Gli anni passano, nuove IP vengono annunciate e anche alcuni titoli definiti vaporware riescono a venire alla luce, ma l’attesa di un nuovo Prince of Persia sembra destinata a durare ancora a lungo. Non passa conferenza Ubisoft, infatti, senza la speranza di poter tornare a correre sui muri, rallentare il tempo e affrontare un viaggio da fiaba dove action e platforming si mescolino alla perfezione. Una speranza che talvolta viene anche supportata dagli immancabili rumor, che non fanno altro che gettare benzina sul fuoco del desiderio.

Come ben sapranno gli appassionati della saga del Principe, dopo la splendida trilogia di due generazioni videoludiche fa e il mediocre spin-off uscito per PlayStation 3, Xbox 360 e PC, la serie ha tentato di prendere una nuova direzione nel 2008.

Dodici anni fa, Ubisoft Montreal ha pubblicato il reboot del franchise noto con il semplice nome di Prince of Persia. Il titolo è stato accolto calorosamente dalla critica, che ne ha apprezzato l’atmosfera, le sezioni platforming e alcune meccaniche particolarmente innovative. Peccato che il pubblico, però, non sia stato altrettanto generoso e, nonostante il titolo sia stato amato da molti, gli incassi non siano stati abbastanza alti da mettere in produzione il secondo e il terzo capitolo di questa nuova trilogia.

 

 

Inutile dire che, per un’opera dal finale tanto aperto, l’assenza di una degna conclusione non può che minare alle basi l’intera produzione, impedendole di venire apprezzata del tutto anche negli anni successivi. Si tratta di un’insoddisfazione che in questo specifico caso viene ulteriormente ampliata dalla cura nella narrativa riposta dagli sviluppatori. Il Prince of Persia del 2008, infatti, offre non solo una storia fiabesca e affascinante, ma, soprattutto, personaggi estremamente caratterizzati e dialoghi tanto ben scritti, quanto ben interpretati.

Il nuovo Principe è un protagonista carismatico, divertente, dal passato misterioso e dall’innegabile fascino. Una serie di elementi psicologici che ci hanno permesso di affezionarci indissolubilmente al suo personaggio, riservandogli un posto speciale all’interno del nostro cuore. Ecco perché abbiamo deciso di ospitare l’eroe del Prince of Persia del 2008 all’interno dell’episodio di questa settimana di Vite Digitali.

 

 

Per chi non lo sapesse, Vite Digitali è la rubrica domenicale che mette in evidenzia i personaggi videoludici e il loro impatto emotivo sul pubblico. Un tributo a eroi del presente e del passato che, per un motivo o per l’altro, non possiamo assolutamente dimenticare. Il tutto, ovviamente, senza il benché minimo spoiler, in modo che i videogiocatori possano recuperare il titolo in analisi e goderselo appieno.

Ma quali sono le origini del nuovo Principe di Persia?

Per prima cosa, segnaliamo come, a differenza del personaggio utilizzato dal giocatore nella quadrilogia delle Sabbie del Tempo, il nostro eroe sia “principe” solamente di nome, ma non di fatto. In seguito all’incontro con una ragazza spaventata di nome Elika, il protagonista del titolo del 2008 si trova coinvolto nella liberazione di Ahriman, il terribile dio delle tenebre. Prima che la venefica divinità si diffonda su tutto il regno, il Principe sarà quindi costretto a purificare alcune specifiche aree, in modo da impedire la proliferazione della Corruzione.

Come già accennato, il protagonista di questo episodio di Prince of Persia è un personaggio carismatico e irriverente. Un eroe che non vorrebbe essere definito tale e che avrebbe preferito continuare a viaggiare con la sua asina, Farah, piuttosto che venire coinvolto in qualsiasi epica avventura. Proprio nella sua natura cinica e in perfetta contrapposizione con lo stereotipo di “eroe” sta il fascino del nuovo Principe, che in questo modo risulta perfettamente coerente con la narrativa proposta da Ubisoft Montreal.

 

 

Nonostante la software house francese abbia tentato di mettere una pezza al finale con un DLC (Prince of Persia: Epilogue), il titolo rimane privo di una conclusione, come già accennato in precedenza. A distanza di 12 anni dall’uscita è ormai improbabile che gli sviluppatori decidano di portare avanti questa storyline e, nel caso un nuovo capitolo del franchise dovesse venire alla luce, si tratterebbe probabilmente di un reboot.

Ecco che, quindi, Prince of Persia (2008) è una piccola gemma videoludica destinata a cadere nell’oblio, vista anche la scelta dell’azienda di non investire in una remastered per le console di attuale generazione. Una fiaba meravigliosa che potrà vivere un finale solamente nei nostri sogni. Una triste conclusione che fa riflettere sul mercato del gaming, abituato a prodotti sempre più simili tra loro e talvolta incapace di dare il giusto spessore a opere videoludiche più particolari.