Legato a doppio filo con la scorsa generazione videoludica, Little Big Planet è stato senza dubbio uno dei titoli che ha fatto proprio il concetto di “creatività videoludica”. L’opera realizzata dai ragazzi di Media Molecule, pubblicata in Europa il 5 novembre del 2008, è infatti una dichiarazione d’amore ai videogames. Una dichiarazione che, fortunatamente, ha riscosso il successo che meritava da parte di un pubblico del tutto ignaro della tipologia di gioco che si è trovato ad avere tra le mani.

Sebbene Little Big Planet abbia una trama a far da ponte tra i vari livelli della modalità single player, è stato il multigiocatore ad aver portato il brand nell’olimpo dei videogames. Dopo aver avviato il disco all’interno della propria PlayStation 3, gli utenti si sono trovati catapultati dall’altra parte della barricata, spinti dagli sviluppatori a realizzare i titoli che prima erano abituati “solo” a giocare.

 

 

A far da tramite per questa splendida meccanica di gioco è stato scelto il simpatico Sackboy (o Sackgirl, nel caso si utilizzi un personaggio femminile). Stiamo parlando, ovviamente, del simpatico pupazzo di pezza che, nel corso della nostra avventura, potremo personalizzare a piacimento, agghindandolo nei modi più disparati. Era inevitabile, quindi, che il Sackboy divenisse una sorta di icona del mondo videoludico, capace di trasmettere simpatia e allegria attraverso le sua divertenti espressioni facciali. La sua capacità di divenire un prolungamento delle scelte creative del giocatore è riuscita, con il progredire del franchise, a consolidare e caratterizzare un personaggio che, di base, sarebbe potuto risultare vuoto e insignificante.

Per tentare di trasmettere il nostro attaccamento al simbolo di Media Molecule, abbiamo quindi deciso di ospitare il Sackboy all’interno dell’episodio di questa settimana di Vite Digitali. Per chi non lo sapesse, Vite Digitali è la rubrica domenicale dedicata ai principali personaggi provenienti dai videogames e al loro impatto sulle vite di noi “semplici” videogiocatori.

 

 

La trama che contestualizza l’esistenza del Sackboy è tanto semplice, quanto metaforica. Il nostro piccolo pupazzo di pezza verrà mandato a indagare sul furto di alcune creazioni da parte di un misterioso individuo. Il finale del gioco, che non vi riveliamo per amor di spoiler, si pone come obiettivo quello di insegnare al giocatore l’importanza della creazione di mondi di gioco e della loro condivisione con gli altri utenti.

In Little Big Planet, infatti, ci è continuamente suggerita l’importanza del ruolo del videogiocatore all’interno della fruizione di un videogioco. Dopotutto, a qualsiasi titolo si decida di giocare, ci sarà sempre e comunque uno scambio di informazioni tra lo sviluppatore e l’utente. Il Sackboy è il concetto che sta alla base di questo ragionamento, dato che starà a noi decidere come addobbare il personaggio e come comportarci nei confronti degli altri giocatori, che saranno a loro volta creatori di mondi. Non stiamo parlando solamente delle interazioni con gli altri pupazzi di pezza che incontreremo nelle svariate sessioni multigiocatore, ma di una vera e propria netiquette da applicare a ogni singola caratteristica del titolo.

 

 

L’opera Media Molecule ci permette di modificare i livelli degli altri giocatori, di votarli, di commentarli e di contattare direttamente il creatore, per dargli la nostra opinione sul suo operato. Il tutto, sempre e comunque, attraverso la figura del Sackboy, che diventerà pian piano una sorta di nostro alter ego digitale, in grado di fare da tramite per le nostre azioni e per i nostri giudizi. Ci troviamo di fronte, ancora una volta, a un personaggio che vive del carisma che noi gli infondiamo, risultando un perfetto contenitore per le nostre emozioni. Un contenitore sapientemente preparato dal team britannico, che ci ha permesso d’innamorarci della naturalezza del Sackboy e della sua capacità d’insegnarci che noi videogiocatori siamo importanti almeno quanto i titoli che giochiamo tutti i giorni.