Mario, Sonic, Crash e Spyro sono certamente alcune tra le principali icone del genere platform degli anni Novanta, ma quanti di voi si ricordano dell’impavido Croc?

Il piccolo coccodrillo ideato da Argonaut Software, uscito inizialmente sulla prima PlayStation nel 1997, ha inaspettatamente riscontrato un notevole successo, vendendo più di 3 milioni di copie in tutto il mondo. Un successo che permise agli sviluppatori di realizzarne un seguito e tre spin-off per il mercato mobile, ma che non impedì alla software house di fallire nel giro di qualche anno.

Il passaggio dalla quinta alla sesta era del gaming, ovvero dalle console a 32/64-bit a quelle da 128-bit, ha causato all’azienda inglese più di qualche problema di liquidità, che, combinato al calo dei profitti, ha portato Argonaut Software a venir chiusa nel 2004. Questo non ha impedito al personaggio, però, di instaurarsi nel cuore dei giocatori di quel periodo storico e alle sue avventure, di conseguenza, di venire ricordate come un divertente passatempo.

 

 

Vista la latente potenza commerciale dell’IP e l’attuale tendenza del mercato nel sfruttare il tanto proficuo effetto nostalgia, non è detto che Croc non possa far ritorno in futuro. È altrettanto vero, però, che non ci sono state avvisaglie di nessun tipo riguardanti un terzo episodio o un reboot del simpatico coccodrillo, cosa che potrebbe parzialmente escludere che vi sia qualcuno intenzionato a riportare in vita la serie.

Qualsiasi sia la sorte prevista per Croc, non possiamo che rammentare positivamente i primi due capitoli del franchise e che, di conseguenza, ci ha spinto a ospitare l’energico protagonista all’interno dell’episodio di questa settimana di Vite Digitali. Per coloro che ancora non lo sapessero, Vite Digitali è la rubrica domenicale legata ai personaggi più interessanti provenienti dall’industria videoludica e al loro impatto su noi videogiocatori. Come ci teniamo sempre a specificare, all’interno di questa serie di articoli non troverete spoiler di alcun tipo, in modo da non rovinare l’esperienza a tutti coloro che dovessero decidere di recuperare i titoli in questione nei prossimi anni.

 

 

Ma quali sono le origini del piccolo coccodrillo e a cosa deve il suo successo?

Il primo capitolo del brand prende il titolo di Croc: Legend of the Gobbos e narra di come il protagonista sia stato trovato all’interno di una culla da una timida e pacifica razza di creature pelose. I Gobbos, questo è il nome della popolazione comandata da Re Rufus, insegnano a Croc non solo a muoversi agilmente nella natura, ma anche a socializzare con gli altri animali nel modo più genuino possibile. Un giorno, il malvagio Barone Dante decide di spedire i suoi Dantini a rapire tutti i Gobbos, per privarli della felicità dovuta alle loro vite tanto perfette e pacifiche. Croc riesce però a fuggire all’attacco e, per ricambiare l’enorme affetto dimostratogli da Re Rufus e dalla sua gente, decide di partire in missione con lo scopo di salvare tutti i propri amici.

Come potete intuire, si tratta di un plot tanto semplice, quanto funzionale alle meccaniche tipiche dei platform degli anni Novanta. Non c’è uno stratificato comparto narrativo a tenere in piedi la vicenda, ma qualche semplice escamotage per spingere il giocatore a seguire un percorso attraverso le cinque isole che compongono l’avventura. Anche la psicologia dello stesso Croc risulta perfettamente in linea con le produzioni di quegli anni, presentando un animo puro e spensierato (come Crash e Spyro, per fare due esempi) in modo da permettere ai giocatori più giovani d’immedesimarsi maggiormente nel personaggio.

 

 

Il motivo del suo successo è dovuto, molto probabilmente, proprio alla naturalezza che avvolge tutta l’avventura targata Argonaut Software. Al di là del suo protagonista, Croc: Legend of the Gobbos vanta dei livelli molto lineari, con delle buone sezioni platforming e con un discreto numero di “collezionabili”, in grado di spingere gli utenti a esplorare a fondo i vari livelli.

Croc è il perfetto simbolo di un periodo videoludico più spensierato, dove l’intrattenimento era tale senza il bisogno di modalità aggiuntive, multiplayer e trame complesse. Un periodo che difficilmente potrà essere replicato e che, di conseguenza, potrebbe relegare il coccodrillo di Argonaut Software al nostro passato.