Nonostante Game Freak sembri poco intenzionata a rivoluzionare la propria serie principale, concentrando piuttosto le forze su nuovi spin-off, i Pokémon sono sempre stati un perfetto connubio tra avventura e videogames. Quasi tutti coloro che possedevano un Game Boy negli anni Novanta hanno provato almeno una volta l’esperienza di scegliere uno dei tre starter di Pokémon Rosso e Pokémon Blu, per partire a esplorare la magnifica regione di Kanto.

Un viaggio che poteva avvenire seduti su una sedia, sotto le coperte, in bagno o in macchina, di ritorno da una vacanza con la famiglia, nel tentativo di vedere lo schermo della console Nintendo tra la luce di un lampione e l’altro. La magia di portare l’avventura con sé e di poterla continuare ovunque si decidesse di andare è stato certamente uno dei punti di forza della produzione, che è riuscita a trasmettere una sensazione di libertà sia dentro che fuori dal gioco in questione. Si tratta di una sorta di fusione tra il mondo reale e quello digitale che è stata replicata sia da Pokémon GO, per quanto riguarda il brand, che da Nintendo Switch, per quanto riguarda la software house nipponica.

 

 

Questo desiderio di libertà e di “voglio andare dove mi va” è un elemento che contraddistingue anche gli ultimi titoli della serie principale dedicata alle creature collezionabili. Esplorare un mondo vasto e affascinante, infatti, è divertente oggi come nel 1996, nonostante una certa mancanza d’idee per quanto riguarda alcune meccaniche di gioco. Meccaniche che, comunque, non vanno a danneggiare irrimediabilmente la saga, che mantiene il suo fascino e rimane un prodotto senza rivali all’interno del mercato videoludico.

Ma cosa sarebbe stato Pokémon Rosso e Blu senza il suo protagonista? Si tratta di un semplice avatar del giocatore, oppure dietro il protagonista dei primi capitoli della serie si nasconde qualcosa di più?

Con queste due domande bene in testa, abbiamo deciso di ospitare all’interno dell’episodio di questa settimana di Vite Digitali il Campione di Biancavilla: Rosso. Per chi ancora non lo sapesse, Vite Digitali è la rubrica domenicale dedicata ai principali personaggi dell’industria dei videogames e al loro impatto emotivo sul pubblico di videogiocatori. Ma non perdiamo tempo e veniamo subito a noi!

 

 

Lo mettiamo in chiaro sin da subito: il comparto narrativo di Pokémon Rosso e Pokémon Blu non è certo tra i più complessi e stratificati, ma riesce comunque a far vivere all’utente un’avventura dai toni spensierati e divertenti. Il protagonista dei primi giochi della serie, infatti, non è particolarmente caratterizzato e spesso può essere confuso con una “semplice” trasposizione del giocatore. Con il proseguire della saga, però, la figura di Rosso è andata lentamente a delinearsi, diventando sempre più iconica.

Partito insieme al suo fidato Pokémon all’età di undici anni, il nostro taciturno protagonista ha come scopo quello di conquistare tutte le Medaglie delle Palestre e divenire il più grande allenatore di tutti i tempi. Nel corso del suo viaggio, Rosso si troverà coinvolto nella lotta contro una banda di criminali nota come Team Rocket e vivrà un’avventura che lo porterà a sfidare i potentissimi Superquattro. Le sue gesta saranno ricordate per lungo tempo e il ragazzo farà il suo ritorno anche in alcuni capitoli successivi della serie, dimostrando di essere cresciuto non solo in età, ma anche in bravura.

 

 

Col passare degli anni, insomma, Rosso è diventato il simbolo del giocatore degli anni Novanta, che si trova invecchiato, ma non per questo privo di quello sguardo di meraviglia che contraddistingue i giocatori di Pokémon. Uno sguardo temprato da numerose avventure e dalla continua ricerca di una perfezione che, sia essa per la cattura di tutte le creature collezionabili o legata al comparto competitivo del titolo, sembra destinata a non finire mai.

Ecco che, quindi, il protagonista di Pokémon Rosso e Pokémon Blu rappresenta una sorta di via di mezzo. Una comunicazione tra gioco e giocatore che non solo permette all’utente d’immedesimarsi, ma che mantiene una funzione narrativa, ripresa poi anche dai capitoli successivi. Stiamo parlando di un personaggio meraviglioso, ma non per quanto riguarda la storia o la scrittura dei dialoghi, ma per la straordinaria capacità di essere lo specchio di noi stessi. Lo specchi di chi, dagli anni Novanta, non ha ancora smesso di lanciare la propria Pokéball per “catturarli tutti”!