla e portarla al cospetto del professor Hojo, uno studioso che è convinto di poter raggiungere la Terra Promessa, una landa che produce energia Mako in una quantità talmente alta da superare di gran lunga i reattori posizionati intorno a Midgar. Quella che inizialmente, quindi, sembra una battaglia ecologica e fondata sulla necessità di recuperare l’entità di un pianeta che si sta lentamente deflagrando, si trasforma poi in un’imprevedibile lotta per la vita. Cloud, Barret e Tifa, infatti, dopo aver salvato sia Aerith che Red XIII, un leone in grado di parlare la lingua degli uomini e appartenente alla tribù di Cosmo Canyon, si ritroveranno a dover fronteggiare una minaccia molto più ostica: Sephiroth.

 

Final Fantasy VII Remake

 

L’angelo dall’unica ala

Le dichiarazioni di Yoshinori Kitase, dalle cui mani abbiamo potuto anche assistere a una presentazione del remake di Final Fantasy VII, prima di giocarci nel corso degli scorsi mesi, ci avevano assicurato che il primo disco del Remake si sarebbe fermato non appena usciti dalle mura di Midgar: tale informazione ci avrebbe praticamente impedito di entrare a conoscenza di Sephiroth, di incontrarlo, ma solo di poterne parlare. Eppure i recenti leak ci hanno mostrato la presenza del temuto guerriero dai capelli platino, il che lascerebbe intendere come il famoso flashback ambientato a Nibelheim potrebbe esser stato anticipato o, diversamente, che Sephiroth possa palesarsi dinanzi agli occhi di Cloud prima di quanto accade realmente in Final Fantasy VII. In ogni caso, a prescindere dal momento in cui si collocherà la sua apparizione, è bene ricordare quali sono le caratteristiche di quello che, a oggi, al pari di Kefka Palazzo, è ritenuto essere l’antagonista migliore della saga realizzata da Squaresoft.

Vittima degli esperimenti della ShinRa, Sephiroth nasce come risultato di una serie di esperimenti messi a punto dal professor Hojo, alla ricerca del guerriero perfetto, sfruttando le cellule di Jenova, un mostro arrivato dallo spazio e recuperato nel tempio degli Antichi. Hojo riesce a contaminare l’embrione di Sephiroth quando è ancora nel grembo materno di Lucrecia Crescent, la moglie del professore. Il ragazzo cresce come soldato al servizio della ShinRa, ma durante una visita a Nibelheim, raccontata in un flashback di Cloud, inficiato dalla memoria del ragazzo e pertanto verosimile ma non reale, Sephiroth recupera i diari degli studi di Hojo nella Tenuta ShinRa e scopre la sua vera natura: caricato dalla scoperta della natura di sua madre, Jenova e non Lucrecia, decide quindi di sterminare la razza umana per riconsegnare Gaia al suo legittimo proprietario, ossia l’alieno venuto dallo spazio. Dopo aver bruciato, quindi, tutta Nibelheim, Sephiroth riesce a ottenere poteri straordinari attraverso le radiazioni Mako e inizia il suo personale percorso per diventare la divinità del pianeta e assoggettarlo al suo bisogno, facendosi aiutare dalle Materie, le magie dell’universo di Final Fantasy VII. Starà quindi a Cloud e il gruppo AVALANCHE intervenire per riuscire a fermarle il temibile ex ufficiale d’elite.

 

Final Fantasy VII Remake

 

La morte come esaltazione della vita

Final Fantasy VII partiva da una base filosofica molto più importante di quanto fosse avvenuto con i precedenti capitoli: Squaresoft era abituata a mettere in scena delle vicende sì pregne di pathos, ma comunque mai troppo in grado di affondare i propri piedi nelle disgrazie umane. Il tema del settimo capitolo doveva quindi essere la vita, affrontare quelle problematiche che sono quotidiane e che dovevano essere raccontate anche in un videogioco: per questo la morte viene non solo mostrata, ma anche vissuta, mettendola dinanzi agli occhi dei videogiocatori per la prima volta nella saga, in un modo irreversibile, irrecuperabile. Stanco del modo in cui la morte veniva sempre utilizzata nel medium videoludico, Hironobu Sakaguchi, padre di Final Fantasy, pretese che all’interno dello scenario venisse inserito un personaggio pronto a diventare parte integrante del percorso dalla vita alla morte. L’obiettivo era quello di creare un vuoto nel cuore del giocatore, che dopo aver iniziato la sua avventura con il team dell’AVALANCHE, con un party che si completa subito dopo aver recuperato anche Cid e Yuffie, si ritrova costretto a dover dire addio, per sempre, a uno degli eroi che sta vivendo l’avventura: Aerith.

Yoshinori Kitase, l’autore dello scenario di Final Fantasy VII, insieme a Kazushige Nojima, lo sceneggiatore del settimo capitolo, puntò forte sull’intenzione di creare un vuoto e lasciare al videogiocatore al desiderio di poter tornare indietro e dare molto più spazio e interesse ad Aerith. La morte della ragazza, per mano tra l’altro di Sephiroth, che così assumeva il ruolo di antagonista senza scrupoli, negli anni Novanta rappresentò uno spaccato terribile della cultura videoludica, spingendo il fandom a vivere un vero e proprio lutto. Kitase e Nojima misero in piedi una scena in grado di trasmettere realismo, anche a fronte della grande velocità e ineluttabilità della vicenda, che aveva spinto Sephiroth a infilzarla dall’alto, in uno dei momenti che probabilmente sarà maggiormente esaltato dal remake, che ci permetterà di vivere il tutto con un pathos e una potenza di gran lunga più tagliente.

 

Final Fantasy VII Remake

 

La delicatezza dei sentimenti e del mercato

La morte di Aerith, all’interno del triangolo amoroso costruito con Tifa e Cloud, non permette all’altra ragazza di ottenere la vittoria. Anzi, aumenta l’accortezza nei confronti del rapporto che vige a quel punto tra l’ex soldier e la ragazza di Nibheleim: diventa tutto estremamente delicato, complesso. Nel frattempo, però, gli equilibri non vennero scossi solo per Tifa e Cloud: tutti gli altri protagonisti della vicenda avevano dalla loro un dramma da vivere e da condividere, come è sempre stato per l’intera saga di Final Fantasy. Basti pensare anche ai protagonisti del nono capitolo o quelli del decimo: ognuno aveva dentro di sé un forte dolore con il quale riuscire a convivere nell’intimità. Tra Nanaki, la vera identità di Red XIII, e lo stesso Sephiroth, un antagonista mosso da una scossa interiorità e dal dramma di non conoscere la sua realtà identità. Final Fantasy VII ebbe anche la forza di offrire un livello di dettaglio 3D superiore ai precedenti capitoli, così da poter permettere anche la creazione di un merchandising riconoscibile, con tutti i personaggi riprodotti in action figures che a oggi corredano le mensole e le bacheche di moltissimi dei fan della saga.

La colonna sonora, invece, permise a tantissimi fan occidentali di conoscere anche il maestro Nobuo Uematsu, compositore dei temi principali e delle intere colonne sonore della saga fino a Final Fantasy XI, un musicista che ha saputo affiancare al sentimento portante dei vari capitoli di Final Fantasy delle toccanti melodie, che col settimo capitolo culminarono con la One Winged Angel. Il tema di Sephiroth venne composto realizzando un’ennesima prima volta per la saga, che riceveva la prima melodia con un testo cantato ad accompagnarla: fu un esperimento di grandissimo successo, che portò Uematsu a ispirarsi a Psycho di Alfred Hitchcock e a fondere la musica classica di Igor Stravinskij (con chiari riferimenti a La Sagra della Primavera ripresa anche da Walt Disney in Fantasia) al rock di Jimi Hendrix. Fu un puzzle perfetto, che venne poi unito dal testo della One Winged Angel, palesemente ispirato ai Carmina Burana: due versi citavano esattamente due importanti composizioni delle opere di Carl Orff (“Aestuans Interius” e “Veni Veni Venias”) e resero il tema principale di Sephiroth solenne e quasi spaventoso. Lo stesso Nobuo Uematsu ha più volte confermato che durante i concerti – e sfidiamo a dire il contrario – quando il pubblico sente le prime note della One Winged Angel reagisce meglio di quanto fatto fino a quel momento.

 

Final Fantasy VII Remake

 

 

Final Fantasy VII ha rappresentato un passaggio epocale all’interno della saga di Squaresoft, un momento topico che meriterebbe maggior respiro e un’analisi ancora più approfondita, ma per evitare di rovinare ai neofiti del titolo e a chi attende con aria di novità e di curiosità il Remake, ci fermeremo col fornire questi dettagli già abbastanza intensi e complessi, ma che rappresentano un primo passo di avvicinamento a quello che vi racconteremo nelle prossime settimane su Final Fantasy VII Remake.

 

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