Partiamo da una premessa importante: NieR:Automata è un gioco che potrebbe tranquillamente non piacervi in nessun modo.

L’opera di Yoko Taro e PlatinumGames, uscita più di un anno fa su PlayStation 4 e PC, rientra in quella categoria di produzioni che, nonostante gli sforzi profusi da terzi nelle disamine più approfondite e nelle lodi più generose (come la nostra recensione), potreste bollare come scadente. Ed è normale, forse anche comprensibile, perché 1) Yoko Taro è uno di quei game designer che tendenzialmente non ci sta con la testa, nel senso buono del termine ovviamente, e 2) NieR:Automata è un gioco unico nel suo genere. Ma se avete una Xbox One (oppure una Xbox One X, le cui funzionalità sono supportate) dovreste assolutamente recuperare la appena uscita Become as Gods Edition, che contiene tutti i DLC finora pubblicati.

NieR:Automata è uno spin-off di NieR, che a sua volta era uno spin-off di Drakengard. Niente di tutto ciò vi servirà, però, per godere della storia dell’ultimo titolo di Yoko Taro. Vi diamo questa informazione giusto per farvi capire il contesto e l’ecletticità del game designer nipponico e anche che ci sono un mondo ed un sottotesto narrativo che gli appassionati del brand potranno ritrovare e conoscere. Una ecletticità che, dal primo all’ultimo minuto, Taro ha infuso nella sua opera.

NieR:Automata screenshot

Oltre alla belle parole, NieR:Automata è un gioco nel quale si combatte, e di gusto

NieR:Automata è capace di cambiare tipo di gioco, ma drasticamente, scorrendo tra stylish action, sparatutto in terza persona, shoot ‘em up, ma anche un po’ roguelike. Lo fa con una coerenza stilistica e narrativa invidiabile, senza essere mai stucchevole o solo un pretesto per far sussultare il giocatore sul momento e farlo esaltare della trovata geniale. Anche se non sembra – e davvero, ci vorrà un po’ prima di dare un significato all’intera produzione – ogni cosa nel gioco è al suo posto per un motivo.

Evitiamo spoiler perché, se state leggendo questo articolo, presumiamo che stiate valutando l’acquisto del titolo, spinti da recensioni e commenti positivi di amici e conoscenti, magari. Vi basti sapere che il gioco ha 26 finali. Ma finali non è la parola esatta per definirli perché di fatto (concedeteci questo unico, piccolo, spoiler) sono tutti parte di una sola struttura narrativa.

Sono tre le run principali, la prima finisce sul più bello con una miriade di domande irrisolte e le altre due costituiscono il cuore pulsante della narrativa. In queste tre run, i finali di cui sopra, si innestano le altre 23 soluzioni narrative che completano tutto il mosaico di NieR:Automata. Se vi sentite confusi da questa spiegazione è normale, significa che Yoko Taro ha fatto centro. Questo perché il titolo si prende la briga di non dare mai niente per scontato. Niente è sacro e tutto è sotto la mercé di Taro, nel nome della narrativa. Personaggi, status quo, cose che fino ad un minuto prima solitamente si danno per scontate in un videogioco si ribaltano nel momento meno opportuno e prevedibile.

NieR:Automata screenshot

La storia saprà regalarvi parecchie sorprese

Il viaggio di NieR:Automata è particolare, difficile da decifrare, ma incredibilmente appagante per chi ha la pazienza di proseguire, il coraggio di osare mettersi in discussione. Yoko Taro ha sempre raccontato tematiche molto forti ed importanti, senza andare mai per il sottile come i suoi estimatori sapranno, e il gioco non fa eccezione. Consapevolezza di sé, destino e determinismo, una buona dosa di meta-referenzialità e momenti in cui videogioco e realtà diventano una cosa sola.

Ma c’è anche un combat system, e che combat system, firmato dai PlatinumGames, che di videogiochi di menare ne sanno qualcosa. Un sistema che si amalgama perfettamente con tutto il resto dell’estetica che NieR:Automata mette in piedi. I virtuosismi in combattimento rendono 2B – la protagonista – una combattente letale quando affascinante, dalla sensualità prepotente ma mai eccessiva, come tutte le androidi YohRa in servizio all’umanità. Ci tocca citare anche la sontuosa colonna sonora, composta con una perizia incredibile e dotata di una manciata di tracce davvero uniche, in grado di rimanere per sempre nei ricordi.

È davvero difficile parlare efficacemente di NieR:Automata senza entrare nel dettaglio, perché tutto rischia di sembrare fumoso e poco coerente. Ma non lo faremo, perché questa è una di quelle esperienze videoludiche che, come detto, potrebbe subito sembrarvi indigesta. Non è un titolo privo di difetti dal punto di vista tecnico, ma tutto ciò che fa di contorno eclissa qualsiasi dubbio e perplessità. Se invece entrerete in sintonia con Yoko Taro, cederete all’accordo implicito con la sua narrativa, NieR:Automata si rivelerà uno di quei giochi che, quando non ci saranno più, mancheranno.