Per coloro che non lo sapessero, tra i titoli scaricabili gratuitamente dagli abbonati al PlayStation Plus nel mese di febbraio è disponibile finalmente Bioshock: The Collection, ovvero la trilogia dedicata alle cittadine di Rapture e di Columbia.

Nata dalla mente di Ken Levine, la saga di Bioshock è uno di quei rari prodotti che possono essere analizzati sotto moltissimi punti di vista, trattando tematiche profonde attraverso un linguaggio popolare come quello dei videogames, senza dimenticarsi ovviamente del comparto ludico. Comparto ludico che, in tutti e tre gli episodi della serie, è riuscito a regalare momenti di rara intensità, intrattenendo i giocatori di tutto il mondo ed elevando il franchise a vero e proprio must have.

 

 

Oggi, però, non siamo qui per raccontarvi le gesta dei suoi protagonisti o per portare in evidenza la straordinaria filosofia di ogni singolo episodio del brand, ma per puntare i riflettori su quello che, probabilmente, è considerato all’unanimità come il simbolo di Bioshock: il Big Daddy. Senza entrare nel dettaglio per evitare di rovinare l’esperienza a coloro che non hanno ancora intrapreso la via per gli abissi di Rapture, vi basti sapere che il Big Daddy è uno dei nemici più iconici che potrete trovare nella serie, ma che, ovviamente, nasconde uno spessore maggiore rispetto a quanto si possa pensare. Uno spessore che ci è sembrato potesse risultare valido per l’appuntamento di questa settimana di Vite Digitali, la rubrica domenicale che analizza emotivamente i principali personaggi dell’industria videoludica.

Quali sono, quindi, le motivazioni che muovono questa gigantesca creatura? Qual è il suo scopo e perché non possiamo far altro che provare una sorta di empatia nei suoi confronti?

Come ben sapranno coloro che hanno giocato al primo Bioshock, uscito nell’ormai lontano 2007, i Big Daddy sono composti da enormi tute da palombaro che vivono con il solo scopo di accompagnare le entità note come Sorelline nella loro quotidiana ricerca di ADAM. L’ADAM in questione non è però una persona, bensì una sostanza in grado di riscrivere il materiale genetico ed è l’elemento attorno al quale si sviluppa tutta la trama di Bioshock. Una volta che il giocatore si avvicinerà a una di queste Sorelline, potrà decidere se guadagnarne una quantità maggiore, prosciugandole, o se lasciarle andare a discapito della perdita di una buona parte di ADAM. Qualsiasi sia la decisione che prenderemo, dovremo prima avere a che fare con i diversi modelli di Big Daddy, decisi a fare qualsiasi cosa pur di tenere le nostre mani lontane dalle loro bambine.

 

 

Il rapporto malato che è alla base delle dinamiche tra Sorellina e Big Daddy è, senza dubbio, uno degli elementi più affascinanti dell’intera opera targata 2K Boston. Le due creature, infatti, vivono in uno stato di simbiosi condivisa, che però viene mascherata da un ben più normale rapporto padre-figlia. Se questa “convivenza” nasconda dei frammenti di anima da parte dei due cacciatori di ADAM, non saremo certo noi a dirvelo, ma è innegabile come la totale dissonanza visiva tra le Sorelline e i Big Daddies riesca ad affascinare il giocatore d’oggi come quello di più di dieci anni fa.

La mole del mostro, avvolto nella sua tuta da palombaro, confrontata con la delicatezza delle bambine dagli occhi rossi trasmette una serie di vibrazioni in pieno stile “La Bella e la Bestia”. Il problema, però, è che la Bestie sono proprio le Sorelline, che nella loro delicatezza compiono le azioni più efferate, mentre il gigantesco Big Daddy si limiterà a ignorarci sino a quando non decideremo d’ingaggiarlo in combattimento. A contribuire alla caratterizzazione ambigua dell’enorme creatura di metallo è anche il suono che emette per comunicare, del tutto simile a un canto di balena. Ulteriore prova della sua natura ipoteticamente pacifica, si tratta di un verso che non riesce a suscitare odio nel giocatore, ma una qualche sorta di compassione per la natura tormentata della guardia del corpo delle piccole Sorelline.

Passano gli anni, ma il carisma del Big Daddy non accenna a diminuire. Ci auguriamo, quindi, che con l’arrivo della trilogia di Bioshock tra i titoli del PlayStation Plus di febbraio siano in molti a recuperare quelli che, innegabilmente, sono tre titoli imprescindibili per ogni fan dell’industria videoludica che si rispetti. Giocare per credere.

 

Bioshock