I miti sono storie spesso pregne di significato che si trasmettono di generazione in generazione, talvolta modificando un po’ la narrazione, ma non il messaggio, la cosiddetta morale della favola, da tenere sempre a mente. La storia del sacrificio di Isacco è un famoso episodio biblico che rimane facilmente impresso nell’immaginario collettivo, per la vicenda in sé e per l’insegnamento che se ne può trarre. La fiducia di Abramo in Dio sconfina nella cieca devozione estremista, è pronto a uccidere suo figlio, ma viene fermato prima che possa compiere tale gesto. Vi starete chiedendo perché stiamo parlando di mitologie biblica: la risposta la troviamo in The Binding of Isaac, roguelike a quasi otto anni dall’uscita è ancora una pietra miliare tra gli indie.

Il gioco, che nel corso dell’anno si arricchirà di un nuovo DLC (e il cui immaginario è presente in varie altre produzioni indipendenti, come Rock of Ages II: Bigger & Boulder, da poco disponibile anche su Nintendo Switch, Blade Strangers e altri ancora) reinterpreta il racconto biblico attraverso un ritmo incalzante e leggero, che solo in apparenza sembra banalizzarne il significato e una messa in scena con uno stile grafico e narrativo di immediato impatto. La storia prende avvio ancora da una chiamata dall’alto da parte di un’entità divina. Per purificare l’anima ormai corrotta del piccolo Isaac, un bambino normale, che vive in una tranquilla casetta in cima a una collina, giocando allegramente sotto gli occhi vigili della sua amorevole madre, Dio chiede alla donna di togliergli ogni sorta di svago, privandolo dei suoi giocattoli. Poi di levargli ogni vestito. Ancora, di chiuderlo a chiave nella sua stanza.

The Binding of Isaac

L’idea che un genitore possa sacrificare a Dio il proprio figlio lascia sempre sgomenti, nell’episodio biblico come nel videogioco

Ma non basta ancora. Isaac sente ancora una volta il Signore chiamare la mamma: “non è abbastanza, lo devi uccidere”. E’ così che, preso dallo sconforto e dal dolore, trova una botola che dà accesso al seminterrato di casa e va incontro ai suoi incubi peggiori, alla ricerca della salvezza e della redenzione agli occhi di colei che lo ha partorito e che ora vuole sacrificarlo.

“La religione, nella sua accezione più totalizzante, viene mostrata come una carrellata di credenze e di scaramanzie, riproposte in una chiave piuttosto disturbante”Nel corso delle partite si capisce chiaramente il messaggio che vuole essere trasmesso da Edmund McMillen, già autore di singolari produzioni come Super Meat Boy. Proprio in quest’ultimo vi era un certo senso del grottesco, allora solo abbozzato, che trova in The Binding of Isaac piena espressione, tra vermi inferociti, cloni del bambino con gli occhi che sanguinano, pustole, corpi decapitati saltellanti, feti di fratelli mai nati e molti altri orrori, che si incontrano nei vari dungeon. La religione, nella sua accezione più totalizzante, viene dunque mostrata come una carrellata di credenze e di scaramanzie, riproposte in una chiave piuttosto disturbante, attingendo a piene mani dall’immaginario cristiano. È proprio grazie a questa mostruosa esibizione che la reinterpretazione del sacrificio di Isacco si dimostra estremamente efficace. L’opera racconta anche i problemi legati al crescere, soprattutto in ambienti particolarmente chiusi, quasi bigotti. L’infelicità di Isaac è quella di molti bambini e adolescenti, ulteriormente amplificata da contesti opprimenti.

Il gameplay dungeon crawler passa decisamente in secondo piano, i suoi difetti, come l’eccessiva casualità di alcuni elementi roguelike, non impediscono di percepire in maniera forte i temi di un’opera che fa costantemente riferimento alla dimensione religiosa, esponendo ferocemente i suoi aspetti peggiori.

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