Astral Chain: la recensione

Con Astral Chain PlatinumGames sarebbe potuta andare sul sicuro, declinando il suo collaudatissimo modello action in nuovo contesto, quello poliziesco/cyberpunk, senza cercare particolari sperimentazioni. Ma il rischiare, l’esagerare a tratti, è nel DNA del team di sviluppo giapponese, basti pensare alla rutilante follia di The Wonderful 101, zeppo di trovate che vanno dallo stuzzicante al geniale, o alla complessità narrativa, dai molteplici finali, di NieR:Automata. A ben pensarci la serie Bayonetta, pur con tutti i suoi tocchi di classe, ne raccoglie le produzioni più tradizionali, squisitamente action non solo nel gameplay, ma anche nel ritmo e nella progressione.

Astral Chain parte immediatamente a mille, con una missione introduttiva che catapulta il protagonista (selezionabile nel sesso e personalizzabile nel volto) e la sua squadra nel bel mezzo dell’azione, attraverso una sequenza di apertura che già potrebbe benissimo essere la sigla di un anime giapponese (e quella vera, con i noti stilemi, arriverà poco dopo). Pompa adrenalina con una corsa in sella a una potentissima moto, evitando ostacoli e sparando ai nemici in arrivo, suggerendo una frenesia e un ritmo dell’azione che in realtà da lì a poco si abbasseranno, settando un pacing abbasta inusuale per un action. Perché il gioco è un action a tutti gli effetti, ma l’essere inserito nel contesto poliziesco gli concede una varietà di situazioni che ne variano continuamente l’intensità. Si va dai momenti di calma assoluta all’interno del centro operativo dell’unità, nel quale migliorare la propria dotazione, acquistare oggetti, allenarsi, personalizzare il proprio personaggio e altro ancora, alle più attive ma comunque tranquille indagini, che richiedono esplorazione, utilizzo delle abilità a propria disposizione e, ovviamente, di parlare con cittadini, altri agenti e testimoni. Poi, ovviamente, ci sono i combattimenti, veloci e feroci come nella tradizione di PlatinumGames.

Astral Chain screenshot

L’ambientazione cyberpunk del gioco è ricca e dettagliata

Ognuno dei capitoli attraverso i quali si dipana un’avventura completabile in circa venti ore prevede tutti questi differenti momenti, in un dosaggio e un’alternanza non sempre perfetti. È in realtà soprattutto nella prima metà del gioco che si avverte la sensazione di un ritmo che molla un po’ troppo la corda, tra missioni secondarie che semplicemente richiedono di parlare con un po’ di persone e indagini che vanno eccessivamente per le lunghe. Nella seconda infatti la storia si fa più interessante, aumentano la varietà di situazioni e la complessità degli scenari e i momenti di quasi noia vengono (quasi) debellati. Ciononostante, non bisogna comunque pensare a una produzione che viaggia costantemente con l’acceleratore premuto.

In Astral Chain entrare in azione significa nella maggior parte dei casi arrivare in una nuova ambientazione (dopo il consueto briefing e la utile preparazione al centro operativo), prendere confidenza con essa, esplorandola e parlando con le persone, e iniziare ad affrontare le missioni secondarie che la puntellano (chiamate “Casi”, dato il contesto poliziesco), che possono essere in bella evidenza o ben nascoste, di immediata risoluzione o più complesse. Per completarle può essere necessario accompagnare una persona in un determinato luogo, catturare un sospetto, venire a capo di enigmi ambientali, sconfiggere nemici e altro ancora e la loro presenza di sicuro arricchisce l’esperienza di gioco, pur non innalzandone particolarmente la qualità.

Astral Chain screenshot

I nemici possono essere finiti con spettacolari colpi di grazia

Quanto più esalta infatti, in maniera abbastanza prevedibile, è il combattimento. In Astral Chain l’umanità stata quasi annichilita da misteriose creature, le Chimere, che hanno iniziato ora ad attaccare anche quello che era ritenuto l’ultimo santuario sicuro, l’Arca; il protagonista e la sua unità sono l’ultima speranza del genere umano, perché gli unici in grado di combatterle, utilizzando i Legion, Chimere piegate al loro volere. Il giocatore controlla il protagonista, il Legion combatte autonomamente, ma ha un certo controllo anche su di esso, muovendolo, e con esso la catena che li collega. Il sistema di controllo non è di facile apprendimento, ma una volta fatto, e il gioco spinge in tal senso, esprimendo una valutazione per ogni scontro, permette al giocatore una varietà di approccio e di espedienti spettacolari.

Lo spettacolare e creativo utilizzo del protagonista, dei Legion e della catena, in combattimento ma anche fuori, nell’esplorazione, per risolvere gli enigmi e per districarsi in fasi platform, è il cuore di una produzione che a tratti sembra quasi un compendio della produzione di PlatinumGamesNon è solo il posizionamento strategico del Legion, il cambiarne la tipologia (Spada, Arco, Possente, Bestia e Ascia) a seconda dell’evenienza, o alternare l’arma in dotazione al protagonista (manganello, pistola, gladio), ma soprattutto effettuare potenti attacchi in sincronia, incatenare i nemici facendogli girare la catena attorno, tenderla per arrestarne la carica, finire i nemici con attacchi di grazia. Nulla di tutto ciò è automatico, è tutto un premere tasti e muovere gli analogici, secondo un flow che è quasi da gioco ritmico più che da action.

Lo spettacolare e creativo utilizzo del protagonista, dei Legion e della catena, in combattimento ma anche fuori, nell’esplorazione, per risolvere gli enigmi e per districarsi in fasi platform, è il cuore di una produzione che a tratti sembra quasi un compendio della produzione di PlatinumGames, ludicamente, concettualmente e stilisticamente, ma che ha anche tantissime ispirazioni, più o meno evidenti, da Patlabor a Evangelion. Ciò non significa che manchi di identità, anzi, la strepitosa direzione artistica dipinge un mondo cyberpunk meno malato e acido che nella tradizione ma comunque attraente, creature a metà tra demoni e mostri, personaggi particolari.

La messa in scena è in merito di una tecnica che non lesina nel dettaglio e negli effetti, moderna e soprattutto fluida, anche nei combattimenti più concitati e affollati (che però occasionalmente la telecamera fa fatica a ben seguire). Manca giusto qualche brano memorabile a innalzare ulteriormente valori produttivi del tutto convincenti.

Astral Chain screenshot

Il Legion è molto utile nelle indagini, persino per origliare i discorsi

Astral Chain è un videogioco unico, anche all’interno all’interno di una produzione, quella di PlatinumGames, da sempre incentrata sulla ricerca della particolarità. Ha dei fortissimi tratti distintivi, la maggior parte perfettamente implementati, su tutti il concept di fondo e la sua applicazione nel gameplay, che lo rende assolutamente godurioso da giocare, altri perfettibili, ma comunque compiuti. È forse meno memorabile di altre opere del team di sviluppo nipponico, ma ciò non vuol dire che non sia comunque una dei migliori titoli ad essere approdati su Nintendo Switch.

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VOTO8
Tipologia di gioco

Astral Chain è un action ambientato in un mondo invaso da pericolose creature. Nei panni di un agente dell’unità creata per contrastarle il giocatore potrà sperimentare diversi stili di combattimento, utilizzando in vario modo le sue armi speciali: i Legion.

Come è stato giocato

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