Disponibile ufficialmente da quattro giorni, Final Fantasy VII Remake continua a conquistare nuovi consensi, anche da parte di coloro che, inizialmente, si erano detti poco convinti del ritorno in scena di un capitolo della storia videoludica tanto importante. Come abbiamo più volte ribadito nella nostra recensione, che potete trovare cliccando qui, la nuova opera di Nomura e Hamaguchi non va minimamente sovrapposta al titolo del 1997, ma va piuttosto ad affiancarcisi, in quanto in possesso di un’anima totalmente differente.

Questo concetto è applicabile anche al tanto criticato diciottesimo capitolo, che ha saputo dividere in due il pubblico e la critica, creando un vero spartiacque tra le due parti.

All’interno di questo articolo, andremo oggi a dirvi la nostra e a tentare di dare un’interpretazione al lavoro di Nomura e Hamaguchi, nella speranza possa risultare fonte di riflessione per tutti coloro che sono arrivati al termine delle avventure di Cloud confusi e sconvolti. Ovviamente, nel caso il titolo non fosse stato abbastanza chiaro e il banner abbastanza ridondante, stiamo per fare pesanti spoiler sul finale del gioco, rivelando alcuni tra i colpi di scena principali della produzione Square Enix.

Per questo motivo, se non avete ancora finito la vostra prima run di Final Fantasy VII Remake, vi invitiamo a distogliere lo sguardo a partire da ora, per tornare a leggere questo speciale solamente a gioco completato.

 

Final Fantasy VII Remake

 

Partiamo dal motore di questo finale completamente spiazzante: i Numen (o Whispers, in inglese). Con un colpo di scena in grado di rovesciare il punto di vista di tutto il racconto, le misteriose creature che potete vedere anche nell’immagine qui sopra si rivelano essere una sorta di “Custodi del Destino e del Tempo”, una Forza Eterea con il solo scopo di garantire il normale svolgersi degli eventi. Questo è il motivo per cui, nel corso dell’avventura, i Numen entrano in scena esattamente quando la storyline del Final Fantasy VII che conosciamo tutti sta per subire importanti modifiche. Personaggi che non devono morire e altri per i quali è giunta la propria ora, incontri necessari per il proseguo della trama e situazioni che, per quanto spiacevoli, sono destinate ad avvenire: tutti questi momenti sono sorvegliati dai Numen, chiamati a mantenere l’ordine e a evitare il caos.

 

 

Convinti da Sephiroth a combattere contro un destino che, evidentemente, sembra intenzionato a portare Midgar sull’orlo del collasso, Cloud, Tifa, Barret, Aerith e Red XIII si scontrano quindi con la personificazione del Fato, riuscendo ad avere la meglio. Una volta rimossi i Numen dalla scacchiera, le avventure dei nostri eroi sono ora libere da qualsiasi sentiero tracciato e, per fare un esempio di stampo metanarrativo, non sono più obbligate a seguire quanto scritto dai narrative designer dell’opera datata 1997. Ci troviamo, a questo punto, in quella che sembra essere una Timeline alternativa del mondo di Final Fantasy VII, dove il futuro non è più prevedibile, ma incerto. Incerto come solo la vita sa essere.

Questo significa che i prossimi episodi di questa serie saranno completamente differenti da quanto visto in passato?

No, il futuro di Cloud e dei suoi compagni non sarà, per forza, diverso da quanto già sperimentato 23 anni fa, ma non esiste più la certezza che le cose andranno esattamente nello stesso modo. Si tratta di una scelta molto furba da parte degli sviluppatori per districarsi da alcune situazioni presenti nel capitolo originale, ma che garantisce loro di comportarsi con maggior libertà e sperimentazione.

 

 

Sarà quindi un viaggio interessante da seguire?

Questo non lo sappiamo e non lo sapremo sino a quando non avremo tra le mani il secondo capitolo di questa saga. Una saga che ha improvvisamente smesso di essere prevedibile, abbracciando a piene mani quanto affermato da Kitase negli scorsi mesi. Il director dell’opera del ’97 e producer di questa nuova avventura, infatti, ha sempre insistito sul fatto che Final Fantasy VII Remake non sia, a tutti gli effetti, un remake, ma piuttosto una re-immaginazione del titolo uscito sulla prima PlayStation.

Riguardo al motivo per il quale, comunque, sulla cover del disco sia presente la parola remake, non possiamo dare risposte ben definite, ma è probabile che gli sviluppatori volessero puntare sul colpo di scena finale, piuttosto che anticipare le loro intenzioni sin da subito. Un colpo di scena finale che, come già detto, può dividere e che lascia numerose domande alle quali rispondere.

Perché Sephiroth sembra conoscere il proprio destino? Che si tratti di un Sephrioth proveniente da un’altra linea temporale? Questo spiegherebbe, in effetti, il design molto vicino a quello di Final Fantasy VII: Advent Children, con tanto di singola ala nera, ma al momento non abbiamo una risposta ufficiale.

Zack è davvero vivo, in un’altra dimensione? Dopotutto, nel filmato finale, vediamo come in un’altra linea temporale il mentore di Cloud sembri essere sopravvissuto ai tragici eventi di Final Fantasy VII: Crisis Core. Anche in questo caso, però, potrebbe essere tutto smentito nel prossimo capitolo, dato che vediamo Zack condurre il proprio “allievo” sul dirupo in direzione di Midgar: una location molto simile a quella della sua morte.

Vi ricordiamo, infatti, che nel titolo per PSP Zack non viene ucciso dal gruppo di soldati che lo assaltano in massa, ma da tre uomini che, raggiunto il SOLDIER dopo un momento di stacco registico, pongono fine alla sua vita. Una fine anche evidenziata dalla pioggia che cade, cosa che, nel finale di Final Fantasy VII Remake, accade dopo che Aerith e Zack percepiscono la propria presenza reciproca attraverso le dimensioni. Una situazione, insomma, che lascia spazio a troppe teorie e a nessuna soluzione affidabile.

 

Final Fantasy VII Remake

 

Come avrete capito, l’ultima opera targata Square presenta un finale estremamente complesso e dal potenziale pressoché sconfinato. Quel che è certo, comunque, è che tutte queste informazioni arrivano un po’ troppo rapidamente, lasciando frastornato il giocatore che riuscirà ad assorbire gli eventi solo con il passare dei giorni.

Capiamo, quindi, che possa trattarsi di una scelta narrativa in grado di dividere il pubblico, ma che non necessariamente lascia presagire qualcosa di brutto. Dopotutto, come abbiamo già ribadito all’inizio di questo articolo, si tratta di un prodotto che va ad affiancarsi all’opera originale, senza sovrapposizioni di alcun tipo.

Se siete tanto affezionati al Final Fantasy VII del 1997, dopotutto, lo potete scaricare per poco più di 10€ dal PlayStation Store.