Titoli come Legacy of Kain: Soul Reaver, se giocati in corrispondenza del proprio periodo di uscita, hanno la straordinaria capacità d’infiltrarsi sottopelle, per poi rimanere ancorati con le unghie e con i denti alla memoria e al passato degli utenti. È vero: talvolta capita che l’effetto nostalgia prevalga su qualsiasi ragionamento logico, permettendoci di ricordare con piacere alcune opere oggettivamente non eccelse.

Non è il caso, però, dell’action-adventure targato Crystal Dynamics, che nel 1999 è riuscito a compiacere pubblico e critica grazie non solo a un gameplay carismatico e accattivante, ma anche a un comparto narrativo di tutto rispetto.

La storica faida tra Raziel e Kain, iniziata ufficialmente nel capitolo intitolato “Soul Reaver”, ma che ha origini sin dal precedente “Blood Omen 2”, ha tenuto col fiato sospeso numerosi giocatori per diversi anni. Gli intrecci di trama, i viaggi nel tempo, le dimensioni multiple e una sceneggiatura in grado di chiudere i vari episodi della serie con un ottimo cliffhanger, infatti, sono la chiara dimostrazione artistica della maturità raggiunta dal team americano.

Un vero peccato che, nonostante la grande richiesta da parte del pubblico, la software house non si sia ancora decisa a rimettere mano al brand, cercando di trasportarlo nel presente videoludico. Legacy of Kain: Defiance è certamente riuscito a chiudere gran parte delle trame lasciate in sospeso, ma siamo certi che il pittoresco universo narrativo di Nosgoth sia in grado di fornire ai narrative designer materiale sufficiente per un nuovo capitolo della serie. Ammettiamo, inoltre, che non ci dispiacerebbe nemmeno l’idea di mettere le mani su un remake del primo, storico, titolo, per potere vivere nuovamente la caduta e la rinascita di Raziel.

 

 

Nella speranza che qualcuno si decida prima o poi a riportare in vita questa saga, abbiamo deciso di ospitare nell’episodio di questa settimana di Vite Digitali proprio il carismatico protagonista dei primi due Soul Reaver. Per chi ancora non lo sapesse, Vite Digitali è la nostra rubrica domenicale dedicata ai principali personaggi dell’industria videoludica, che punta a far scoprire (o riscoprire) eroi e antieroi in grado di coinvolgere emotivamente il giocatore. Prevedendo che non tutti i lettori di questo articolo abbiano avuto occasione di giocare al titolo nel 1999, specifichiamo come nelle prossime righe non ci siano spoiler di alcun tipo. Insomma: se volete scoprire il destino dei protagonisti della saga di Legacy of Kain, recuperate una PlayStation o accedete a Steam per vivere l’avventura in prima persona, senza che sia un sito specializzato a rovinarvi l’esperienza con qualche inutile anticipazione.

Ma quindi, chi è Raziel? E perché dovremmo voler seguire la sua storia?

Raziel era un splendido vampiro, caratterizzato dai lunghi capelli e da un aspetto chiaramente nobiliare. Fedele a Kain per oltre 1000 anni, Raziel fu il primo della sua stirpe a mutare e a veder comparire sulla propria schiena un maestoso paio d’ali. Una caratteristica che gli altri membri del Consiglio di Nosgoth non videro però di buon occhio. Sopraffatti dalla gelosia, Kain e i suoi fratelli strapparono le ali al giovane vampiro e gettarono il suo corpo nell’Abisso, un luogo di morte dal quale non sarebbe mai potuto tornare.

 

 

Raziel, però, non morì quel giorno, ma la acque dell’Abisso cambiarono per sempre la sua natura. La carne venne strappata dal suo corpo, lasciando scoperti i muscoli sottostanti, e la mandibola di Raziel si sciolse definitivamente, obbligando il vampiro a indossare una sciarpa per nascondere il suo volto distrutto. Cosa ben più importante, però, fu che Raziel mutò in qualcosa di diverso: una creatura non più attratta dal sangue delle sue vittime, ma dalle loro anime. Aiutato dal misterioso Dio Anziano e guidato da un odio implacabile, ha quindi inizio il viaggio di Raziel per vendicarsi di Kain e di tutti coloro che contribuirono alla sua caduta.

Il fascino del protagonista di Legacy of Kain: Soul Reaver sta proprio nella sua sorte ingiusta e nella sua conseguente fame di anime e di vendetta. Impossibile non parteggiare per un personaggio che, per la sua diversità, ha subito il pregiudizio di una casta spocchiosa e invidiosa. Un tentato omicidio ingiustificato che, come se non bastasse, si sporca ancora di più con l’oltraggio della deturpazione del corpo della vittima. Quelle ali strappate, infatti, sono il simbolo della vita precedente di Raziel. Una vita che il vampiro di anime non intende certo recuperare e che, anzi, sembra voler dimenticare del tutto, cancellando qualsiasi cosa appartenga al proprio passato.

 

 

La fame di vendetta di Raziel è senza dubbio la sua caratteristica psicologica principale, che ci porta, a 21 anni di distanza dall’uscita, a desiderare nuovamente di poter aiutare il vampiro nella sua giusta missione. Perché tutti, almeno una volta nella vita, siamo stati delle vittime e tutti, inevitabilmente, abbiamo desiderato vendicarci nei confronti di chi ci ha attaccati ingiustamente. Dopotutto, nonostante la natura nobile ed elitaria tipica delle creatura della notte, anche per Raziel è impossibile trascurare il proprio lato umano e istintivo.