PlayStation 5 e Xbox Series X, siamo sicuri di volere davvero questa next-gen?

Il dubbio è lecito, figlio di tutta una serie di rinvii, errori di comunicazione, inspiegabili scivoloni e, ovviamente, di una pandemia mondiale che ha mandato all’aria complesse pianificazioni frutto di infiniti brainstorming e notti insonni.

Nel cercare a tutti i costi dei colpevoli, coloro che sembrano non volerla affatto questa next-gen, considerando i disagi, i drammi e l’insicurezza economica generata dal COVID, il primo a doversi presentare sul banco degli imputati non può che essere Dio, il karma, il destino o qualunque sia la parola, il concetto, il nome che utilizzate per definire quella forza inspiegabile ed invisibile che controlla ed influenza il flusso degli eventi.

Sebbene di Project Scarlett e del fantomatico successore di PlayStation 4 se ne parlasse già un anno fa, Xbox Series X e la nuova ammiraglia di Sony sono stati ufficialmente presentati al pubblico a ridosso dell’esplosione della pandemia: dicembre 2019 per la macchina di Redmond, nel corso dei Game Awards; gennaio 2020, al CES di Las Vegas, per PlayStation 5.

Che la vita dei due hardware dovesse essere tumultuosa, insomma, era già scritto nelle stelle.

 

PlayStation 5

 

Eppure, smarcandoci da una lettura quasi metafisica e astrale degli eventi, senza per questo sminuire le conseguenze devastanti che ha comportato la pandemia per publisher e sviluppatori in giro per il mondo, il cerchio di sospettati, di sabotatori che remano contro il debutto della next-gen, è comunque più ampio di quanto si possa immaginare.

Inevitabilmente tra gli indiziati, in primis, si devono includere i reparti marketing di Sony e Microsoft. Sicuramente non è più come una volta, quando i canali d’informazione erano ridotti, gli eventi si contavano sulle dita di una mano, bastava mostrare un po’ di potenza bruta per scioccare il pubblico. Allo stesso tempo, tuttavia, nel mondo dei social media, delle potenzialità offerte dalla rete, dall’attenzione sempre maggiore che viene riservata alle strategie di comunicazione, oggi persino il ferramenta sotto casa deve inventarsi qualcosa di innovativo, è inevitabile chiedersi come sia possibile assistere ad una sequela di showcase mosci, altalenanti nella migliore delle ipotesi, quasi sempre deludenti.

Ne abbiamo già parlato qualche mese fa, del resto, quando il lentissimo e tutt’altro che emozionante reveal di Assassin’s Creed Valhalla, è stato definito da molti geniale e rivoluzionario, giudizio che più che lodare la pur intrigante iniziativa di Ubisoft, ha inevitabilmente svelato la pochezza delle strategie utilizzate fino a quel momento nel mondo post-lockdown.

Mark Cerny, che di fronte ad un pubblico attonito di sagome e cartonati, svela i dettagli tecnici di PlayStation 5 è stato forse il punto più basso toccato negli ultimi mesi. L’Inside Xbox dedicato ai giochi terze parti di Xbox Series X di qualche settimana fa, caratterizzato da tanta fuffa e poca sostanza, non ha certo accresciuto lo stuolo di fan che attendono spasmodicamente la console Microsoft.

Ad indispettire maggiormente l’audience, in questo genere di iniziative, è stato l’uso a sproposito di parole come reveal o gameplay in fase di pubblicizzazione ed anticipazione, concetti disattesi a tal punto che ad oggi, a meno di sei mesi dall’esordio di PlayStation 5 e Xbox Series X, non conosciamo ancora il prezzo di entrambe le console, così come sappiamo relativamente pochissimo dei giochi che le accompagneranno al lancio.

Sì, i giochi. Perché se i reparti marketing dei due produttori di hardware hanno certamente infastidito i fan, a preoccuparli ci pensano publisher e sviluppatori, in altissimo mare per quanto riguarda la realizzazione e presentazione di qualcosa che sembri realmente e prepotentemente next-gen.

L’ennesimo porting di GTA V è la cartina tornasole che qualcosa non stia andando esattamente come sperato. Il recentissimo rinvio di Halo Infinte è la desolante conferma che nemmeno gli studi interni di Sony e Microsoft si siano organizzati per tempo.

Nonostante sembri che PlayStation 5 possa presentarsi ai nastri di partenza lievemente più in forma del diretto avversario, la sensazione è che al lancio in entrambi i casi non avremo alcuna killer application particolarmente irrinunciabile, che caratterizzi sin da subito il taglio di questa nuova generazione di console.

 

Xbox Series X

 

Il pubblico dal canto suo, superato l’ovvio ed inevitabile entusiasmo iniziale, sta lentamente smaltendo l’hype, sempre più dubbioso sul da farsi, persuaso che, tra progetti cross-gen e tripla A rimandati, si possa attendere tranquillamente qualche mese prima di mettere mano al portafogli.

Il dubbio a cui accennavamo in apertura, insomma, è che forse questa next-gen non la voglia davvero nessuno. Il COVID ha messo in discussione i risparmi ed il potere di acquisto del pubblico, ha ulteriormente stressato studi di sviluppo già in difficoltà, ha richiesto una rapida evoluzione dei reparti marketing privati di eventi attrattivi come E3 e gamescom.

Tutto ciò che poteva andare storto, lo ha fatto, gettando addetti ai lavori e fan nella confusione più totale, al punto che la domanda diventa automaticamente un’altra: perché non far slittare PlayStation 5 e Xbox Series X al 2021?

Le rotative sono ormai in moto ed è quindi impensabile che si possa stoppare tutto. Il rischio, tuttavia, è che sull’onda dei rinvii e dei ripensamenti, il classico rodaggio di ogni nuova generazione di console che si affaccia sul mercato si prolunghi ben oltre dei classici primi mesi di vita.

In tutto questo, il silenzio assordante che proviene da Nintendo, che non ci aggiorna ormai da un po’ sulle sue prossime killer application, apre ad un ulteriore, ultimo, quesito: approfittando degli avversari in difficoltà, non è che la Grande N stia preparando in gran segreto un Nintendo Switch 2, magari con un hardware e funzionalità davvero next-gen?