C’è una profonda dicotomia tra l’anima narrativa e quella ludica di Daemon X Machina. La prima è ermetica, a tratti oscura, procede in maniera incredibilmente lenta e sembra quasi che le cose più importanti che avvengano lo facciano fuori da quello che il gioco racconta. Capovolge costantemente le prospettive, non esistono sempre buoni né sempre cattivi, anzi non esiste quasi la concezione di bene e male, perché in un contesto nel quale agiscono molteplici fazioni e ancor più mercenari i punti di vista, le necessità, gli ideali, sono vari e differiscono in maniera sensibile tra di loro. La seconda, invece, è diretta, veloce, furiosa, mette il giocatore nel bel mezzo di un inferno di proiettili, missili, laser, ed è perfettamente chiaro quello che deve fare, tirare giù quanti più nemici possibile, facendo affidamento su di un arsenale ricco e devastante. È quindi strana produzione quella sviluppata da First Studio, che funziona comunque benissimo, ma che con qualche elemento atto a legare maggiormente le due componenti, la cui mancanza è forse imputabile a un budget certamente non stratosferico, avrebbe potuto essere ancora più completa e profonda.

La storia è affascinante nelle premesse, e per quanto si perda a volte in lungaggini e ribaltamenti di fronte a volte anche poco comprensibili riserva momenti di riflessione e colpi di scena, secondo uno stile tutto orientale, che molto indugia su significati profondi e domande esistenziali. A seguito del crollo di una parte della Luna sulla Terra l’umanità ha avuto accesso a una risorsa dalle incredibili potenzialità, chiamata Femto, e sono sorti consorzi dalle differenti visioni riguardo il come sfruttarla. Al contempo, però, rischia l’estinzione, perché con il Risveglio, questo il nome del catastrofico evento, delle misteriose intelligenze artificiali chiamate Immortal hanno preso il controllo di ogni macchina bellica, con l’obiettivo di spazzarla via. Ultima speranza sono quindi gli Outer, umani ai quali il Femto ha donato capacità speciali e che combattono gli Immortal a bordo di mecha chiamati Arsenal.

Daemon X Machina screenshot

All’inizio il proprio Arsenal sembra quasi un giocattolone. All’inizio

La progressione della storia viene raccontata principalmente nei briefing che precedono ognuna delle missioni attraverso le quali il gioco si articola, tramite dialoghi molto spartani nella presentazione, con una sola schermata nella quale si susseguono le linee dei personaggi, accompagnate solo da un loro piccolo ritratto. Poche le scene d’intermezzo, tra le missioni o al loro interno, che non di rado consistono sempre in dialoghi, ma nei quali si vedono semplicemente i piloti all’interno degli abitacoli dei loro Arsenal. Una maggiore cura in questi aspetti avrebbe sicuramente reso più efficace una trama che già di suo fa di tutto per essere oscura, ma che comunque intriga nel suo svolgersi, per quanto moltissimo di essa si sveli solo nelle ultime battute del gioco.

L’ermetismo della storia e la sua essenziale modalità di narrazione creano uno stacco enorme con i momenti d’azione, le missioni, che ci mettono un po’ a esibire il potenziale ludico della progressione. Le prime infatti scorrono via molto facilmente, i ritmi sono piuttosto bassi, i nemici pochi e ridicoli; lo scontro con il primo boss inizia ad alzare il tiro e da lì a poco il livello di caos e distruzione non fa che alzarsi, parallalemante a quello di sfida. Il gioco lavora sempre in addizione, sia quantitativa, riversando addosso all’Arsenal del giocatore sempre più nemici, sia qualitativa, facendogli affrontare in impegnative battaglie vis a vis i mecha degli altri giocatori. Daemon X Machina è roboante, caciarone, furioso, a tratti anche cattivo, facendo sbattere più e più volte il giocatore su missioni che sembrano impossibili da superare. E non parliamo nemmeno del boss finale (al quale siamo giunti in circa venti ore).

Daemon X Machina screenshot

Le battaglie con gli Immortal più grossi sono sempre molto feroci

Ma gli viene anche incontro, proponendogli una pletora di corazze e armi attraverso le quali migliorare il proprio Arsenal, che si sbloccano quando le si prendono ai nemici caduti e si sviluppano, attraverso molteplici rami, alla base. E qui si sbava, tantissimo, perché è possibile personalizzare il mecha in ogni aspetto, privilegiando la potenza di fuoco, la mobilità, la difesa e altri aspetti ancora, o creando un mix più o meno equilibrato, e soprattutto perché non si può rimanere impassibili di fronte al modo in cui un inizialmente modesto robot diventa una spettacolare macchine da guerra, grazie a componenti disegnati da una direzione artistica che fa di tutto per titillare i sensi.

“Daemon X Machina è mecha porn, in tutto e per tutto, ma il giocatore gode non solo della vista del suo mecha, ma anche e soprattutto nello scatenare il suo potenziale bellico”Daemon X Machina è mecha porn, in tutto e per tutto, ma il giocatore gode non solo della vista del suo mecha, ma anche e soprattutto nello scatenare il suo potenziale bellico. Inquadrare un bersaglio e scatenargli addosso in un istante una batteria di missili, che sibilano quando partono e ne seguono la scia, è estasiante. Come lo è, a munizioni finite, sfoderare una enorme spada laser e fare a fette i nemici. O volare tra le esplosioni delle macchine da guerra fatte saltare a colpi di mitragliatrice. O schiantare le difese terrestri a botte di bazooka. O, forse in assoluto la cosa più eccitante, caricare al massimo il devastante cannone laser montato sulle spalle e poi rilasciarlo, facendo scempio dei nemici. E il gioco stimola a variare il proprio arsenale, grazie a una soddisfacente varietà di situazioni. Non parliamo poi del caos che promette di scatenare la modalità multplayer, grazie alla quale fino a quattro giocatori possono combattere gli Immortal colossali in remix delle missioni della storia.

Daemon X Machina screenshot

Audaci cromatismi danno al gioco un aspetto particolarissimo

Se l’impatto scenico e l’azione riescono a essere così goderecci è anche merito di una tecnica efficace, di un cel shading che si esalta nei modelli dei robot (meno nel livello di dettaglio delle ambientazioni) e sfoggia coraggiosamente abbinamenti cromatici quasi stranianti e per questo estremamente affascinanti (alcuni livelli sotto questo aspetto sono sensazionali). Si sfreccia attraverso cieli turchesi, si calpestano distese bianco chiazzate di rosso, si combatte in un mondo estremamente vivido, accompagnati da una colonna sonora sorprendente per varietà, che si concede persino escursioni in zona black metal. Ed è un po’ l’essenza di Daemon X Machina essere più di quello che sembra, segno questo di una forte identità, concettuale, artistica e ludica; una maggiore coerenza narrativa lo avrebbe reso ancora più completo, ma già così siamo dalle parti di un’esperienza ludica irrinunciabile.

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VOTO8
Tipologia di gioco

Daemon X Machina è un action nel quale combattere a bordo di un Arsenal, un mecha armato di tutto punto, contro gli Immortal, intelligenze artificiali deviate.

Come è stato giocato

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