Il reskin, o lifting che dir si voglia, del Peter Parker di Marvel’s Spider-Man ha creato un chiacchiericcio mediatico davvero notevole su social network e non, tra chi trova incomprensibile, quasi offensiva, una tale scelta di design e chi, più timidamente, si limita a prenderne atto senza particolari sbalzi d’umore.

Il caso, chiamiamolo così, a livello storico ha certamente una sua rilevanza. Remastered e remake, nel corso degli anni, hanno naturalmente ritoccato qui e lì l’aspetto di protagonisti di innumerevoli saghe, basterebbe citare lo scalpore generato dalla “fin troppo vestita” Jill Valentine del recente Resident Evil 3 per ironizzare sulla rivedibile sensibilità di una certa parte del pubblico. Eppure, in effetti, nessun gioco si era spinto a tanto prima d’ora.

Del resto, non stiamo parlando di un vecchio gioco sottoposto a restauro, né ad un cambio di direzione artistica intercorso tra un capitolo e l’altro di un brand. Semplicemente, Peter Parker nell’edizione PlayStation 5 di Marvel’s Spider-Man avrà una faccia completamente diversa, sensibilmente più giovane rispetto alla vecchia versione.

 

Marvel's Spider-Man screenshot

 

Se lo sdegno e gli attacchi più o meno diretti al team di sviluppo sono difficilmente inquadrabili e giustificabili, non è sbagliato a priori sentirsi disorientati da una decisione che non trova piena giustificazione nemmeno nel tweet di Bryan Intihar, che potete visionare per intero a questo link, che affrontava direttamente la questione.

Del resto, un Peter Parker più giovane, se permette una maggior futuribilità del franchise in vista di eventuali sequel e spin-off, se è più in allinea con il giovane Tom Holland che protegge New York e non solo nell’universo cinematografico Marvel, pone anche un problema anagrafico nei confronti del suo (nuovo) sidekick, quel Miles Morales pronto a spiccare il volo con un’avventura tutta sua.

Nella versione originale di Marvel’s Spider-Man, del resto, si vestivano i panni di un Arrampicamuri certamente nel fiore degli anni, ma non certo di primo pelo, già relativamente a suo agio quando si tratta di sventare una minaccia globale. Inoltre, ponendosi come mentore del ben più giovane Miles, qualche ruga d’espressione, per quanto minuscola ed isolata, aiutava sicuramente l’utente ad inquadrare meglio Peter Parker come figura di riferimento credibile e legittimata.

Uno Spider-Man appena più maturo, insomma, non era un’idea così campata in aria, insomma. Una certa reticenza ci può stare ed è comprensibile se supportata da un’analisi critica, giudizio che tuttavia non può totalmente distaccarsi da quelle che sono e restano, dopotutto, preferenze estetiche personali dettate più dall’abitudine che da altro.

Del resto, chi diavolo è questo giovinastro uscito fuori da chissà dove, che con la sua acne adolescenziale non fa altro che farci sentire ancora più vecchi?

D’altra parte, tuttavia, vanno anche considerati molti altri aspetti.

I fumetti, tanto per cominciare, medium a cui la produzione Sony ovviamente si rifà, variano l’aspetto di eroi e villain a seconda del disegnatore incaricato di completare l’arco narrativo affidatogli. Se i tratti iconici non cambiano, persino il costume di Spider-Man ha subito innumerevoli modifiche.

Va poi considerata la sacra e santa libertà decisionale degli sviluppatori che, per motivi non forzatamente da giustificare, possono optare per un cambiamento estetico che, in fin dei conti, non avrà alcuna ripercussione sul gameplay, né sul generale apprezzamento potenziale dell’opera.

Infine, come già accennato poco sopra, la scelta potrebbe essere stata dettata da valutazioni sul brand che non possiamo conoscere. La presa in considerazione di un universo Marvel videoludico ha preteso di rimandare indietro le lancette biologiche di Peter Parker? Ci sono diritti di qualche genere in ballo che sono scaduti?

La questione, tuttavia, potrebbe anche essere più semplice di quanto ci si possa immaginare: il “nuovo” protagonista di Marvel’s Spider-Man potrebbe fare breccia più facilmente nei cuori dei futuri nuovi utenti di PlayStation 5, un impercettibile ammiccamento ad un pubblico di giovanissimi che si immedesimerebbero più facilmente in un volto più pulito e imberbe.

 

Marvel's Spider-Man

 

Di pro e contro, di motivi per sostenere o osteggiare il lifting di Peter Parker ce ne sono innumerevoli, ma è una questione che va affrontata con raziocinio, senza diventare preda dei propri sentimenti.

Del resto, quello dei recasting, passateci il termine, è un problema che si affronta spesso in ambito cinematografico, non senza meno drammi in alcuni casi beninteso. Se 007 è per antonomasia polimorfo, prequel o sequel girati a distanza di molti anni dall’originale hanno imposto la scritturazione di interpreti diversi. Se attori digitali, o ricreati digitalmente, iniziano a rendere superato il concetto di invecchiamento (e persino di dipartita), prima o poi certe saghe dovranno affrontare l’inevitabile avvicendamento dei volti più amati dal pubblico.

Magari con attori in carne ed ossa è e sarà più complesso, per i videogiochi può bastare una semplice patch, operazione dai costi assolutamente contenuti che, tuttavia, solleva questioni estetiche, di immanenza e trascendenza dell’opera, tutt’altro che ignorabili. Ma questa è un’altra storia.

L’importante è cercare di capire il perché, accettando la cosa senza drammi e piagnistei, perché di petizioni dai toni forti ne è pieno l’internet e si potrebbe persino finire per compiere un madornale errore, come del resto il (pessimo e scontato) finale rimaneggiato di Mass Effect 3 insegna.