Nel momento in cui scrivo si è conclusa da un giorno la stagione competitiva nove di Overwatch. Non ho giocato moltissimo per i miei standard passati, circa 30 ore, e proprio per questo non sono neanche riuscito a sfiorare il rank oro, a causa soprattutto di un sistema di piazzamento che considera più l’andamento passato che il rendimento attuale, che ha quindi annullato le molte partite vinte in sede di qualificazione.

Considerazioni sul ranking a parte, questa stagione competitiva di Overwatch è stata molto illuminante per capire lo stato di salute attuale del gioco. Con “stato di salute” non intendo dire che il titolo di Blizzard stia scomparendo, tutt’altro, ma proprio lo status quo della fauna e dell’ecosistema del multiplayer online.

Ci vuole stomaco per giocare online ad Overwatch oggi, per una serie di motivi.

In primis è necessario fare una distinzione fondamentale sul come si gioca ad Overwatch. Se siete quel tipo di persona che gioca ogni tanto senza grossi problemi, non particolarmente attenta al meta, ai personaggi migliori da prendere (ma spero almeno attenti a creare una buona composition), allora tutto questo blaterare probabilmente non vi dirà nulla. È giusto così, ed un po’ vi invidio pure.

Per tutti gli altri, soprattutto per chi si butta nelle partite competitive, sarebbe necessario imparare un po’ di meditazione zen.

Overwatch

La ragguardevole season del sottoscritto.

La prima cosa è che, da quando il gioco è stato lanciato nel 2016, la qualità della community è peggiorata in modo inimmaginabile. Non c’è una partita in cui non si finisca a discutere con uno dei compagni nella chat di gruppo, e tendenzialmente lo si fa perché non c’è la volontà di collaborare.

Tra il personaggio di Hanzo che è diventato un meme, quindi viene preso da una buona parte di giocatori solo per trollare o per creare dei grandissimi momenti di comicità in cui si sostiene di essere dei professionisti con il personaggio, e chi volutamente gioca solo due eroi in croce e non riesce ad adattarsi al flusso del gioco (cosa fondamentale in un titolo come Overwatch), si crea spesso una situazione di attrito tra i giocatori difficilmente risolvibile.

” la qualità della community è peggiorata in modo inimmaginabile”Uno dei momenti più fastidiosi di sempre è il classico campione wannabe, che non riesce a prendere in considerazione di essere un giocatore normale (se non peggio) ed alle segnalazioni dei compagni di squadra comincia a remare volutamente contro.

Il meccanismo che si crea è il classico ricatto psicologico tipico di ogni community online. Si può minacciare di segnalare il giocatore, nella speranza che si ravveda, ma allo stesso tempo si cade nella trappola della tossicità e, allo stesso modo, lui potrebbe avviare una segnalazione per atteggiamento aggressivo. La cosa migliore da fare è segnalare direttamente, e in questo senso Blizzard ha inserito la possibilità di evitare un giocatore per alcuni giorni, così da impedire che venga di nuovo assegnato nella stessa squadra.

Overwatch Brigitte

Brigitte, la probabile protagonista della prossima season

Considerazioni, queste, che sono comuni a tutti i giochi multiplayer online, e che in realtà, forse, lasciano il tempo che trovano.

È frustrante però constatare che per godere al meglio dell’esperienza di gioco sia necessario avere un team di sei persone al completo. Una cosa del genere ce la potremmo aspettare da un free to play come League of Legends che, proprio per la sua accessibilità, ha da sempre raccolto una fauna molto vasta di giocatori (persone normali incluse, ovviamente).

Overwatch però ha raccolto quel tipo di giocatori per la sua affinità ad alcuni meccanismi dei MOBA, ed era evidentemente solo questione di tempo prima che l’ecosistema dei giocatori diventasse simile agli altri del suo genere. Il gioco è diventato un fenomeno mediatico, una fonte di meme, fanfiction e tormentoni infinita, ed è sempre facile trovarlo a prezzi molto scontati (soprattutto su PC), e proprio per questi motivi è diventato un titolo seducente per una buona fetta di pubblico.

Quindi, alla luce di quanto scritto finora, ci sono due modi per affrontare Overwatch: giocare in team, possibilmente affiatato, dove ognuno ha ben chiaro il suo ruolo e cosa significa nella dinamica di gioco; oppure giocare da soli, ma armarsi di pazienza, tanta comprensività, e prepararsi ad avere a che fare con una fauna di giocatori poco educata e spesso incline all’autodistruzione.

 

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