Ghostbusters: The Video Game Remastered è un omaggio allo spirito dei film, ma nulla di più | Recensione

È difficile immaginare quale possa essere stata la ratio nella decisione da parte di Mad Dog Games di proporre nel 2019 l’edizione rimasterizzata di Ghostbusters: The Video Game, perché al di fuori della ricorrenza dei dieci anni dalla pubblicazione dell’originale non ci sono chiari altri elementi che possano essere rilevabili come motivazioni di tale scelta: il terzo, attesissimo film della storica serie cinematografica è ancora lontano, essendo la sua uscita prevista per l’estate 2020. L’interrogarsi riguardo l’opportunità della riproposizione avrà già fatto intuire al lettore smaliziato come nell’operazione di rimasterizzazione ci siano delle evidenti criticità, che vanno anche oltre i già ben netti limiti che la produzione evidenziava all’uscita.

Ghostbusters: The Video Game è un videogioco di dieci anni fa e sente tutto il peso degli anni che porta anche nella sua riedizione. Dal punto di vista narrativo si propone come avventura successiva alle vicende delle due pellicole, anche se le prime ore ne quasi sembrano un remix di personaggi, situazioni e fantasmi. Ci mette un po’ a ingranare, insomma, e a proporre qualcosa di realmente interessante per gli appassionati della serie, che ne sono nella maniera più assoluta il target, ma quando lo fa convince, grazie a una storia perfettamente in linea con i toni delle produzioni ispiratrici. Il giocatore veste i panni di una recluta del gruppo di acchiappafantasmi, ma è logico che i protagonisti siano i quattro, Ray Stantz (Dan Aykroyd), Egon Spengler (Harold Ramis), Peter Venkman (Bill Murray) e Winston Zeddemore (Ernie Hudson), doppiati dai loro interpreti originali. Peccato che nonostante fosse presente nell’originale del 2009 il doppiaggio in italiano, che poteva contare sulle stesse voci dei film, non lo sia nell’edizione Remastered.

 

Ghostbusters: The Video Game Remastered screenshot

Il feeling restituito dalla cattura dei fantasmi è piuttosto scialbo

 

Come ipotetico terzo capitolo della serie cinematografica, il gioco sarebbe stato del tutto credibile: il feeling è similissimo (non identico, chiaramente per la diversa natura del medium), e sta tutto in dialoghi che riportano termini che gli appassionati adoreranno (“aborto di tubero” fa sempre la sua figura), in battute sull’essere una divinità, in personaggi sopra le righe sempre pronti a battibeccare tra loro, nell’utilizzo come ambientazione di una New York riconoscibilissima in alcuni dei suoi edifici più iconici. Non è però quanto può bastare a reggere totalmente una produzione videoludica.

“Come ipotetico terzo capitolo della serie cinematografica il gioco sarebbe stato del tutto credibile”Ghostbusters: The Video Game è un gioco del 2009 e viene spontaneo chiedersi come l’acchiappare fantasmi potesse restituire sensazioni così scialbe quando già sette anni prima (in Europa, otto a est e a ovest) un certo baffuto di verde vestito aveva già evidenziato come andare a caccia di ectoplasmi fosse una vera e propria battaglia dal non indifferente sforzo fisico. Il giocatore lo avvertiva nelle vibrazioni del controller, nello sbattere gli stick analogici a destra e sinistra per inseguire gli spettri, contrastarne la fuga e dirigere l’aspirazione. Nulla di tutto ciò era presente nell’originale e non lo è nella rimasterizzazione. A un’impostazione da shooter in terza persona sono affidate meccaniche di cattura poco stimolanti, che praticamente per nulla restituiscono la sensazione dello sparo, così come con simile inefficacia è stato reso ciò che dovrebbe essere più sfizioso, ovvero l’utilizzare il flusso protonico per indebolire i fantasmi, avvincerli e tirarli dentro la trappola. Fare l’acchiappafantasmi, insomma, forse poteva esaltare allora, ma a dieci anni di distanza proprio no.

 

Ghostbusters: The Video Game Remastered screenshot

Fanno il loro ritorno personaggi ben noti agli appassionati dei film

 

Lo testimoniano anche tutta quella serie di elementi che, studiati per rendere l’esperienza di gioco un poco più complessa, faticano all’atto pratico a essere realmente significativi. Stiamo parlando delle varianti di sparo delle quali lo zaino protonico può essere dotato, ma che sia nella concezione che nell’applicazione risultano vetuste, perché non solo di “raggi congelanti” ne abbiamo visti veramente tanti, ma quando sembrano sparati da un fucile giocattolo l’entusiasmo crolla. Saber Interactive, il team di sviluppo responsabile della rimasterizzazione, non ha minimamente lavorato per rendere più intrigante la chiave di volta del gioco: un maggior impatto di tutto quello che è collegato alla cattura dei fantasmi, fisico così come scenografico, avrebbe enormemente innalzato la qualità dell’esperienza e forse anche distratto il giocatore dagli altri problemi che ha il gioco, come una linearità e un ritmo a tratti soporiferi. È chiaro che così invece ogni singola problematica risulta evidente. Ulteriore prova di uno sforzo minimo a livello tecnico è un’estetica migliorata solo nell’aumento di risoluzione.

Di Ghostbusters: The Video Game Remastered se ne apprezza, in definitiva, solo lo spirito, e non è nemmeno poco per coloro che amano il quartetto di stramboidi e l’ectoplasmatico mondo che attorno a loro gira. Il numerello qui di seguito alla fine è solo per loro, perché difficilmente gli altri troverebbero nel gioco un qualunque elemento di freschezza e divertimento.

 

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VOTO6
Tipologia di gioco

Ghostbusters: The Video Game Remastered è la riedizione con grafica migliorata del gioco dedicato alla serie cinematografica. Manhattan è invasa ancora una volta da fantasmi, demoni e altre creature paranormali e solo gli Acchiappafantasmi possono salvare la città.

Come è stato giocato

Abbiamo ricevuto un codice per il download da PlayStation Store.