Non troppo tempo fa, parlavamo di come anche tra le piccole produzioni è possibile trovare ambientazioni e tratti stilistici particolarmente memorabili. Tra gli esempi più recenti, è impossibile non citare Hades di Supergiant Games. Accanto agli evidenti meriti legati al gameplay, l’apprezzatissimo roguelike risalta per la bellezza estetica della direzione artistica. Già con Bastion, e ancor più con Transistor, il team di sviluppo statunitense ha dimostrato grande carattere nell’art design, che è in grado di catturare al primo sguardo. Tale tratto è opera dell’art director Jen Zee.

 

 

La sua direzione è evidente anche in Hades, dove tutto sprizza fascino ed eleganza, a partire dai personaggi. Il loro design rende pop e dark l’antica Grecia. Durante la nostra scalata dell’Oltretomba nei panni di Zagreus, è facile soffermarsi sugli attenti dettagli di Zeus, Afrodite, Ares e degli altri dei pronti a darci supporto nella nostra impresa. Ognuno di loro presenta in viso un’espressione che esprime perfettamente l’essenza del personaggio. A questa si aggiungono le colorazioni accese di abiti e capelli, mischiate alle ombre spesse e spigolose dei contorni, che rendono attrattivo e distintivo lo stile dei protagonisti di Hades. Anche per i nemici bisogna fare un discorso simile.

Tale lavoro sopraffino deriva dalla profonda sinergia tra design e scrittura. In un video-documentario di NoClip, Jen Zee racconta di come il dialogo con Greg Kasavin (sceneggiatore e creative director) sia fondamentale per arrivare alla creazione dei personaggi. Già nella prima fase di concept il comparto artistico immagina come si muoverà e che temperamento avrà quel determinato personaggio. E in effetti, giocando Hades, è evidente lo stretto rapporto tra scrittura ed estetica: l’una gioca a favore dell’altra, rendendo profondo, coinvolgente e in un certo senso originale il mondo greco degli inferi e i suoi abitanti.

 

hades

 

Che lo stile artistico sia uno dei punti di forza di Supergiant Games, lo dimostra anche la cura per l’ambientazione. Le diverse camere da superare sono ricche di minuzie e dettagli, apparentemente difficili da cogliere – specie su Nintendo Switch usata fuori casa -, ma che in realtà donano dinamismo e carattere all’ambiente. Scaffali colmi di libri, vegetazione in crescita sulle rovine, sculture solenni, anfore attentamente dipinte: nelle sezioni quadrangolari di Hades, gli Inferi prendono vita attraverso una ricca natura morta. Questa è ancora più apprezzabile nella sala comune della dimora di Ade, con anime intente ad affettare cipolle o riunite attorno ai tavoli imbanditi.

Ma per apprezzare l’estetica di Hades non è necessario concentrarsi sui dettagli. Già le atmosfere dei diversi stage sono in grado di conquistare la vista. Tartaro, Asfodelo, Elisio, Tempio di Styx: ciascuna di queste aree ha una particolare palette cromatica, volta a donare ulteriore caratterizzazione. Così, sui fiumi di lava rossi dell’Asfodelo, o nel blu soave dell’Elisio, comincia una meravigliosa e letale danza tra Zagreus e i guardiani dell’Ade. Ne viene fuori uno spettacolo di forme e colori, tra macchie di sangue e scie divine, in cui il nostro eroe si fa strada tra variopinti avversari. L’occhio è in grado di catturare qualsiasi elemento su schermo, tanto è forte la loro essenza. Quest’ultima è chiaramente esaltata dal comparto audio, affidato a Darren Korb: come l’art design, che prende, mischia e valorizza i diversi elementi che lo compongono, anche la musica unisce sonorità folkloristiche ad altre più rock ed elettroniche, per creare un trasporto generale davvero potente.

 

 

Un risultato stupendo ed esagerato, nato paradossalmente dal perfetto equilibrio tra scrittura, estetica, musica, e chiaramente gameplay. Nonostante il timore della sconfitta, nonostante il pensiero di ricominciare, di nuovo e ancora, dalle sale del Tartaro, Hades sprona e cattura chi gioca, grazie a un perfetto rapporto tra le parti, che rendono il titolo lodabile sotto ogni aspetto. Parlando però di suggestioni per lo più visive e uditive, gli Inferi dell’ottimo roguelike possono permettersi di entrare a far parte dei nuovi immaginari videoludici nati in questa generazione, ormai pronta al canto del cigno. Ma se ciò implica la presenza di perle come Hades, che ribadiscono l’originalità e il carattere dei piccoli team di sviluppo, ben venga allora il passaggio verso il futuro videoludico.