Prosegue la nostra selezione di Giochi del Decennio: oggi è il turno di God of War, e fino a lunedì 23 dicembre, qui su BadTaste, vi racconteremo i migliori giochi usciti dal 2010 al 2019, al ritmo di uno al giorno.

 

Ne ha fatta di strada il Fantasma di Sparta, dalla sua prima comparsa su PlayStation 2, passando per il terzo atto della sua battaglia vendicativa contro gli Dei dell’Olimpo, che tra l’altro ha aperto questo decennio, fino al soft-reboot conosciuto semplicemente come God of War. Un percorso a denti stretti accompagnato da lame e sangue e da un’arroganza appartenente al primo Kratos che, proprio nel capitolo uscito l’anno scorso, ha lasciato spazio alle responsabilità di un genitore, nel culmine di un inevitabile percorso di crescita.

E God of War, nella sua ultima incarnazione, è proprio questo: un nodo di rabbia che si scioglie e che lascia spazio a sentimenti fondamentalmente puri e limpidi, l’amore di un padre che prende il sopravvento sull’astio, diventa saggio e meditabondo, senza però rinunciare a mollare quattro sganassoni in faccia alle divinità di turno.

 

God of War screenshot

 

La maturazione dell’anima della serie, infatti, si ripercuote anche sul gameplay, andando a plasmare intorno a Kratos un modo tutto nuovo di intendere la guerra, dove se prima era costretto a utilizzare due lame per compiere la sua vendetta, alle quale era letteralmente incatenato, qui il protagonista sceglie non solo la sua battaglia, ma anche lo strumento con cui combatterla. Ecco, dunque, che il Leviatano – uno strumento apparentemente di uso comune che Kratos brandisce per provvedere alla famiglia, cacciando o tagliando la legna – diventa per necessità un veicolo di morte e dolore con cui farsi strada per portare a termine la propria missione. Una missione che, come tutto ciò che è stato costruito negli uffici di Santa Monica riguardo a questo God of War, si toglie il velo dell’ineluttabile e si trasforma in un compito intimo e sentito, un dovere morale e un atto d’amore verso un caro estinto.

È il rovescio della medaglia: dove prima la tragedia familiare ha lasciato spazio solo a rabbia e vendetta, qui ha rappresentato un momento di crescita e di avvicinamento tra padre e figlio, andando a porre le fondamenta per un viaggio interiore, oltre che avventuroso, e rappresentando un’occasione eccellente per raccontare un altro lato di un personaggio amatissimo come Kratos, un volto che non conoscevamo, più morbido, che porta addosso i segni di tutto il dolore del passato e che pensa, scioccamente, che null’altro possa scalfirlo.

Senza girarci attorno, insomma, i pregi dell’ultima fatica del team capitanato da Cory Barlog sono tutti qui, un lavoro capace di ripensare uno degli immaginari videoludici più amati nonché simbolo di un’intera generazione. Perché possiamo discutere fino alla nausea del magistrale piano sequenza che accompagna tutta la nuova avventura di Kratos e Atreus, suo figlio; di come l’approccio con la mitologia norrena sia risultato piacevolmente naturale per noi giocatori, abituati all’Antica Grecia, quasi come fosse una scontata e lineare mutazione del mondo ellenico che già conoscevano; di come il lavoro di regia ci abbia avvicinati alle spalle e al cuore del protagonista, consentendoci di abbracciare la tragedia tanto quanto lui; o ancora, della direzione artistica fortemente ispirata e di un level design avvolgente e immersivo.

 

God of War concept art megaslide

 

Possiamo parlarne quanto volete, dicevamo, ma non basterebbe a lodare e giustificare un’operazione così coraggiosa come quella di God of War, in grado non solo di congedarsi con rispetto dal passato, ma addirittura di evolverlo, mettendo sul piatto un reboot che è anche un sequel, in grado di farsi amare anche da chi non aveva mai brandito le Lame del Caos prima d’ora.

Un titolo che porta sulle proprie spalle l’eredita di un intero decennio, e che per questa ragione, e per aver raccontato una storia così intima e personale, senza mai tirarsi indietro di fronte alle carneficine violente a cui ci ha abituati la serie, e per mille altri motivi, God of War non poteva assolutamente mancare l’appuntamento con i nostri giochi migliori degli ultimi dieci anni.