L’Ellie di The Last of Us: Il Sogno Americano è una giovanissima ragazza consapevole di ciò che il mondo ha perso dopo l’epidemia dei Cordyceps, ma del tutto ignara degli innumerevoli orrori che l’attendono già molto prima di incontrare Joel e di partire alla volta di Salt Lake City.

Finalmente pubblicato anche nel nostro paese da Editoriale Cosmo, a quasi sette anni dalla sua originaria pubblicazione negli Stati Uniti e a pochi giorni di distanza dall’esordio di The Last of Us Part II, si tratta di un fumetto di un centinaio di pagine indirizzato esclusivamente ai fan della prima ora del brand di Sony, attratti dall’idea di conoscere il passato più remoto, almeno quello esplorato fin ora, della protagonista di entrambi i capitoli videoludici.

Sebbene l’incipit non possa definirsi in medias res, l’intreccio non fa alcun passo in direzione dei neofiti, privi di qualsiasi appiglio utile per orientarsi in un mondo post-apocalittico fondamentalmente incomprensibile per chi non fosse già a conoscenza delle premesse necessarie per capire i perché, il quando, il come.

Può ritenersi un limite, certo, ma in realtà è un compromesso più che necessario per rispettare quella coerenza narrativa forte, a tratti soffocante, che sorregge, caratterizza e rende tanto credibili i videogiochi a cui The Last of Us: Il Sogno Americano si rifà direttamente.

In particolar modo, l’episodio a cui fare riferimento è Left Behind, espansione dell’originale pubblicato su PlayStation 3. Il fumetto, difatti, mostra il primo incontro tra Ellie e Riley, un’amicizia segnata immediatamente dall’evento drammatico che rappresenta il fulcro del racconto, e di cui non vi anticiperemo nulla.

The Last of Us Il Sogno Americano foto

 

Frutto degli sforzi congiunti della disegnatrice Faith Erin Hicks (Zombies Calling e Friends with Boys) e dello stesso Neil Druckmann, creative director e demiurgo del brand, l’opera può ritenersi interessante per quanto poco graffiante, attraente agli occhi del fan più per la possibilità di reimmergersi nelle atmosfere di The Last of Us che per la qualità del racconto.

A ben vedere, l’art design scelto dalla disegnatrice, rispettoso degli stilemi che l’hanno resa celebre, non si sposa alla perfezione con il mood del franchise e, a dirla tutta, nemmeno con quella del fumetto in sé. Il tratto da cartoon potrebbe anche rimandare all’idea di un Ellie ancora non del tutto disillusa, capace di viaggiare con l’immaginazione in luoghi e tempi più lieti, cosa che effettivamente fa in un paio di occasioni, ma si allontana troppo bruscamente dall’estetica dei videogiochi. Ciò che è peggio, riduce al minimo i dettagli degli scenari, limita l’espressività dei personaggi, tradendo nel profondo lo spirito, i cardini che sorreggono, pur su un altro media questo è certo, il brand.

The Last of Us: Il Sogno Americano palesa un conflitto radicato e connaturato. Taglia fuori chi non conosce la saga, proponendo una storia comprensibile solo a patto di aver giocato almeno ad uno dei due videogiochi; disorienta il fan di lunga data con uno stile grafico concettualmente agli antipodi rispetto a quanto si aspetterebbe.

Va meglio, fortunatamente, dal punto di vista narrativo. Soprattutto considerando Left Behind, come già anticipato, si comprendono più facilmente certe reazioni e certi dialoghi tra Ellie e Riley, segnate dall’evento che le coinvolgerà in prima persona durante la ricerca delle Luci narrata nel fumetto. Neil Druckmann è riuscito a tradurre su carta la narrazione priva di fronzoli e brusca a cui siamo stati abituati pad alla mano. Non c’è tempo per la retorica, né per monologhi ben preparati. L’azione ha il sopravvento e, anche quando i dialoghi occupano buona parte delle vignette, bisogna leggere tra le righe, intuire il non detto per comprendere appieno motivazioni e sentimenti dei personaggi.

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Per quanto interessante, tuttavia, la vicenda è esplorata con fin troppa fretta, con un epilogo che non concede alcuna distensione dopo il climax consumatosi appena un paio di pagine prima.

L’intenzione di proporre qualcosa di lievemente diverso, soprattutto sul profilo visivo, non va del tutto mortificato e criticato. Come prima escursione della saga nel mondo dei fumetti, comunque, era lecito aspettarsi qualcosa di più. Senza nulla togliere al talento di Faith Erin Hicks, lo stile visivo proposto non può ritenersi la scelta più felice per un prodotto che se avesse voluto coinvolgere nuovo pubblico, puntando per l’appunto su un look differente, avrebbe dovuto concedere ben più informazioni e dettagli sull’universo immaginifico del brand.

The Last of Us: Il Sogno Americano non potrà comunque mancare nella collezione dei fan della produzione di Naughty Dog. Scoprire l’origine dell’amicizia tra Ellie e Riley è di per sé un motivo sufficientemente valido per recuperare il volume. Non è imperdibile, beninteso, ma aiuterà sicuramente gli appassionati a conoscere ancora meglio i personaggi tanto amati sullo schermo di casa.