L’E3 2019 non è stato quello che ci aspettavamo. A fronte di incontrollabili leak che hanno infiammato le settimane precedenti alla kermesse losangelina i principali attori del settore hanno scelto di regalaci uno show compassato e trattenuto, che a parere unanime ha fatto da ponte a tutto quello che ci riserverà una poi non così lontana next gen. Solo Nintendo, ultima con il suo tradizionale Direct, ha rappresentato il baluardo più solido per quanti vogliono giocare tanto e (relativamente) subito. Il colosso di Kyoto ha deliziato i palati dei possessori di Nintendo Switch con una line-up ricchissima e convincente, caratterizzata da titoli la cui varietà è vera delizia. Al netto degli assenti illustri – inevitabile pensare a Metroid Prime 4 e Bayonetta 3 – e delle sorprese inattese – The Legend of Zelda: Breath of the Wild avrà il suo seguito diretto -, la console ibrida giapponese non ha risparmiato colpi e fendenti, mettendo a tacere i detrattori e imponendosi come una piattaforma da avere.

Nintendo, nel suo frizzante nuovo corso, ha comunque fatto tesoro degli insegnamenti dell’indimenticabile presidente Satoru Iwata, andando dritta al punto, sposando la causa del divertimento e dei colori, dei poligoni e dei pixel che danzano e si intrecciano in produzioni impossibili da replicare per la concorrenza. Forse lo stesso spirito di Iwata aleggiava tra le tante postazioni Nintendo Switch messe a disposizione dalla divisione italiana della compagnia nel corso di un open day tutto tricolore, che si è tenuto in una calda mattinata di inizio luglio a Milano. Un evento utile per mettere mano su quei videogame visti proprio sul palco dell’ultimo Electronic Entertainment Expo, e che anche all’ombra della Madonnina hanno dimostrato quanto la grande N sappia di avere in serbo un catalogo vincente per la prossima stagione videoludica. Il raduno della grande community Nintendo a Milano ha parlato, a giornalisti e appassionati, di nuovo di varietà e divertimento. E ci ha fatto provare, finalmente, alcuni di quei preannunciati capolavori al debutto sulla console dalla duplice anima – portatile e da salotto. A fronte di un menù tanto denso, abbiamo scelto di approcciarci a questa giornata lasciandoci guidare solo dalla curiosità, avvicinandoci prima all’uno o all’altro gioco – e alle sue feature distintive! – ricordandoci delle promesse fatte dalla casa di Mario.

Astral Chain screenshot

Astral Chain ci ha davvero lasciato a bocca aperta

La prima è una scelta praticamente obbligata, eppure graditissima. Prima portata Astral Chain, nato dalla prolifica collaborazione tra PlatinumGames e l’azienda di Kyoto, protagonista di una lunga sessione di puro giocato a schermo. In uscita il 30 agosto, aveva già stupito proprio a Los Angeles con un gameplay furioso e solidissimo, mentre a Milano ha convinto davvero tutti. Il sistema di combattimento prende quanto di buono abbiamo visto in altri titoli della compagnia e lo arricchisce di novità incredibilmente interessanti. In questo action RPG dallo spiccato stile sci-fi (e anime!) controlleremo le Chimere, nostri stessi nemici convertiti al volere e alla tecnologia del corpo di polizia segreto di nome Neuron. Questi peculiari agenti sono le uniche persone in grado di vedere i misteriosi esseri, nonché gli unici soldati in grado di catturarli, una volta sconfitti, e addomesticarli, attraverso un futuristico congegno che genera una catena di luce astrale in grado di imprigionare le Chimere e permetterne il controllo, alla stregua di fedeli alleati, chiamati Legioni. Ed è questo il perno della struttura ludica di Astral Chain, con le Chimere a rappresentare versatili strumenti che si adattando a diverse situazioni. Non solo combattimenti, pure con enormi boss, ma anche esplorazione, missioni secondarie, investigazioni, sessioni stealth e sporadiche fasi platform. Senza dubbio, è un respiro del tutto inedito per un gioco di questi sviluppatori, che hanno poi inserito dialoghi a risposta multipla e un discreto editor del personaggio maschile e femminile – due gemelli che seguono le orme del padre Max, capitano dell’unità Neuron.

“Il sistema di combattimento di Astral Chain prende quanto di buono abbiamo visto in altri titoli della compagnia e lo arricchisce di novità incredibilmente interessanti”Finita la presentazione di Astral Chain, è stato il terrificante urlo di Luigi a trascinarci verso il videogame che lo vede protagonista. Probabilmente in arrivo in tempo per Halloween, Luigi’s Mansion 3 si presenta in ottima forma, tanto visiva quanto ludica. Potremo sfruttare le funzionalità del Strobobulbo, con cui difenderci dalla marea di fantasmi che infestano il gioco. Il nuovo Poltergust G-0M presenta poi tanti altri elementi inediti, tra cui la possibilità di sbattere ripetutamente al suolo gli ectoplasmi per infliggere loro maggiore danno o catturarne più di uno alla volta. Il potente colpo ventosa ci permetterà invece di distruggere elementi dello scenario che ci circonda, ovvero le stanze dell’albergo in cui Luigi, Mario e Peach si sono recati per una vacanza. Un’avventura da brivido che non vediamo l’ora di giocare tutta d’un fiato, così come è papabile l’attesa per Marvel Ultimate Alliance 3: The Black Order. Vuoi perché al fascino dei supereroi è difficilissimo resistere, vuoi perché il franchise era scomparso dai radar da dieci anni, sta di fatto che ci ha convinti ad abbandonare il fratello di Mario ai suoi ectoplasmi e a intrecciare i Joy-Con con i volti più amati della Casa delle idee. Il feeling è lo stesso di sempre, con un buon roster di partenza, e una co-op che, tra colleghi, si è fatta indiavolata. Sarà nei negozi il 19 luglio prossimo, con tanto di visuale eroica, una prospettiva da sopra le spalle che fa il suo debutto assoluto nella serie e risulta ideale quando si gioca da soli o in multiplayer, sia online che in locale su fino a quattro console.

Fire Emblem: Three Houses screenshot

Fire Emblem: Three Houses promette di portare la serie ad un nuovo livello

Anche Fire Emblem: Three Houses, in uscita il 26 luglio, non rinuncia alla tradizione, almeno per le fondamenta di gameplay. Da grandi fan della saga strategica di Nintendo siamo però stati stregati dalle nuove dinamiche di gestione dei personaggi, che approfondiscono i rapporti interpersonali attraverso fasi di dialogo e conoscenza reciproca che aiutano anche a rendere più variegato il meccanismo del gioco. Che già da ora pare di una bellezza cristallina. Più torbida, invece, la situazione approcciandosi a Pokémon Spada e Pokémon Scudo, primi episodi classici del franchise ad approdare su Nintendo Switch. Gli sviluppatori di Game Freak hanno voluto rinnovare una formula ampiamente collaudata con l’avventura nella regione di Galar, introducendo in particolar modo la Dynamaxizzazione, che ingigantisce i Pokémon, e i Raid da quattro giocatori, che serviranno a catturare i mostri dynamaxizzati nelle Terre Selvagge. L’esplorazione è però più abbozzata nonostante gli spazi aperti, mentre gli incontri casuali sono stati pesantemente ridimensionati e il PokéDex ridotto. Rimandati a novembre per una valutazione più adeguata.

E se è vero che Super Mario Maker 2 è già disponibile per l’acquisto – era comunque giocabile con qualche cattivissimo livello già creato -, è il remake del classico del ’93 The Legend of Zelda: Link’s Awakening a chiudere questo nostro tour tra le novità a marchio Nintendo. E lo ha fatto donandoci uno stile grafico che, seppure contestato da parte della community, a noi pare azzeccato e delizioso: l’estetica permette, anche su Nintendo Switch – e anche con visuale dall’alto – di far sembrare grande e arioso un titolo dalla mappa non gigantesca. Pur con piccole accortezze per sposare il gusto dei giocatori moderni, l’esperienza principale è praticamente invariata, per quello che molti definisco lo Zelda portatile più bello di sempre. A favore di longevità, sarà accompagnato dall’inedita modalità Dungeon Chambers, un piccolo editor per crearsi – senza condividerle – delle nuove sfide. Le stanze non sono modificabili nel dettaglio, ma sono semplicemente i vari quadranti trovati nell’esplorazione dei dungeon tradizionali, senza alcuna alterazione. Nessuna innovazione sostanziale, quindi, ma vi assicuriamo che naufragare al fianco di Link è stato assolutamente adorabile ad ogni passo. A patto di volersi lasciar cullare da uno scenario che si fa diorama animato da piccoli animali che sembrano pupazzi, in linea con la celebre visione di giardino in miniatura con cui il maestro Shigeru Miyamoto immaginava il primissimo Zelda.

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