C’è il mare, c’è il cielo, c’è il faro. In maniera invertita, BioShock Infinite ripropone l’iconica intro del primo capitolo per presentarci la sua splendente ambientazione: Columbia. Si tratta di una città sospesa nel cielo, a 15 mila piedi d’altezza, fondata nel 1893 dagli Stati Uniti e Padre Zachary Hale Comstock. Quest’ultimo è conosciuto come il Profeta, poiché protagonista di apparizioni divine. La stessa idea di una città fluttuante nasce dalla visita di un angelo. Appare chiaro, quindi, che la Columbia di BioShock Infinite sia fondata sull’integralismo religioso, in totale contrasto con la futura – e futuristica – Rapture del primo capitolo. Del resto parliamo di due epoche molto diverse, l’una che guarda alla fine del XIX secolo, l’altra invece rivolta agli anni della Guerra fredda.

Il rapporto con il contesto storico è uno degli elementi principali di BioShock Infinite. Il fatto che Columbia sia stata inaugurata nel 1893, in occasione dell’Esposizione Universale di Chicago, non è affatto secondario. Nella realtà quell’evento rappresentava per gli americani il giusto palcoscenico per mostrare agli europei l’eccezionalismo statunitense. Di conseguenza, lo stile di Columbia, in BioShock Infinite, ricalca quella della White City, ossia Chicago, caratterizzate entrambe da fabbriche e da edifici in architettura neoclassica: un contrasto che esprime perfettamente l’essenza individualista, combattente e schietta tipica degli Stati Uniti dell’Ottocento. A quel tempo, in effetti, era ormai consolidata la teoria del Destino Manifesto, risalente al 1845, attraverso la quale gli Stati Uniti affermavano il loro presunto diritto-dovere di espandersi sempre più a sud con lo scopo di difendere la libertà e i principi dell’autogoverno. Una tesi nata dalla auto-percezione degli americani di essere faro della civiltà e della democrazia guidati dalla Provvidenza. Il tutto interpretato secondo ideologia razziale, basata sulla superiorità anglosassone. L’homo americanus era infatti un WASP: White Anglo-Saxon Protestant, come riporta lo storico Bruno Cartosio in“Verso ovest. Storia e mitologia del Far West”.

 

columbia bioshock infinte

 

Questa breve parentesi storica sulla cultura americana del XIX secolo è fondamentale per capire l’atmosfera della Columbia di BioShock Infinite, dato che la ritroviamo trasposta all’interno del gioco. La città fluttuante è un Nuovo Eden, che si oppone alla corruzione della Terra, luogo dove gli schiavi si ribellano ai padroni, o peggio ancora. L’odio per i non-americani viene palesemente mostrato quando, con l’esplosione della rivolta dei Boxer nel 1901, Columbia – che è in realtà una corazzata aerea armata – spara su dei civili cinesi, accusati di aver preso in ostaggio cittadini americani. L’evento crea una rottura tra Comstock e il governo degli Stati Uniti, portando la città a sostare nei cieli, oramai succube esclusivamente dei suoi stessi dogmi. Ad essi i suoi fieri cittadini si affidano ciecamente, così da prosperare in attesa che si avverino le predizioni di Padre Comstock. Tale destino però non spetta a tutti.

Nella Columbia di BioShock Infinite ci sono anche gli esclusi, come gli asiatici, o gli afroamericani, che vengono ridotti in schiavitù. In città il XIII Emendamento del disprezzato Abraham Lincoln non ha alcun potere. La salvezza spetta solo a chi rispetta l’americaness. Il patriottismo è dilagante in città, come dimostrano le bandiere sventolanti tra le nuvole; l’iconografia dei poster di propaganda; le architetture neoclassiche; i Patrioti Motorizzati, cioè robot armati raffiguranti i Padri Fondatori. A tutto questo si aggiungono i due eventi cardini che celebrano la storia di Columbia: il massacro di Wuonded Knee, compiuto dall’esercito statunitense contro i Lakota Sioux nel 1890, e la già citata rivolta dei Boxer del 1901, avviata da ribelli cinesi in opposizione all’influenza coloniale occidentale. Tali eventi storici prendono una grottesca e razziale forma nel gioco, nel parco divertimenti di Solider’s Field, nella Sala degli Eroi. Colpiscono di quella sequenza le raffigurazioni mostruose dei nemici indiani e cinesi, volte a glorificare la carneficina delle forze americane rappresentate da Comstock.

 

Columbia BioShock Infinite

 

L’attento rapporto tra realtà e finzione mette ancora una volta in evidenza l’importanza dei processi storici all’interno di BioShock, tanto cara al game director Ken Levine. Anche nel primo capitolo ritroviamo questo rapporto. Il declino dell’avanguardistica Rapture non è altro che la riproposizione della politica fallimentare sia capitalistica che comunista, oltre che del regresso portato dalla religione. Pur essendo un’alternativa ai sistemi politici della terraferma, la città di Andrew Ryan cede all’esasperazione del potere individualista di carattere iniquo, autoritario e violentemente censorio. Esattamente ciò da cui fuggiva il fondatore di Rapture. Lo stesso destino riguarda Columbia di BioShock Infinite, che pone in maniera ancora più critica il passato, lasciandone intravedere gli errori.

Il terzo capitolo e la sua città affascinano così tanto noi giocatori perché rappresentano una capitolo della storia americana in maniera attenta, pur senza rinunciare alla loro di storia. Ne viene fuori un’incredibile ucronia. Nonostante i numerosi legami ad eventi reali, il gioco non rinuncia all’elemento fantastico, o meglio alla fantascienza, qui legata al concetto di viaggi interdimensionali, espressi da un corollario meraviglioso di personaggi, come la dolce Elizabeth e i misteriosi fratelli Lutece. Ne viene fuori una trama intricatamente travolgente, ricca di colpi di scena e pregna di profondità, che consolida l’importanza dell’intera serie. Per riassumere, questioni storiche, paura della perdita e dell’io, fantascienza: ciascuno di questi elementi, pur essendo lontano concettualmente dall’altro, si fonde in maniera sinergica rendendo unica la serie di Ken Levine e Irrational Games nell’immenso panorama videoludico. Specialmente il primo e il terzo capitolo, che ci hanno regalato Rapture e Columbia, simboli potenti e indimenticabili del declino dell’uomo e della società.