Nel corso della nostra frenetica vita da videogiocatori, in costante equilibrio tra un Final Fantasy VII Remake e un The Last of Us Part II, la presenza di opere come Flower può quasi essere definita come “salutare”.

Passiamo le nostre giornate ad attendere titoli Tripla A e a bramare l’arrivo di una qualsiasi Remastered proveniente dal nostro passato. Se ci ragioniamo, effettivamente, il mercato dei videogames non si discosta poi molto da quello cinematografico, dove possiamo trovare un calo di idee che spinge le major a investire sui facili incassi dati dai blockbuster e sulla trasposizione di storie provenienti da altri media.

Ovviamente stiamo generalizzando, visto che esistono ed esisteranno sempre piccole realtà che decidono e decideranno di andare controcorrente, immettendo nel settore piccole perle, che spesso, purtroppo, vengono date in pasto ai porci. Molto spesso, infatti, si tratta di opere che difficilmente potranno incassare grandi cifre economiche, ma che, nonostante ciò, esistono comunque e ci permettono di respirare a pieni polmoni un’aria del tutto nuova. Un’aria di innovazione. Un’aria di libertà.

 

 

Tra le numerose, piccole, aziende coraggiose che si stagliano contro un mercato ormai ridondante, oggi abbiamo deciso di parlare di Thatgamecompany. Nata da due studenti della University of Southern California, questa piccola software house fu subito adocchiata da Sony che decise di prenderla sotto la propria ala protettrice.

Siamo certi che molti di voi possano conoscere questo team da Journey, uscito nel 2012 su PlayStation 3 e largamente apprezzato da tutto il mondo nonostante il suo stile intimo e, potenzialmente, di nicchia. Oggi, però, non vogliamo parlarvi del principale successo di Thatgamecompany, ma di Flower, seconda opera realizzata dal duo californiano che, nel 2009, riuscì a dividere nettamente il pubblico.

Proprio per uscire dagli schemi imposti dai grandi titoli, abbiamo deciso di ospitare il protagonista di Flower all’interno di Vite Digitali, la rubrica domenicale dedicata ai principali personaggi dell’industria videoludica. Il tutto, anche se in questo caso non ci sarebbe bisogno di specificarlo, senza il benché minimo spoiler.

Ma chi è il protagonista di Flower?

Una volta stretto il pad in mano (va bene anche un Dualshock 4, dato che è stato realizzato anche un porting per l’attuale console Sony) ci troveremo a vestire “i panni” di un petalo di fiore, sospeso dal vento. Esatto, avete capito bene! Scordatevi eroi valorosi e caratterizzazioni psicologiche complesse. In Flower interpreteremo un fiore che, tra le correnti d’aria, dovrà unirsi ad altri propri simili per formare una splendida brezza primaverile.

 

 

Pur non essendoci una vera e propria trama di fondo, il titolo Thatgamecompany ci accompagna attraverso una serie di livelli differenti, utilizzando come hub centrale un balcone di quello che possiamo immaginare essere un condominio di città. In Flower, la pioggia che batte fuori dalla finestra, il grigio come palette cromatica principale e il suono del traffico urbano fanno più rumore di qualsiasi sparatoria in GTA V. Attraverso una sorta di ricordo proveniente dalle piante sul balcone, quindi, vivremo quelli che possono essere visti come sogni da parte della natura. Una natura che, nonostante fatichi a crescere in città, ha bisogno di ritagliarsi il proprio spazio e di allungare le proprie verdi dita.

Accompagnati dalla splendida colonna sonora di Vincent Diamante (professore dei due studenti californiani), il giocatore si troverà a vivere un’esperienza sensoriale. Un’esperienza che, se giocata con delle cuffie, verrà ulteriormente amplificata e che saprà trasmettere una sensazione di pace e libertà come di raro accade in questo settore.

Ci rendiamo conto che questi discorsi possano apparire un po’ “hippie”, ma fidatevi quando vi diciamo che Flower, più che un gioco vero e proprio, è una terapia. Prendere fiato, nel bel mezzo di questo settore così frenetico e costantemente rivolto al futuro, non può che fare bene. Dopotutto, anche se il marketing delle aziende ci vuole costantemente attenti ai titoli che verranno, talvolta è anche bello voltarsi indietro, per scoprire qualcosa di nuovo dal proprio passato.

Vi sentite oppressi e, soprattutto in questo periodo, sentite il bisogno di uscire e respirare a pieni polmoni il mondo che c’è lì fuori? Interpretare un piccolo petalo di fiore in Flower potrebbe essere la boccata d’ossigeno al sapore di libertà che stavate aspettando da tempo.