I numeri, parziali ed incompleti beninteso, sono spaventosi,  avveniristici, persino fantascientifici per certi versi. Il concept, base e carburante dell’intero progetto, ha il sapore di un futuro già pronto a realizzarsi entro la fine del 2019, deadline entro cui Google dovrebbe riuscire a varare Stadia in buona parte del mondo, anche se non è chiaro a quale prezzo, né in quale forma, visto che, in molti angoli del globo, le infrastrutture di rete non sono affatto al passo con il servizio che permetterà alla corporation americana di dire la sua anche nel mondo dei videogiochi da protagonista.

I più anziani, gli amanti dei progetti dalle belle speranze, sentono parlare di gioco in streaming già da parecchi anni. Uno dei casi più eclatanti, per quanto l’uso di questo termine sia assolutamente iperbolico ed ingiustificato, è stato certamente OnLive, dispositivo con controller annesso che già nel 2010 tentò, fallendo miseramente, di rivoluzionare a modo suo l’industria. Inutile dire che i tempi, allora, erano assolutamente prematuri, né la società a cui il progetto faceva capo aveva potere e fondi sufficienti per mantenere le promesse fatte.

Con Google, sulle soglie degli Anni 20 del nuovo millennio, è un altro paio di maniche, tanto più che, reale e fondamentale novità di Stadia, non è previsto alcun hardware. Persino il controller mostrato durante la GDC di San Francisco, che pur nasconde un paio di feature di capitale importanza, di cui parleremo a breve, è opzionale, sostituiti bile da un qualsiasi altro apparecchio di input che possa essere collegato al proprio PC, allo smartphone, alla TV di casa.

Google Stadia immagine

Il design del controller non ci ha estasiati, per usare un eufemismo, ma se dovesse comportarsi bene una volta sul campo, chiuderemo un occhio sul suo aspetto estetico

Toccherà a Chrome e ai potenti server messi a disposizione da Google stessa fare il grosso del lavoro, macinando codice e permettendoci di godere appieno dei videogiochi contenuti nel catalogo di Stadia, nello splendore, ipotetico e tutto da dimostrare, del 4K a 60fps costanti, senza nemmeno rinunciare all’audio surround.

La rivoluzione, insomma, consiste soprattutto in una libertà di fruizione totale, slegata da qualsiasi limite, soprattutto in termini di specifiche tecniche dei dispositivi in proprio possesso. Una democratizzazione verticale del videogioco il cui unico ostacolo, almeno per il momento, è rappresentato dalla velocità della connessione, elemento di non secondaria importanza, ma destinato a diventare sempre meno impattante, con il progredire delle infrastrutture messe a disposizione per tutti.Stadia non ha alcun bisogno di battere le console concorrenti. L’avversario che dovrà sovrastare, ancor prima che Game Pass e PlayStation Now, è Twitch

Non mancano, naturalmente, innumerevoli punti di domanda, questioni che andranno affrontate e risolte, criticità che al momento fanno sorgere il sospetto che Stadia possa tramutarsi nell’ennesimo Google+, l’ennesimo fallimento, tra i molteplici successi beninteso, destinati a pesare sul curriculum della casa di Android.

Eliminato il problema dell’hardware, molto dipenderà da due fattori: costo e supporto. Sul primo attualmente non sappiamo praticamente nulla. Yves Guillemot, CEO di Ubisoft, ha lasciato intendere che potrebbero rendersi disponibili abbonamenti dalle molteplici fasce di prezzo relazionate al catalogo disponibile e alle ore di connessione giornaliere fornite. Per quanto riguarda il supporto, non mancano già da ora publisher più o meno rinomati che hanno accolto con interesse l’invito a supportare la nascente Stadia. Inoltre, ben consapevole che la differenza, spesso e volentieri, la fanno le esclusive, Google ha ben pensato di dare vita ad uno studio interno, già a lavoro su progetti attualmente misteriosi, che potrebbero realmente segnare l’eventuale successo della piattaforma, soprattutto nei primi mesi dopo l’esordio.

Di dubbi in merito ce ne sono a bizzeffe. Eppure qualcosa, già da ora, sembra chiarissimo e incontrovertibile: Stadia non ha alcun bisogno di battere le console concorrenti. L’avversario che dovrà sovrastare, ancor prima che Game Pass e PlayStation Now, è Twitch, la TV dei videogiocatori di tutto il mondo, nonché palcoscenico prescelto dagli aspiranti utenti (professionisti e non) che vogliono diventare influencer, star, milionari al pari dei famosi Ninja e PewDiePie.

Come dicevamo in apertura, il controller presentato alla GDC è equipaggiato di due pulsanti che attiveranno altrettante feature che, più di altre, caratterizzeranno Stadia e ne influenzeranno la percezione del pubblico, nonché la politica economica di Google stessa e di chiunque deciderà di investirci.

Da una parte abbiamo la condivisione, istantanea e su tutti i principali social, della propria partita. Se il servizio sarà integrato in maniera tale da rendere il tutto davvero immediato e semplicissimo, anche per i meno avvezzi alle “dirette”, potrebbe trattarsi realmente di una carta vincente per Stadia, soprattutto per l’eventuale facilità con cui il sistema potrà adattarsi a device provvisti di telecamere integrate, come tablet, smartphone o notebook, ideali per sessioni di streaming senza troppe pretese.

Google Stadia immagine

Neanche il design del logo e il nome della piattaforma ci convincono appieno, ma poco importa. Basta che fuzioni

L’altro tasto, ben più strategico nei progetti di Google, attiva invece l’Assistente, entità virtuale in grado di pescare dalla rete, leggasi YouTube, un video walkthrough, utile per tirare fuori dai guai l’utente rimasto bloccato di fronte ad un enigma che non sa risolvere o ad un nemico particolarmente arcigno.

Va da sé che questa piccola feature apre le porte ad immense ed infinite possibilità commerciali soprattutto per gli aspiranti Ninja del domani, del tutto interessati e desiderosi che il video proposto dall’Assistente sia proprio il suo. Persa la battaglia diretta per la piattaforma streaming d’eccellenza, insomma, Google potrebbe aver tirato fuori dal cilindro un’arma in grado di ribaltare le sorti del conflitto.

È presto per sbilanciarsi sul futuro di Stadia. Una cosa è certa: a modo suo, il servizio di Google è destinato a concorrere all’inevitabile evoluzione dei videogiochi, medium che si allontanerà sempre più dal concetto di console, per fondersi con quello di servizio.

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