Al primo impatto potrebbe sembrare una favoletta abbastanza apatica, un gestionale un po’ ripetitivo, dalle possibilità interattive piuttosto elementari, buono per coloro al primo approccio con i videogiochi. Poi la svolta, con l’apparizione del vero motore della storia, che riesce a risvegliarci dalla sonnolenza beata nella quale siamo caduti osservando le rocce norvegesi incastonate tra un fiordo e l’altro, mentre portiamo al pascolo la nostra piccola mandria di mucche. Una storia quasi fiabesca e d’altri tempi, quella raccontata in Milkmaid of the Milky Way, titolo del 2017 sviluppato in toto da Mattis Folkestad, ora disponibile anche per Nintendo Switch, nella quale la giovane protagonista Ruth si ritrova sola nella sua piccola dimora in legno e pietra a Calf Ledge, portando avanti l’attività di famiglia e badando alle vacche produttrici dei beni primari necessari alla sua sopravvivenza economica.

Un giorno però, un’astronave aliena giunge improvvisamente sopra i verdi prati erbosi e cattura la mandria al pascolo, portando via con sé l’unico bene affettivo e di sostentamento per Ruth. La giovane però non demorde, insegue l’astronave vincendo anche la paura del vuoto e la vertigine pur di riavere ciò che le spetta, prima fra tutte Lykke, la sua mucca preferita. Da quel momento, la storia si fa un po’ più affascinante, mettendoci a confronto con uno scenario totalmente fuori dal mondo, colorato e un po’ infantile, ma ben descritto. Unica, vera costante del gioco: qualsiasi momento narrativo o dialogico è stato scritto in rima, quasi come una filastrocca (con qualche refuso linguistico nella versione inglese), rendendo piuttosto ritmata e ben cadenzata la descrizione di quanto accade in ogni momento. Si giunge di seguito al fulcro della storia, ossia il momento di confronto con la regina Amritas, vera e propria dittatrice degli omini blu, che la servono con affetto e devozione, o presunti tali. Il suo obiettivo è rubare vitalità e giovinezza a qualsiasi forma di vita, sottraendo anni e anni di età ai sudditi, e anche a Ruth, invecchiandoli immediatamente e precocemente per trasferire i loro anni ai suoi animali da latte e mantenerli sempre in forze.

Milkmaid of the Milky Way screenshot

L’astronave di Amritas in arrivo dall’alto del cielo azzurro scandinavo

Un viaggio dalle stalle alle stelle, in senso stretto: da una storia quasi apatica e davvero ai minimi di coinvolgimento ed emotività, la storia diventa un po’ più complessa, aumentando gli scenari di gioco e i personaggi con cui interagire. Si tratta di un’avventura dal chiaro sapore retrò, dettato in primis dai pixel con cui ogni elemento viene presentato, poi dalla semplicità dei comandi e dalla loro quantità limitata. Un punto a favore sicuro sta nella possibilità (finalmente) di usare il touchscreen per guidare Ruth e selezionare oggetti e qualsiasi altro punto di riferimento sullo schermo. Un funzionalità che viene effettivamente poco sfruttata dai giochi su Nintendo Switch e che in Milkmaid of the Milky Way è davvero utile: in alternativa, dobbiamo guidare e selezionare tramite cursore, dalla velocità personalizzabile, come in un classico punta e clicca, soluzione mai comoda come l’uso immediato delle dita sullo schermo.

“Milkmaid of the Milky Way prova a dare al giocatore una lettura semplice, quasi fiabesca, ma pur sempre efficace, di temi sempre attuali”Dal punto di vista del gameplay vero e proprio, la parola d’ordine è sicuramente semplicità e basilarità: ogni indizio viene riferito in modo poco criptico e anche i tempi di risoluzione degli enigmi sono relativamente brevi. Vagheremo per le stanze dell’astronave, dalla quantità comunque ristretta, risolvendo indovinelli e puzzle che ci porteranno inevitabilmente a girare e rigirare i vari luoghi e, di conseguenza, passando il tempo più a raggiungere i diversi punti sulla piccola mappa che a snodare quell’intreccio ben poco ingarbugliato che la trama ha in serbo per noi. Il tutto viene messo in scena da un comparto tecnico bidimensionale dal sapore antico, attraverso una pixel art volutamente asciutta, coerente con le atmosfere del gioco. La colonna sonora non consta di molti brani, ma tutti sono ben composti e dal giusto tono.

Milkmaid of the Milky Way

Ruth scopre il terribile destino che attende i suoi animali allevati con amore

Milkmaid of the Milky Way è una piccola tessera che va a incastonarsi bene nel mosaico sempre più ampio della produzione indie portata su Nintendo Switch, nella quale non si distingue certamente per la complessità nel gameplay e nel design. Prova a dare al giocatore una lettura semplice, quasi fiabesca, ma pur sempre efficace, di temi sempre attuali: il divario tra il bene e il male, l’ottusità del potere e, soprattutto, la preziosità del tempo, per una storia godibile da un pubblico di età diverse e affascinante per idee e ambientazioni.

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VOTO7
Tipologia di gioco

Milkmaid of the Milky Way è un’avventura punta e clicca che racconta la storia di Ruth, una giovane donna che vive in una fattoria norvegese la cui vita prende una volta inaspettata con l’arrivo di una nave spaziale.

Come è stato giocato

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