Dragon Ball Z: Kakarot ha davvero un’aura potentissima | Recensione

Dragon Ball Z: Kakarot è stato un prodotto che, trailer dopo trailer, è riuscito pian piano a ritagliarsi una propria schiera di appassionati, curiosa di sapere se il nuovo titolo targato CyberConnect2 sarebbe riuscito a mantenere le numerose promesse fatte nel corso dei mesi.

Dopo esserci sciolti la faccia in seguito a una vera e propria maratona videoludica, siamo finalmente pronti a raccontarvi la leggenda di Goku e di come, assieme ai suoi amici, sia riuscito più volte a salvare il pianeta, mantenendo quella purezza d’animo che lo ha reso uno dei personaggi più amati della storia dello Shōnen moderni. Questa piccola precisione dedicata al protagonista che dà il sottotitolo al gioco (Kakarot, per l’appunto) è quantomeno doverosa, perché mai come nell’ultima opera prodotta da BANDAI NAMCO è evidente come tutta la storia di Dragon Ball ruoti attorno al figlio di Bardack dal cuore d’oro.

Dimenticatevi le altre trasposizioni videoludiche del manga di Toriyama, caratterizzate da un roster sempre più vasto e dal continuo alternarsi di personaggi, per cercare di non stancare mai il giocatore. In Dragon Ball Z: Kakarot gli eroi giocabili non sono molti, ma sono tutti perfettamente integrati con lo stile di gioco, spingendo il giocatore ad affezionarsi realmente alle loro gesta e alla loro storia. Per la prima volta, quindi, stiamo parlando di un’avventura tridimensionale, dove lo scopo non è quello di travolgere l’utente con scontri a ripetizione, ma di accompagnarlo in un viaggio indimenticabile.

Questa piccola precisazione è necessaria per farvi entrare nel mood del titolo CyberConnect2, in modo da non creare fraintendimenti sul tipo di produzione che andremo ad analizzare.

Montate in sella alla vostra Nuvola d’Oro di fiducia, quindi, e non dimenticate a casa i Senzu, mentre vi preparate a partire insieme a noi per scoprire se Dragon Ball Z: Kakarot è il titolo che può fare al caso vostro… ma solamente dopo la doverosa sigla di apertura!

 

 

La storia di Dragon Ball Z ormai la conosciamo praticamente tutti, avendola non solo letta nel manga e vista nell’anime, ma anche giocata attraverso i numerosi picchiaduro usciti negli scorsi anni.

Ancora una volta, quindi, ci troveremo a dover combattere contro Radish, Nappa e Vegeta, prima di partire per Namecc alla ricerca delle Sfere del Drago per far tornare in vita i nostri amici, nella speranza di non venire uccisi da Freezer. Sarà poi il turno degli Androidi C17 e C18, di Cell e di Majin Bu, nemici che abbiamo imparato ad amare/odiare da tempi non sospetti e che, ancora una volta, verranno riproposti all’interno di un videogioco.

Ma qual è la differenza tra Dragon Ball Z: Kakarot e tutti i titoli che abbiamo già giocato?

Per la prima volta ci troviamo di fronte a una trasposizione narrativa curata alla perfezione, dove gran parte delle scene dell’anime è stata inserita con la medesima regia all’interno del gioco. E con “gran parte” non intendiamo solamente gli avvenimenti principali, ma anche alcune sequenze iconiche come il primo contatto tra Radish e la razza umana o il disperato tentativo di Goku di prendere la licenza di guida. In Dragon Ball Z: Kakarot gli sviluppatori hanno deciso di prendersi il loro tempo per raccontare tutto questo, mettendo in scena la miglior versione possibile della saga di Toriyama e donando finalmente il meritato respiro a tutti gli avvenimenti.

Dimenticatevi di liquidare la saga di Radish con un paio di scontri: nel titolo targato CyberConnect2 ci sono introduzioni, dialoghi aggiuntivi, missioni secondarie tra una missione e l’altra e, soprattutto, vaste aree da esplorare. Non scherziamo nel dire che, prima di vedere l’arrivo di Nappa e Vegeta, potrebbero passare delle ore, nel caso si decidesse di non affrontare solamente la quest principale. Ottime anche le nuove storie inserite come missioni secondarie, che non vanno a presentare situazioni particolarmente complesse, ma servono a farci svolgere semplici incarichi con l’obiettivo di ottenere nuove linee di dialogo. Linee di dialogo che vanno a caratterizzare maggiormente i personaggi secondari della saga, che trovano nell’opera BANDAI NAMCO una nuova, e più approfondita, dimensione.

A questo va aggiunta una cura maniacale nella regia, in grado di valorizzare i momenti più emozionanti, come lo scontro tra Goku e Freezer e il torneo di Cell. Tutti i combattimenti sono riprodotti alla perfezione, con tanto di inquadrature identiche all’anime, ma forti del lato tecnico messo in piedi dalla software house giapponese. Ammettiamo che qualche scambio di battute ci è sembrato un po’ troppo statico (soprattutto nelle sequenze meno importanti), ma ci troviamo senza dubbio di fronte al riassunto definitivo di Dragon Ball Z, e la cosa non può che farci enormemente piacere. Vi basti sapere, infatti, che ogni capitolo è scandito da un titolo, realizzato con impostazione e musica come se fosse l’inizio di un episodio dell’anime. Al termine di ogni saga, inoltre, è mostrata un’anticipazione di quello che verrà, proprio come nel cartone animato degli anni Novanta. Emozioni e brividi allo stato puro.

Precisa fino allo sfinimento anche la lore del mondo di gioco, che attraverso l’Enciclopedia Z ci permette non solo di leggere le biografie di tutti i personaggi (con più di qualche segreto legato alle missioni secondarie), ma anche di accedere a frame direttamente dall’anime e a uno splendido albero genealogico dei rapporti tra i personaggi.

Che siate fan sfegatati di Dragon Ball o che sia la prima volta che vi interfacciate con l’opera di Toriyama, Dragon Ball Z: Kakarot è il titolo che fa per voi. Una narrazione cinematografica e cristallina permette di seguire tutta la trama senza alcuna fretta e/o buco di trama, intrattenendo i vecchi appassionati ed educando, senza annoiare, quelli che lo diventeranno.

 

Dragon Ball Z: Kakarot

 

Siamo certi che, dopo avervi tranquillizzati per quanto riguarda la messa in scena della storia di Goku e compagni, siate ora curiosi di sapere se CyberConnect2 ha realizzato un gameplay all’altezza del comparto narrativo.

Dragon Ball Z: Kakarot è quindi l’Action RPG che stavamo aspettando? In gran parte, sì.

Coloro che negli ultimi anni si sono dilettati con Dragon Ball: Xenoverse e il suo seguito, molto probabilmente si troveranno a proprio agio con i comandi del nuovo titolo BANDAI NAMCO, in quanto, per le meccanica degli scontri, poco si discosta dal picchiaduro 3D sviluppato da Dimps. Tra schivate, colpi fisici e attacchi speciali, i vostri personaggi si troveranno spesso a combattere in arene 3D, dove affronteranno da uno a più nemici contemporaneamente, tentando di sfruttare al meglio le proprie capacità.

Spiace constatare, però, come il combat system non riesca a dimostrarsi particolarmente tecnico, spingendo il giocatore ad alternare in continuazione attacchi normali e attacchi speciali, proprio come nei picchiaduro sopra citati. Non basta, infatti, inserire qualche valore numerico per dare al tutto una parvenza di tecnicismo e siamo certi che se ne siano accorti anche gli sviluppatori, vista la cura riposta in alcune boss fight, nelle quali sono evidenti i loro sforzi di creare situazioni ludiche differenti rispetto alle normali battaglie. Battaglie che, purtroppo, risultano talvolta ripetitive sia per varietà di nemici che per approccio del giocatore, che si troverà a ripetere le stesse azioni solamente per sconfiggere il più in fretta possibile i propri avversarsi e guadagnare così i meritati punti esperienza.

“Le abilità del nostro personaggio non dipenderanno esclusivamente dalla nostra bravura, ma anche dal livello raggiunto dall’eroe”A differenza della serie Xenoverse, infatti, le abilità del nostro personaggio non dipenderanno esclusivamente dalla nostra bravura, ma anche dal livello raggiunto dall’eroe. La vera innovazione di Dragon Ball Z: Kakarot sta proprio nelle meccaniche GDR che, fuori dagli scontri, ci permettono di personalizzare i nostri guerrieri. Alberi delle abilità, allenamenti personalizzati per sbloccare nuove mosse, gigantesche mangiate per accrescere le proprie statistiche e la gestione del proprio gruppo sono tutti elementi che risultano fondamentali per proseguire nell’avventura.

Ecco che, quindi, la parte ruolistica irrompe nel gioco proprio fuori dalle battaglie, risultando non solo ben riuscita, ma anche facile da comprendere per coloro che si avvicinano per la prima volta a questo genere. La maggior parte degli elementi, a questo proposito, risulta molto intuitiva, come la ricerca delle Sfere Z, di diverso tipo e sparse per il mondo di gioco che, se raccolte, possono essere utilizzate per sbloccare potenziamenti nell’albero delle abilità. Abilità che, a loro volta, possono essere attivate effettuando particolari allenamenti i quali necessitano di potenziamenti alle statistiche dati dal livello dell’eroe e dal cibo mangiato prima dello scontro per essere affrontati con tranquillità. Insomma: tutto si incastra alla perfezione in un meccanismo ludico che crea un ritmo unico e appagante.

Un plauso alla gestione delle Bacheche Comunità, ovvero una serie di slot, divisi per tipo di potenziamento, ai quali potremo associare i personaggi che incontreremo nella nostra avventura e che, se combinati con determinate logiche narrative, ci permetteranno di guadagnare bonus aggiuntivi. Ognuno di questi personaggi, inoltre, può ricevere in regalo degli oggetti che troveremo sparsi per il mondo, in modo da aumentare di livello, sbloccare nuovi dialoghi e abilità e incrementando così il proprio rapporto con il giocatore. Come il resto delle meccaniche di Dragon Ball Z: Kakarot, anche la gestione delle Bacheche risulta estremamente comprensibile anche da giocatori meno avvezzi ai GDR, ma nasconde una serie di meccaniche che abbiamo trovato davvero profonde e interessanti.

Prettamente action nel combat system e GDR principalmente nella gestione del personaggio, Dragon Ball Z: Kakarot non si dimentica però di spingere il giocatore a esplorare le vaste mappe di gioco che vanno a comporre il mondo ideato da Toriyama. Ammettiamo che, talvolta, la vastità delle aree e la scarsa quantità di azioni da svolgere durante le traversate ci abbiano lasciati un po’ spiazzati, spingendoci a interrogarci sul motivo di creare zone tanto ampie e, allo stesso tempo, tanto vuote. Anche le Sfere Z, sparse per tutte le aree e che potevano essere il principale motivo per esplorare ogni singolo anfratto del mondo, non riescono a svolgere pienamente il proprio dovere, in quanto, una volta raccolte, torneranno presenti al prossimo caricamento della mappa. Questo spinge il giocatore a non seguire con precisione i percorsi stabiliti dalle Sfere, ma a prenderne un po’ alla volta senza nessuna logica e senza il bisogno di guardarsi attorno con attenzione.

Ottima, invece, la longevità del titolo, che potrebbe davvero portar via quasi 100 ore nel caso si decidesse di svolgere ogni singola azione di gioco. Peccato, però, che alcune missioni secondarie risultino un po’ troppo simili tra loro e che finiscano per essere importanti solamente ai fini della crescita del personaggio, ma poco divertenti per l’intrattenimento del giocatore.

Dragon Ball Z Kakarot Vegeta banner

 

Visivamente, Dragon Ball Z: Kakarot regala momenti di rara bellezza, con scene dinamiche, adrenaliniche e con qualche effetto stilistico in grado di potenziare la già ottima regia proveniente dall’anime. Nonostante Dragon Ball FighterZ rimanga al top per quanto riguarda animazioni facciali e cura per i dettagli, il lavoro svolto da CyberConnect2, in relazione alla grandezza del mondo di gioco, non è che da applaudire. Vi garantiamo, infatti, che ci saranno alcuni momenti nei quali sarà davvero difficile contenere l’emozione nel trovarsi di fronte alle scene più iconiche, realizzate con un lato tecnico degno del 2020. Impeccabile il comparto sonoro che, soprattutto se impostato in giapponese, regala un doppiaggio di ottima qualità e, soprattutto, una soundtrack davvero emozionante, anche nel suo più minimo dettaglio. Del tutto assenti, nel corso della nostra prova, bug o rallentamenti di alcun tipo, cosa che ci ha permesso di completare la nostra avventura in tranquillità su PlayStation 4 Pro.

Dragon Ball Z: Kakarot è un titolo riuscito sotto molti punti di vista, in primis nel comparto narrativo e nelle meccaniche ruolistiche, in grado di fondersi con la parte più action delle battaglie. L’effetto nostalgia è impossibile da evitare, ma CyberConnect2 è riuscita nell’intento di creare un gioco che funzioni alla perfezione sia che a fruirne sia un appassionato della saga, che un utente che non ha mai sentito parlare del manga di Akira Toriyama. E il meglio di tutto ciò? Che qualsiasi tipo di utente voi siate, con il titolo prodotto da BANDAI NAMCO sicuramente vi divertirete. Peccato solo per alcune scelte di game design e per qualche piccola altra sfumatura che non permette alle avventure di Goku di rivaleggiare con la serie A di questo genere, ma siamo sicuramente di fronte a una delle migliori trasposizioni del brand da molto tempo a questa parte.

 

 

VOTO7,5
Tipologia di gioco

Dragon Ball Z: Kakarot è un Action RPG, che mescola battaglie in ambienti tridimensionali con una sapiente gestione dei propri personaggi.

Come è stato giocato

Abbiamo giocato al titolo grazie a un codice per PlayStation 4 inviatoci da BANDAI NAMCO.