Nonostante non si tratti di un prodotto completo, P.T. è stato senza dubbio una delle esperienze videoludiche più interessanti degli ultimi anni. Nato come trailer giocabile di quello che sarebbe dovuto essere Silent Hills (P.T., infatti, sta per Playable Teaser), l’opera realizzata dal fittizio team 7780s Studio è riuscita a insinuarsi nella testa dei giocatori di tutto il mondo. Effetto del tutto inevitabile, quando la creatività di Hideo Kojima si fonde con la narrazione di Guillermo del Toro.

Rilasciato su PlayStation 4 il 12 agosto 2014, P.T. non è però sopravvissuto alle diatribe tra Kojima e Konami, che non solo hanno portato alla separazione tra il game designer e l’azienda, ma che hanno fatto crollare tutti i progetti in lavorazione. Com’era prevedibile, il Playable Teaser di Silent Hills è stato di conseguenza rimosso dallo store di Sony, diventando un vero e proprio prodotto di culto, in grado addirittura di aumentare il valore delle console che ancora lo mantengono installato.

 

 

Ma non è stata solamente la sua particolare pubblicazione ad aver attratto il pubblico. Con una durata difficilmente superiore alle due ore, P.T. è riuscito a terrorizzare i giocatori più di opere maggiormente blasonate e ludicamente complete. Questo è stato possibile anche grazie alla totale empatia che si prova con il protagonista, un personaggio che non sarà narrativamente maturo (dopotutto si tratta di un “teaser”), ma con il quale è facile immedesimarsi. Poco importa se il volto del nostro alter ego è quello di Norman Reedus. In P.T. la cosa più importante è la fusione della mente dell’utente con quella dell’uomo costretto a percorrere in eterno gli stessi corridoi dell’inquietante casa del gioco.

Visto l’innegabile fascino della produzione e i numerosi rumor che vedono il possibile annuncio di un nuovo Silent Hill, abbiamo deciso di ospitare il protagonista di P.T. all’interno dell’episodio di questa settimana di Vite Digitali. Per chi non lo sapesse, Vite Digitali è l’appuntamento domenicale dedicato ai principali personaggi dell’industria videoludica e al loro impatto sul pubblico. In questo caso il nostro avatar non sarà particolarmente indimenticabile, ma il succitato impatto sui giocatori è a dir poco innegabile.

 

 

Evitando, come sempre, qualsiasi tipo di spoiler, possiamo però dare un minimo di contesto per tutti coloro che non hanno avuto occasione di giocare al prototipo sviluppato da Hideo Kojima. In P.T. il nostro protagonista si sveglia sul pavimento di una stanza spoglia e, in uno stato di generale confusione, comincia a esplorare il piano terra di una casa misteriosa. Le uniche porte apribili, però, danno accesso all’altro capo del corridoio, imprigionandoci in una sorta di eterno loop. Un loop costellato da nuovi puzzle ambientali, da presenze inquietanti e da una storia di fondo, che sembra narrare le gesta di un padre di famiglia, sprofondato nell’alcolismo e nella follia.

La narrativa ambientale, che ci accompagna attraverso il tema della pazzia di un uomo, aiuta il giocatore a immedesimarsi ancora di più nel protagonista, che con il procedere della “storia” si dimostra sempre più disturbato e paranoico. La costante angoscia dell’essere inseguiti da una presenza spettrale, inoltre, incrementa lo stress dell’utente, che nel giro di poche decine di minuti può manifestare una discreta dose d’ansia e preoccupazione.

 

 

P.T. non è un titolo da prendere a cuor leggero, data l’intensità di alcuni momenti e il costante senso di angoscia che si è portati a provare. Nonostante non sia un prodotto per la realtà virtuale, infatti, è spaventosamente semplice immedesimarsi nei panni del protagonista, vivendo in prima persona (a tutti gli effetti) un’opera che non potrà lasciarvi indifferenti e che vi accompagnerà anche una volta posato il controller. Ma dopotutto è questa la magia dei grandi giochi: l’abbracciarci completamente e smettere di essere semplici “prodotti”, per diventare “esperienze vissute”. E questo, P.T., lo fa alla grande, presentandoci un personaggio silenzioso e quasi passivo, senza particolari ricordi e in grado di affrontare l’inquietante viaggio senza alcuna informazione in più rispetto al giocatore.

Un viaggio che, col passare dei mesi, vi si innesterà sempre più sotto pelle, diventando il piacevole ricordo di un incubo estivo. Un incubo dal quale siete riusciti a svegliarvi e che ricordate positivamente proprio per quella sensazione di libertà che avete provato una volta portato a compimento questo particolare trailer giocabile.