Sekiro: Shadows Die Twice è il gioco più difficile che FromSoftware abbia mai realizzato. Una valutazione molto facile da fare, ma anche sbrigativa e approssimativa: lo si capisce nella prima ora di gioco, lo si può confermare andando avanti, affrontando i boss d’intermezzo e quelli che possono essere propriamente chiamati tali. Sekiro però ha tanti aspetti che lo portano a essere un gioco davvero nuovo, abbastanza lontano dai soulslike, soprattutto per la quasi totale assenza della componente ruolistica e per la sua vena prettamente action, che lo porta ad essere un titolo massacrante, complesso e pienamente disturbante.

Partiamo dalla trama, all’interno della quale si rintraccia la prima grande differenza con la saga che ha reso FromSoftware famosa. Non c’è una intensa lore da scoprire, non ci sono dietrologie o idee, teorie o ipotesi, non c’è quel criptico narrare attraverso oggetti raccolti in ambientazioni medievali. Ci troviamo nel pieno del periodo Sengoku, in quel Giappone medievale che tanto affascina per la figura degli shinobi: il Lupo, il protagonista, è proprio uno di questi, un combattente silenzioso e letale, pronto a sbaragliare la minaccia militare che sta colpendo il suo territorio. Il clan Ashina sembra destinato a implodere su sé stesso e morire, a causa del terribile conflitto, una prospettiva realmente scura e nera, che diventa ancora peggiore nel momento in cui i suoi nemici, che mirano a un colpo di stato, rapiscono l’Erede Divino, un giovane nelle cui vene scorre un potere immenso, in grado di debellare anche la morte.

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Il Lupo è l’intrigante protagonista del gioco

La trama è indubbiamente affascinante, viene raccontata con grande attenzione e con parsimonia nelle scene di intermezzo, recitate con un doppiaggio italiano poco soddisfacente, ma che può essere cambiato con quello giapponese, molto più ficcante. La narrazione procede in maniera liscia, con qualche colpo di scena e momenti molto evocativi, che trasmetteranno anche al giocatore più cinico la solennità della vita degli shinobi. Attraversando le varie ambientazioni, scandite dagli Idoli (che qui sostituiscono i falò), si scopriranno elementi del background narrativo, storie, persino vicende legate i boss, grazie alla possibilità di origliare il chiacchiericcio dei soldati, che ciarlano tra di loro, a volte svelando anche strategie da adottare per abbattere i più temibili. Si nasconde molto nell’ermetismo di FromSoftware, che non cambia di troppo la strada da quanto fatto con Dark Souls, pur donando una narrazione più facile da intuire e che nasce e muore all’interno del gioco, senza dover ricercare la verità in altri dove.

Il secondo grande cambiamento rispetto ai Souls riguarda il combattimento. Innanzitutto dimenticatevi la stamina: sarà possibile attaccare fino allo sfinimento con lama, ma imparando presto che il battle system richiede tantissima tecnica, allontanandosi da quella pesantezza dei precedenti lavori del team di sviluppo. Il Lupo gestisce gli attacchi con leggerezza, rapidità, in maniera letale: non ci sono capriole, ma schivate, non ci sono pugnalate alle spalle, aggirare un nemico non aiuterà in nessun modo se non nel poterlo attaccare evitando la sua eventuale parata. A infastidire i combattimenti, ma allo stesso tempo ad agevolarli, c’è la postura: più attaccherete, più sbilancerete il vostro avversario, ma più subirete, più sarete sbilanciati. Quando l’avversario sarà caduto a terra sotto i vostri colpi potrete sferrare un attacco letale, che ucciderà, in maniera brutale e con una fontana di sangue (censurabile, a scelta), il malcapitato. Se gli avversari comuni cadranno a terra facilmente e moriranno con un solo colpo letale, i boss avranno bisogno di maggior sforzo, cedendo soltanto a loro un maggior numero: qui arriverà il difficile e dovrete dosare ogni singolo fendente. Imparerete presto che le parate sono fondamentali, sia nella tempistica – molto più precisa di quanto si sia visto in un Metal Gear Rising: Revengeance, per citare qualcosa di altrettanto rapido e letale – che nella modalità, grazie al mikiri, che potrà interrompere un attacco mettendo il piede sull’arma dell’avversario.

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I nemici vanno finiti attraverso colpi letali

Il mikiri, come tante altre abilità, si dovrà sbloccare sfruttando i punti accumulati di combattimento in combattimento, di uccisione in uccisione. Avremo modo di ottenere sia abilità che aumenteranno le capacità delle fiaschette di recupero energia sia che aggiungeranno dei colpi speciali, pensati per indebolire più rapidamente la postura dell’avversario e creare degli attacchi spettacolari, tra affondi e colpi in aria. Insomma Sekiro: Shadows Die Twice è un titolo action che mostra sin da subito le zanne e gli artigli, dimostrando di avere uno stile tutto unico, impreziosito anche dagli strumenti prostetici, collegati alla protesi impiantata nel braccio sinistro del Lupo. Avremo a disposizione una fiamma, che in combinazione con una bottiglia di olio potrà dar fuoco facilmente a un avversario, dei petardi, in grado di stordire gli animali, anche i cavalli più coriacei, che in groppa portano un nemico apparentemente invincibile, un’ascia pesante, in grado di distruggere qualsiasi scudo avversario, una lancia allungabile e altro ancora. Tutti sono legati a dei consumabili, il loro utilizzo pertanto sarà molto più strategico di quanto si possa credere.

“Dimenticatevi la stamina: in Sekiro: Shadows Die Twice sarà possibile attaccare fino allo sfinimento con la vostra lama”Ovviamente non finisce qui, davanti agli occhi del giocatore c’è un mondo ostico, condizionato dalla morte, l’elemento cardine dell’avventura. Il Lupo non porta con sé quegli elementi ruolistici che avevano i guerrieri dei Souls, non può aumentare la propria vitalità a piacimento e non ha anime da spendere o da perdere. Potrà potenziare il proprio attacco solo dopo aver abbattuto un boss e la sua vitalità solo all’ottenimento di determinati oggetti: per il resto, tutto sarà riposto nell’abilità del giocatore, con il rischio di dover restare ore a combattere contro lo stesso arcigno nemico, perché grindare è un concetto che qui non esiste. Morire quindi è molto più facile di quanto si possa pensare. Ogni volta che cadrete dovrete cedere la metà delle vostre monete, oltre che i punti abilità raccolti, ma non finisce qui: morire più e più volte significa diffondere il Male del Drago, un morbo che annulla il potere vitale del mondo, diffondendo una tosse aggressiva che diminuisce anche il Favore Divino. Questo indica la possibilità, in percentuale molto bassa, di non perdere la metà del gruzzolo, ma più morirete più si abbasserà, diminuendo sempre di più ciò che ritroverete al vostro resuscitare, senza poterlo recuperare. Anche in questi aspetti il gioco si dimostra eccessivamente punitivo, vi ritroverete a voler spendere quanto prima ciò che avrete raccolto, evitando di dover piangere sulle monete versate. Scoverete andando avanti nel gioco delle modalità per arginare il morbo, ma questo comunque non faciliterà la vostra condizione.

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L’utilizzo della protesi si rivelerà spesso fondamentale

Sekiro: Shadows Die Twice non finisce qui, però, perché oltre al combattimento esiste un aspetto molto affascinante legato alla verticalità e all’esplorazione: grazie al rampino, utile tanto in combattimento quanto negli spostamenti, potrete scoprire l’ampiezza degli scenari, che attraverso arbusti spezzati, capitelli sporgenti e a volte anche avversari da disarcionare si estenderà sempre di più. Più salirete e più scoprirete un mondo che si evolve e che si prepara a fagocitarvi: tra corvi e assalti dall’alto vi ritroverete quasi a volare fin sopra le nuvole, tanto per scoprire fin dove potrete spingervi, quanto per approfittare dei vostri avversari sfruttando la componente stealth. Come in Tenchu, che tanto aveva esaltato l’uso della katana, potrete calarvi dall’alto sul nemico in maniera furiosa e letale, oppure approcciare un avversario alle spalle sfruttando il silenzio o l’erba alta: potrete così ripulire più facilmente le aree e recuperare, una volta sbloccata l’abilità apposita,la  vitalità fondamentale per affrontare un combattimento faccia a faccia, ricaricando anche la resurrezione, fondamentale per tornare in vita una volta, forse anche due. Elementi ludici e anche pittoreschi, che aumentano la creatività di un titolo che permette di approcciare il combattimento in tanti modi e tante modalità. FromSoftware ha messo da parte i soulslike per adesso e tanto dovrete fare anche voi.

Dal punto di vista tecnico il titolo, giocato su PlayStation 4 Pro, non presenta molte incertezze e soddisfa qualsiasi occhio, anche il più esigente. Non ci troviamo comunque dinanzi a una produzione che ha nel dettaglio poligonale la propria forza, così come non è esaltante il frame rate, a volte traballante. Occasionalmente si presenta un po’ grezza, non precisissima nelle sventagliate della lama, soprattutto quando la si affonda nel corpo dell’avversario. Le ambientazioni sono complesse ed estese, capaci di alternare solenni castelli a pianure che si riempiono di girandole o di fiori, restituendo al giocatore un fascino unico, che ne valorizza l’estetica. Rimarrete impegnati per circa quaranta ore in questo mondo unico, che pur non avendo un level design intricato e ramificato, ha in sé una bellezza particolare.

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Alcune ambientazioni sono capaci di mozzare il fiato

Sekiro: Shadows Die Twice è difficile, complesso, va approcciato in maniera cauta per poi essere infilzato nell’anima, nel cuore. Allo stesso tempo chiede al giocatore di accettare dei momenti di sconforto totale, di sentirsi completamente inerme dinanzi a un’evoluzione quasi inesistente del Lupo. Non c’è una componente ruolistica a permettere di aumentare di livello, di costruire una build tale da vincere contro i boss; non ci sono armi da potenziare, non ci sono oggetti da cercare o armature da equipaggiare: dimenticatevi Dark Souls e abbracciate l’idea di un action game che vi avvolgerà in un’ambientazione unica, raccontata diversamente da quanto vi possiate aspettare, che vi donerà quell’angoscia che vi farà sentire vivi a ogni passo. Il compromesso a cui scendere è grande, ma una volta compresa l’essenza dell’opera riuscirete ad amarne anche i difetti, fino a quando non sentirete quel senso di appagamento che FromSoftware sa donare con i suoi giochi, tra i quali questo è il più complesso, il più difficile, forse anche per questo il più bello.

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VOTO9
Tipologia di gioco

Sekiro: Shadows Die Twice è un action dal tasso di difficoltà estremamente alto, nel quale combattere contro nemici di ogni tipo nei panni di un esperto shinobi.

Come è stato giocato

Abbiamo ricevuto un codice per il download da PlayStation Store.