Soffia, su Hyrule, un vento continuo, a volta appena avvertibile brezza, che accarezza gli steli d’erba e i fianchi degli animali selvaggi, a volte, unito alla pioggia torrenziale, tempesta, che squassa il cielo e la terra, crepando la volta celeste e incendiando le praterie. Sempre presente, mai interotto. E’ il respiro del mondo, la testimonianza di uno spirito che su Hyrule non era mai stato così percepibile e che ora invece ha avvolto tutto il mondo nella sua essenza, lo spirito della natura, una meravigliosa e costante presenza che indica quanto The Legend of Zelda: Breath of the Wild non sia un nome scelto a caso, per dare enfasi e pomposità ad un open world. Questo non è un open world, questo è veramente un mondo vivo, come mai si era visto prima, perché non c’è niente nella produzione videoludica attuale che assomigli all’ultimo capitolo della serie di Nintendo, atteso a lungo e, possiamo dirlo, a ragione, come nuovo messìa, per una saga che aveva bisogno di un cambiamento.

La verità è che The Legend of Zelda: Twilight Princess è stato l’ultimo capitolo della serie così come l’avevamo sempre conosciuta, con l’overworld, i dungeon, la progressione aperta a missioni secondarie ma sempre lineare, attraverso tappe prestabilite. Già The Legend of Zelda: Skyward Sword aveva provato a cambiare qualcosa, abbandonando di fatto l’open world, disconnettendo le aree tra di loro, aumentando la quantità di enigmi al loro interno, di fatto trasformando anch’esse in dungeon, attraverso un level design eccellente, ma non abbandonano i sotterranei e i templi che della saga hanno fatto la storia. E’ servito tutto, The Legend of Zelda: Breath of the Wild è insieme ripartenza ideale della serie, suo compendio totale e apoteosi della formula originale, quella del capitolo per NES, già aperto ad una progressione non lineare. Non si perde (quasi) niente nel capitolo dal quale sarà impossibile tornare indietro, a quanto la saga fosse prima del suo avvento, e che al momento pare impossibile anche solo pensare di migliorare, perché tocca picchi di qualità eccelsi, praticamente contigui alla perfezione.

The Legend of Zelda: Breath of the Wild screenshot

Solo giocando è possibile rendersi conto della bellezza degli effetti di illuminazione

Oggi è impossibile non abbozzare un ironico sorrisetto ripensando a coloro che si esercitavano nel banale e pigro esercizio della categorizzazione, nel voler, per forza di cose, guardare The Legend of Zelda: Breath of the Wild attraverso una lente sulla quale erano impresse le strutture ludiche di produzioni come The Elder Scrolls V: Skyrim, come se non potesse sottrarsi, l’open world made in Nintendo, a quanto fatto da altri prima, come se si parlasse di una compagnia qualunque. E invece, come rivoluzionò il platform ai tempi di Super Mario 64, come insegnò l’action adventure tridimensionale con The Legend of Zelda: Ocarina of Time, Nintendo oggi stravolge anche l’open world, e lo fa alla sua maniera, seguendo il suo mantra: divertire, rendere sostanza ludica ogni singolo elemento di gioco. Non esiste qui la peregrinazione fine a sé stessa, le distanze non si allungano per esibire in maniera muscolare le dimensioni del mondo. Hyrule è uno sterminato contenitore di cose da fare, da attraversare seguendo le indicazioni per l’avventura principale, da esplorare liberamente o per completare missioni secondarie, o nel quale semplicemente bighellonare. La libertà del giocatore, slegato dalla progressione prestabilita di tutti i capitoli della serie, tranne il primo, è totale.

La vera differenza rispetto ad altri congeneri è che ognuno di quegli elementi ludici inseriti per rendere ricco il mondo di gioco ha tutta l’essenza di un The Legend of Zelda. Qualcuno temeva che il nuovo corso potesse imporre alla serie di scendere a patti con la propria identità, di cambiarla in maniera sostanziosa. Niente di tutto questo, appena si iniziano ad esplorare le magnifiche terre di Hyrule si viene pervasi dall’essenza della saga, non solo attraverso il suo immaginario, fatto di razze, personaggi, luoghi, e che qui si espande ulteriormente, grazie all’ampiezza del mondo, ma attraverso le sue atmosfere, che sono la pace dei villaggi, la stramberia di certi incontri e situazioni, l’occasionale divertimento senza pensieri di alcuni eventi e, soprattutto, quella magnifica sensazione di avventura che mai abbandona, che spinge a galoppare attraverso le pianure, a scalare le montagne, a infilarsi in ogni anfratto. E, soprattutto, attraverso il rendere tutto sostanza ludica.

The Legend of Zelda: Breath of the Wild screenshot

Il ruolo di Zelda nel gioco è del tutto nuovo

Sono sostanza ludica i combattimenti, che in The Legend of Zelda: Breath of the Wild cambiano radicalmente rispetto a tutti gli altri epigoni della serie, immensamente più difficili, necessitano attenta pianificazione, soprattutto quando ci si scontra con molteplici nemici; l’equipaggiarsi di armi di vario tipo e dimensioni, tantissime, e armature, molteplici, con effetti diversi; il cucinare, semplicissimo, divertente nello sperimentare tra un’infinità di ingredienti; la risoluzione degli enigmi dei sacrari, minidungeon che vanno a sostituire quelli classici, che non esistono più, ma dei quali conservano la stessa inventiva, in una varietà estrema, essendo tantissimi e sparsi per tutta la mappa; il trovare i santuari nascosti, affidandosi a voci, leggende, canzoni, risolvendo enigmi ambientali o avventurandosi in particolari imprese. Potremmo continuare all’infinita a descrivere tutti gli elementi di un impianto di gioco ricchissimo, accessibile, divertente.

The Legend of Zelda: Breath of the Wild sarà per sempre ricordato come il capitolo della serie che ne ha stravolto le regole, pur rimanendo perfettamente ancorato alla sua tradizione”

Come se non bastassero la bellezza di un mondo enorme da esplorare, sul quale è evidente il tocco di Monolith Soft., che ha contribuito alla sua realizzazione (e chi avesse giocato Xenoblade Chronicles e Xenoblade Chronicles X riconoscerà sicuramente il valore di questa affermazione), la fiera esposizione di un’identità storica ma al contempo nuova, la pregnanza degli elementi squisitamente ludici, The Legend of Zelda: Breath of the Wild può contare anche su di una storia dalla qualità assoluta, che per la natura del gioco e per le sue premesse viene narrata in maniera occasionale e non lineare, ma non per questo non è capace di arrivare al cuore del giocatore, soprattutto in determinati momenti. La storia avvolge, in un certo senso, tutto quanto descritto finora, lo rende coerente, ne amplifica persino il valore, perché si lega ai luoghi, attraverso un certo meccanismo ludico/narrativo di importanza fondamentale.

The Legend of Zelda: Breath of the Wild screenshot

La calamità abbattutasi su Hyrule è al centro della storia del gioco

The Legend of Zelda: Breath of the Wild sarà per sempre ricordato come il capitolo della serie che ne ha stravolto le regole, pur rimanendo perfettamente ancorato alla sua tradizione, ma anche nella rappresentazione del mondo di Hyrule Nintendo ha osato, con una carica dirompente. L’allargamento degli spazi significa avere più luoghi, più ecosistemi, più coerenza, e allora il fiume Zora si aggroviglia come un serpente verso il villaggio del popolo che gli dà il nome, il Monte Morte è ancora più minaccioso, enorme, si esplorano anche nuovi luoghi, come il Monte Ranel e tutta una toponomastica che evoca praticamente ogni capitolo della serie. Al servizio dell’inventiva, la tecnica. Se la qualità visiva del gioco è enorme è per merito non solo della direzione artistica, ma della cura riposta, ad esempio, in illuminazioni ed effetti straordinari, che sono quanto più impreziosisce un mondo finemente cesellato e dettagliato, che molto riprende nello stile generale dal suo più immediato predecessore. Il piccolo scotto da pagare, su tv, è un frame rate occasionalmente ballerino in alcune situazioni, ma mai al punto da diventare un vero problema (aggiornamento: la patch del day one risolve molte situazioni, sebbene non tutte), mentre tutto scorre liscio in modalità portatile. Nell’ottica della rivoluzione ed al contempo della tradizione anche la colonna sonora: non c’è un epico brano a sottolineare l’esplorazione dell’overworld, spesso si lascia che parli la natura, e che solo poche note accompagnino le peregrinazioni di Link, mentre nelle altre zone ricorrono variazioni a volte minime, a volte quasi totali, delle melodie storiche della serie, oltre ovviamente a nuove creazioni.

The Legend of Zelda: Breath of the Wild è un’opera semplicemente meravigliosa. Quanto si è fatto attendere, e quanto è stato giusto farlo: Nintendo non solo ha reinventato la serie, ma anche un genere, come aveva fatto altre volte, con la differenza che in quelle occasioni aveva già esperienze precedenti: dell’open world non aveva dimestichezza, e molti la attendevano al varco, probabilmente anche ansiosi di criticare ogni eventuale difetto del gioco. La risposta è una produzione di importanza storica, straordinaria, che difetti praticamente non ha, e che persino nell’enormità del suo mondo non si dimentica di essere giocosa, divertente. C’è un posto per ogni cosa al suo interno, per l’epica come per l’intimità, per la tragedia come per il sorriso. E il tutto senza sacrificare nemmeno una stilla della essenza e della identità della saga. Di fronte a opere simili, non si può far altro che inchinarsi, ringraziare e goderne.

VOTO10
Tipologia di gioco

The Legend of Zelda: Breath of the Wild unisce una struttura open world alla tradizione della serie, con un risultato eccezionale.

Come è stato giocato

Abbiamo ricevuto una copia review fisica da Nintendo, affrontato innumerevoli ore di gioco, e tantissimo abbiamo ancora da scoprire della nuova Hyrule.