Uno dei focus di Death Stranding, l’attesissima nuova produzione di Hideo Kojima, sarà la possibilità da parte del giocatore di agire sul mondo di gioco, modellandone l’aspetto così come interagendo con i personaggi non giocanti, gli NPC.

Nel corso del Tokyo Game Show 2019, il game designer giapponese aveva svelato come la collaborazione tra giocatori potesse modificare radicalmente il vastissimo territorio che il protagonista del titolo, Sam Bridges, interpretato da Norman Reedus, deve attraversare con l’obiettivo di riconnettere una razza umana i cui appartenenti sono sempre più isolati. Non solo in maniera attiva, contribuendo magari alla costruzione di un rifugio, ma anche passiva: il passaggio di un tanti giocatori su di un determinato percorso farà sì che vi nasca una strada, che recherà impresso il nome di colui che maggioramente ha contribuito al suo sviluppo.

Anche per quanto riguarda l’interazione con i personaggi non giocanti l’intenzione pare essere quella di fornire un approccio quanto più impattante, a livello ludico, con conseguenze ben evidenti, ed emotivo, nei confronti del giocatore. In una recente presentazione tenuta al Garage Museum of Modern Art di Mosca, Kojima ha infatti raccontato una delle missioni secondarie del gioco, nella quale è richiesto di portare delle medicine ad un anziano. L’uomo ricompenserà Sam per il suo prezioso aiuto, con oggetti ma anche raccontandogli la sua storia. Mano a mano che la storia proseguirà, la distanza tra il protagonista del gioco e l’anziano aumenterà; starà al giocatore decidere se continuare ad aiutarlo, affrontando viaggi sempre più lunghi, ma se non lo farà, morirà.

 

 

Fonte: GamingBolt

 

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