Era nell’aria da diverse settimane e già nei giorni scorsi i rumor avevano praticamente confermato che durante lo showcase di PlayStation 5 avremmo visto Final Fantasy XVI. Certo è che nessuno si aspettava di poter avere un trailer così corposo, soprattutto a fronte delle precedenti esperienze, quelle che ci portavano solo ad ammirare un logo, sempre sapientemente disegnato da Yoshitaka Amano, e nulla più. Stavolta invece Square Enix ha voluto mettere in campo l’artiglieria pesante, facendoci notare che gli sviluppi paralleli tra più studi stanno finalmente funzionano e che Naoki Yoshida è tornato là dove doveva essere.

Le recenti produzioni della saga di Final Fantasy si sono indissolubilmente legate al nome di Tetsuya Nomura: quel giovane disegnatore che Hironobu Sakaguchi aveva assoldato a metà degli anni Novanta, dandogli poi quasi del tutto pieni poteri su Final Fantasy VII, di strada ne ha indubbiamente fatta. D’altronde da character designer a director il passo non era così scontato e vedere il suo nome su quella Fabula Nova Crystallis che non ha mai visto la luce aveva fatto un po’ di scena. Nomura, però, è stato probabilmente uno dei più grandi passi falsi di Square-Enix come azienda: badate, non s’intende che la software house di Shinjuku abbia fallito nel permettergli di emergere, bensì nell’affidargli più di un progetto contemporaneamente. Mentre Kingdom Hearts si trasformava in un’epopea, non si poteva pretendere che anche Final Fantasy XV spiccasse il volo in egual misura, tra l’altro negli stessi giorni in cui Nomura era anche impegnato su Final Fantasy VII Remake: per questo l’intervento in corso d’opera di Hajime Tabata, salvatore della patria, è stato un salvarsi in calcio d’angolo che però non ha nascosto le incertezze di Square-Enix dal punto di vista produttivo.

 

Final Fantasy XVI

 

Tabata ne è uscito provato, stanco, talmente tanto da non voler più sentir parlare di Final Fantasy, e lo stesso quindicesimo capitolo ne ha risentito in omogeneità e coesione d’intenti. Insomma, serviva una dimostrazione di programmazione da parte di Square-Enix, una manifestazione d’intenti che ponesse Nomura al lavoro sulla seconda parte del Remake di Final Fantasy, sul quale continua a lavorare in maniera molto intensa con Yoshinori Kitase e Kazushige Nojima, e nel “tempo libero” a Kingdom Hearts. Su Final Fantasy XVI serviva una persona diversa: serviva Naoki Yoshida, l’uomo che ha salvato Final Fantasy XIV.

 

 

Capo della Creative Business Unit III (annunciate ad aprile 2019, con la prima che fa capo a Kitase, la seconda a Miyake a la quarta a Nishikado) Naoki Yoshida ha legato il proprio nome a Final Fantasy XIV e alla rinascita di un capitolo che veniva da una release disastrosa. A Realm Reborn fu a tutti gli effetti un reboot di quello sfortunato MMORPG che avrebbe dovuto intensificare il successo di Final Fantasy XI, ma senza l’intervento di Yoshida tutto ciò non sarebbe mai potuto accadere. La sensibilità artistica, però, non si chiude di certo qui, perché a Naoki-san è dovuto anche il ritorno a Ivalice, sempre al fianco di Yasumi Matsuno (Ogre Battle, Final Fantasy Tactics, Vagrant Story, Final Fantasy XII), rievocando un universo dalla potenza narrativa molto intensa. Ora scendere in campo come producer di Final Fantasy XVI ci fa ben sperare: certo, non ne sarà il director, non sarà l’anima del gioco, ma sarà la testa, pronto a indicare la strada a chi ha deciso di accettare l’arduo compito di dirigere il sedicesimo capitolo di una saga storica, ossia Hiroshi Takai. Dopo aver lavorato come director di The Last Remnant, per lui adesso il banco di prova definitivo.

 

Final Fantasy XVI

 

Yoshida e Takai arrivano da un’esperienza decisamente diversa da quella raccontata da Nomura e Tabata nell’ultimo Final Fantasy XV: per questo il sedicesimo capitolo della saga risulta atipico, diverso da quanto abbiamo visto fino a ora. Una storia molto più umana, intensa, proprio come Final Fantasy XIV ci ha insegnato in questi anni. Dal trailer abbiamo subito capito che la storia girerà intorno a un gruppo di mercenari pronti a dare la caccia ai Dominant degli Eikon, le invocazioni che nei capitoli precedenti abbiamo conosciuto come Eoni, Siderei, Esper e così via. Lo scontro mostrato tra Shiva e Titan ci fa intuire che l’intenzione è quella di ripercorrere la resa epica e divina delle invocazioni come già fatto nel capitolo precedente, in cui le loro dimensioni mastodontiche si ritrovavano a rendere i protagonisti delle piccole formiche. Nei dialoghi e nella solennità delle parole ci è sembrato di intuire che ci sarà tantissima politica nelle vicende narrate, più di quanto si sia potuto vedere nei capitoli prodotti da Yoshinori Kitase: quasi un avvicinamento anche a quel mondo che era stato Ivalice in Final Fantasy XII, o per l’appunto anche i due MMORPG di casa Square Enix.

 

Final Fantasy XVI

 

Ciò che sorprende e balza inevitabilmente all’occhio è il gameplay, perché se dal punto di vista action si continua ad avere una rapidità d’azione fondamentale, per staccarsi sempre di più dai turni, non si può non notare come Devil May Cry in alcuni casi abbia fatto scuola. Gli stessi colpi melee inflitti all’avversario, scaraventandolo in aria, ricordano tantissimo i pugni di Nero. Tra sferzate e slowmo nei momenti topici degli affondi, Final Fantasy XVI strizza molto l’occhio a un mondo fatto di immediatezza e di rapidità d’azione, molto più hack’n’slash di quanto si possa pensare. Da non sottovalutare, nel frattempo, anche l’indugiare della regia sul piccolo Joshua, personaggio che avrà sicuramente un ruolo fondamentale, tanto per il suo dover assistere alla morte di un uomo che muore davanti ai suoi occhi, sgozzato, sia per il suo sapersi distinguere nel marasma generale di mercenari in alcuni casi troppo anonimi.

 

Final Fantasy XVI

 

Il character design, d’altronde, si è dimostrato non incerto ma generico, senza alcun piglio di unicità e senza quell’estro che era di Tetsuya Nomura, che possa piacere o meno il suo tratto. Lo stesso trailer è sembrato molto confusionario, incapace di tracciare un percorso narrativo che ci faccia capire quale sarà il plot attorno al quale la vicenda si svilupperà: intrighi politici, battaglie tra diverse città, un’infinita lotta contro un enorme mostro, qualsiasi cosa. È pur vero che, stavolta, a differenza di un logo asettico e nessun’altra informazione, almeno abbiamo qualcosa di cui parlare, dei contenuti, quindi lamentarsi non vale la pena. Final Fantasy XVI d’altronde arriverà sul mercato tra diversi mesi, ci sarà pertanto modo di comprendere più dettagli e scoprirne di più nel tempo. Intanto la fiducia riposta nelle mani di Yoshida è tanta. Per una nuova rinascita della saga.