Quando nel 2016 venne annunciato che Distant Worlds: Music from Final Fantasy sarebbe arrivato in Italia per la prima volta, la soddisfazione fu davvero tanta per i fan di lungo corso della serie: dopo tanti anni sarebbe stato finalmente possibile sedersi a teatro e godere di un’orchestra sinfonica pronta a suonare tutte le colonne sonore di una delle saghe videoludiche più longeve di sempre, oltre che tra le più apprezzate, da quella che oramai non si può più definire nicchia. Purtroppo però l’evento, due anni fa e quest’anno, ha offerto un prodotto davvero troppo stantio, incapace di rendersi moderno, che non può davvero soddisfare tutti i fan di Final Fantasy. Non al prezzo richiesto e con la qualità offerta.

 

Nel 2007 la musica di Nobuo Uematsu arrivò per la prima volta in Italia: eravamo a Firenze, alla Fortezza da Basso, una settimana prima di Lucca Comics & Games, quando le edizioni non erano affollate e congestionate come quelle degli ultimi anni. L’organizzazione – nella quale marginalmente c’ero anche io, tramite FFOnline.it – si era preoccupata di far arrivare in Italia anche il compositore giapponese, insieme alla moglie Reiko e al suo manager, Hiroki Ogawa, col quale a oggi il Maestro condivide la Dog Ear Records, etichetta discografica che riproduce le sue melodie. Lo spettacolo offerto fu il tipico esordio di un qualcosa di nuovo: l’orchestra sinfonica toscana si esibì in una prestazione non memorabile, ma comunque gradevole. Uematsu era in prima fila, a osservare e ad ascoltare tutto, saltuariamente anche a muovere le mani, come se stesse dirigendo proprio lui l’orchestra, solfeggiando in maniera contenuta. L’emozione, per noi che avevamo messo in piedi il concerto e che lo stavamo ascoltando dal vivo fu inevitabilmente tanta e andò in un certo senso a colmare quelle piccole lacune organizzative del primo Music from Final Fantasy in Italia. La Fortezza da Basso aveva allestito un tendone appariscente, organizzando anche due diversi turni del concerto, per un totale di quasi tre ore di performance: le sedie erano quelle pieghevoli, quasi da evento di paese, ma il prezzo contenuto di 20 euro non era per niente pretenzioso. Inoltre l’orchestra riuscì anche a proporre per la prima volta il main theme di Blue Dragon, che uscì proprio quell’anno, sotto l’etichetta Mistwalker, offrendo un contenuto inedito per tutti, con grande sorpresa dei presenti.

Distant Worlds: Music From Final Fantasy

Arnie Roth è il direttore d’orchestra di Distant Worlds: Music From Final Fantasy

 

 

La prima volta di Uematsu in Italia fu memorabile quindi esclusivamente perché si trattò di un debutto, di un evento unico che accadeva dopo tanti anni di attesa e di speranze. Uematsu in Italia non è più tornato, nemmeno ha aperto a un possibile ritorno, nonostante gliel’avessimo chiesto a più riprese, persino quando ci ospitò a casa sua nel 2015, suonandoci To Zanarkand al suo pianoforte. Segno del fatto che l’organizzazione non lo aveva soddisfatto e che aveva preferito soluzioni comunque europee, come Parigi o Londra, ma senza mai più toccare il nostro Paese. Ci avevamo messo una pietra sopra, ma quando poi in Italia arrivò Distant Worlds l’emozione stava per rinnovarsi. Nel 2017 l’unica tappa annunciata fu quella di Milano, costringendo tutti a recarsi nel capoluogo meneghino per assistere allo show. Rispetto a quanto visto dieci anni prima, ci trovavamo dinanzi a un marchio noto a livello internazionale, che aveva reso Final Fantasy e la sua musica una catena di montaggio, rodata e funzionante.

 

“Roth non è riuscito a costruire una tracklist degna di Final FantasyL’esperienza del 2017 a Milano fu però disastrosa. Non quanto quella di quest’anno, ma quasi. Distant Worlds a Milano si è affidata al Teatro Linear Ciak, un auditorium che tutto è fuorché adatto alla musica classica. La scelta, ipotizziamo, è ricaduta su di esso esclusivamente per una questione di numeri: avere una platea così ampia, da 3000 posti, a Milano, significherebbe andare all’Arcimboldi o alla Scala, palcoscenici decisamente proibitivi, a meno di un ritorno economico importante. Palese, quindi, l’intenzione di monetizzare il più possibile, ma in aggiunta a quella che è una acustica davvero scarsa (e quest’anno alcune interferenze degli amplificatori hanno stordito alcune delle note e dei presenti) c’è stato un contorno di pochezza disarmante. Sia due anni fa che questo l’edizione italiana è stata presentata come quella straniera, ossia con un proiettore che ha trasmesso i video del Final Fantasy suonato in quel momento: al di là delle immagini, che non riuscivano ad andare a ritmo con la musica, è lo spettacolo che è stato davvero banale e piatto. Arnie Roth, mattatore e direttore d’orchestra, in entrambe le edizioni ha intermezzato la direzione con dei commenti scontati, che oramai fanno parte di un canovaccio riproposto tappa per tappa, senza alcuna inventiva.

 

Roth non è inoltre riuscito a costruire una tracklist degna di Final Fantasy: ogni capitolo porta con sé un brano, che sia il tema principale o un altro, che lo caratterizza, che lo identifica, che lo fa riconoscere. Pensate a To Zanarkand di Final Fantasy X, pensate a The Place I’ll Return to Someday di Final Fantasy IX. Il direttore d’orchestra invece, nella sua tracklist – molto probabilmente concordata con Square Enix – oltre a lasciare il main theme del decimo capitolo tra gli ultimi brani, è andato saltellando tra melodie qusi di nicchia, che hanno accontentato una parte del pubblico presente, ma che hanno sicuramente scontetato coloro che desideravano un’esaltazione delle capacità orchestrali: destreggiarsi in un medley sui temi dei Chocobo, che strappa più sorrisi che altro, e banalizzare la fanfara della vittoria puntando il pugno chiuso al cielo, non rende giustizia al lavoro immenso firmato Uematsu. Sicuramente quest’anno la sorpresa di poter ascoltare anche qualcosa di Final Fantasy XV, a firma di Yoko Shimomura, ha fatto piacere, dimostrando che in due anni Roth ha saputo aggiornarsi, ma questa è stata l’unica vera novità offerta.

Distant Worlds: Music From Final Fantasy

I brani sono accompagnati da clip tratte dai capitoli della serie

Per il resto Roth ha voluto riproporre per l’ennesima volta la partecipazione del pubblico a One Winged Angel, con la platea che ha urlato a squarciagola, come se fossimo al mercato del pesce, “Sephiroth”, intervallando il testo in latino del brano, così come ha ritenuto opportuno introdurre qualsiasi tipo di melodia con una descrizione molto dozzinale, priva di qualsivoglia interesse musicale. Siamo anni luce da quanto sono in grado di fare le organizzazioni estere, siamo anni luce da quel concerto al quale ho potuto assistere nel 2017 a Tokyo per i 30 anni della saga, che sul palcoscenico aveva anche portato Masayoshi Soken, compositore di Final Fantasy XIV, a impreziosire il momento: non pretendevo Uematsu presente a ogni tappa di Distant Worlds, ma che almeno si potesse arricchire la performance con degli intermezzi raccontati degni di nota, gradevoli da ascoltare. Altrimenti sarebbe stato meglio tacere.

 

Insomma Distant Worlds: Music From Final Fantasy è fan service, anche spudorato. Il costo del biglietto è davvero spropositato, dai 40 euro dei posti più infrattati fino ai 100 e più delle primissime file in platea. L’edizione di Roma ha potuto fregiarsi di un auditorium sicuramente più valido di quello di Milano, il Linear Ciak ha proposto delle sedute alla medesima altezza, oscurando la vista a qualche malcapitato: eppure persino il cinema più sgangherato  ha imparato che le sedute vanno scalate, per agevolare la vista. Per questi tanti problemi Distant Worlds si è dimostrato essere un evento non all’altezza delle aspettative, nel 2017 come nel 2019. I fan di Final Fantasy, quelli che vogliono ascoltare le proprie melodie preferite riprodotte da un’orchestra sinfonica, come Uematsu le aveva pensate, meritano di più, devono pretendere di più, per assicurarsi un’esperienza davvero indimenticabile.

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