Tutto è silente. La Terra non sta inviando alcun segnale, nemmeno i satelliti captano qualcosa. In un’atmosfera nella quale si respirano tensione e commozione si apre The Great Perhaps, il nuovo videogioco pubblicato da DaedalicEntertainment, che sancisce l’esordio di Caligari Games, team di sviluppo indipendente russo. Si tratta di una produzione incentrata sulla narrazione, dallo storytelling attentamente studiato e dalle emozioni intense, che si propone come platform esplorativo costellato di enigmi ambientali.

La storia è fin da subito molto toccante: Kosmos, un astronauta dal nome volutamente simbolico e dal significato ben preciso nel contesto di gioco torna su una Terra sconvolta dai cataclismi. Ad accompagnarlo L9, assistente vocale in grado di sviluppare delle capacità richieste dall’uomo, che dimostra ben presto di avere una coscienza e un certo grado di umanità. Lo si avverte quando la voce chiede di essere portata con l’astronauta, per non restare sola nella navicella spaziale e, in un momento particolarmente drammatico, quando dimostra di tenere alla vita dell’esploratore spaziale.

The Great Perhaps screenshot

The Great Perhaps colpisce forte a livello emotivo fin dall’inizio

Si trattano argomenti forti e delicati sin dall’inizio: il tema della morte della propria famiglia e della conseguente solitudine, accentuata dall’essere letteralmente fuori dal mondo, il volto inquietante dell’avanzamento tecnologico, esemplificato dalla crioconservazione che ha permesso a Kosmos di dormire per cento anni, le catastrofi ambientali, che ancora dilaniano la Terra, l’impotenza umana di fronte alla natura. Tutti temi estremamente attuali e di dibattito, che portano necessariamente a una riflessione e che elevano la capacità di trasmettere un messaggio del gioco.

“a seconda della dimensione temporale nella quale ci muoveremo potremo vivere uno stuzzicante cambio di prospettiva e progredire nel gioco sfruttando in maniera intelligente le caratteristiche di entrambe le epoche”Nei primi momenti della storia l’astronauta, da noi controllato, comincia la sua esplorazione: l’unica forma di vita rilevata da L9 nel raggio di 1000 chilometri risulta situata all’interno di un’enorme costruzione russa, fatiscente e nel mezzo del nulla, una presenza che non si rivelerà pacifica. Proprio in questo luogo troverà una lanterna, oggetto cruciale del gioco, che grazie alla sua luce lo riporterà indietro nel tempo, permettendogli di vedere gli stessi luoghi parecchi anni prima, in condizioni decisamente migliori, e di evitare diverse situazioni pericolose. Il suo effetto però non è duraturo: ogniqualvolta accenderà la luce avrà a disposizione una quindicina di secondi prima che il luogo torni al tempo presente, facendo scomparire il puzzle che stava risolvendo o il meccanismo che stava sbloccando. Dunque, a seconda della dimensione temporale nella quale ci muoveremo, potremo vivere uno stuzzicante cambio di prospettiva e progredire nel gioco sfruttando in maniera intelligente le caratteristiche di entrambe le epoche, utilizzando a dovere i salti temporali per prendere oggetti, salvarci da nemici e altro ancora, tra un puzzle e l’altro, dalla difficoltà solitamente abbordabile. Un ritmo generalmente lento, anche nei momenti più concitati, che richiederebbero una maggiore intensità, permette di approcciarsi al gioco con estrema facilità.

The Great Perhaps screenshot

Desolazione e morte sono quanto attende il giocatore in ogni momento dell’avventura

Un’estetica bidimensionale molto semplice ma dall’apprezzabile livello di dettaglio, che mette in scena questa sorta di Sottosopra à la Stranger Things, permettendoci di osservare uno stesso luogo attraverso due filtri diversi, mette in scena l’avventura dell’astronauta, ma è soprattutto il sonoro a farsi apprezzare per quanto riguarda il comparto tecnico, grazie a effetti ben curati e ad accompagnamenti dalla giusta atmosfera. Abbiamo scovato un bug relativo al riavvolgimento del tempo, ma non ha pregiudicato l’esperienza di gioco, anche se confidiamo che venga risolto al lancio.

Un’esperienza del tutto convincente, non solo grazie a un gameplay interessante e stimolante e al coinvolgimento veicolato dal comparto tecnico, ma soprattutto per quanto The Great Perhaps suscita nel giocatore, ponendolo di fronte a domande esistenziali, all’evidenza di quanto stia succedendo nel mondo e facendolo interrogare sul mistero della vita stessa, magari secondo le parole pronunciate da François Rabelais in punto di morte: Je m’en vais chercher un grand peut-être. “Me ne vado in cerca di un grande forse”.

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VOTO8
Tipologia di gioco

The Great Perhaps è un’avventura con enigmi ambientali che racconta la storia di un astronauta tornato sulla Terra, dopo che il pianeta è stato distrutto da cataclismi.

Come è stato giocato

Abbiamo ricevuto un codice per il download da Steam.