Non c’è mai stato, nella storia della serie, un episodio più curato, intenso, profondo, di Fire Emblem: Three Houses. L’unico paragone possibile con l’esordio della saga su Nintendo Switch è quello con Radiant Dawn, uscito su Wii, con il quale non a caso condivide caratteristiche come le generosissime dimensioni del cast, la sua perfetta caratterizzazione e la profondità di una trama matura e complessa, al tempo stesso fedele ai toni più tradizionali della serie e ricca di elementi che rispetto a essi segnano una decisa evoluzione. Nella sua divisione attraverso le vicende di tre diverse case ricorda le tre vie di Fates, tre storie che si dipanano in maniera cadenzata, a tratti persino lenta, ma che nei momenti di accelerazione sono capaci di regalare emozioni forti. Soprattutto, però, si tratta di racconti corali, nei quali ogni singolo personaggio ha valore, sia grazie a meccanismi narrativi che ben li incastrano nelle vicende, sia perché con essi il giocatore crea un forte legame empatico, e il merito è principalmente della potenziata componente ruolistica.

In Fire Emblem: Three Houses il giocatore indossa i panni del nuovo professore di un’accademia militare, ospitata nel monastero del Garreg Mach. Dovrà scegliere quasi subito la classe alla quale insegnare, ognuna con iscritti i componenti di tre diverse case, ed è principalmente con loro che, attraverso le varie attività quotidiane, andrà a instaurare un rapporto che nel gioco sarà esplicitato dai classici dialoghi di supporto e da scene di intermezzo. Il valore aggiunto di questi momenti, ma anche più in generale una delle caratteristiche migliori del gioco, è la qualità della scrittura; ogni singolo personaggio è ben tratteggiato, se ne osservano subito gli aspetti più evidenti del carattere, ma progressivamente se ne scoprono anche quelli più nascosti, attraverso conversazioni mai banali. Quasi ogni singola attività, tra quelle presenti all’interno del monastero, permette di far crescere il legame tra il professore, e quindi noi, e i suoi allievi, ma anche quelli di altre classi o altri personaggi importanti. Si tratta dell’applicazione più strutturata e completa di quella valorizzazione di ogni personaggio che la serie va inseguendo da tempo, la sua sublimazione, per quanto non perfetta.

Fire Emblem: Three Houses screenshot

Le battaglie hanno vari elementi di novità che le rendono più dinamiche

Nella vita all’accademia infatti il gioco spesso infatti si dilunga, rallenta troppo la progressione di una storia che meriterebbe più ritmo. Il tempo è organizzato in mesi, alla fine di ognuno di essi si svolge un incarico, ovvero una battaglia, che fa procedere la trama, nelle settimane precedenti si svolgono le varie attività e si può esplorare liberamente il monastero. Non tutti i giorni vanno giocati, solo le domeniche, ma tra pranzi in compagnia, pesca, giadinaggio, dialoghi di supporto, scene di intermezzo, insegnamenti, missioni secondarie, inviti per un tè, eventi speciali e altro ancora spesso passa molto tempo, troppo, prima che si metta piede sul campo di battaglia. È vero, è possibile concedere meno tempo a tali attività, ma così si banalizzerebbe non solo una componente importante del gioco, ma anche tutto lo sviluppo dei personaggi, importante a livello empatico ma anche di trama, per un accadimento che avviene a metà dell’avventura e segna un’evoluzione gustosissima delle storie. È comunque innegabile che un po’ troppo spesso, e questo è l’unico difetto del gioco, si senta l’urgenza di prendere le armi, perché, occorre ricordarlo, Fire Emblem è prima di tutto un gioco di ruolo tattico.

“Mai prima nella storia della serie si erano visti scontri così dinamici ma il requisito per venirne fuori vincitori è sempre, come da tradizione, l’applicazione di strategie che dominino il nemico e sfruttino le caratteristiche delle proprie unità”Nel gameplay generale che regola battaglie progressivamente sempre più complesse Fire Emblem: Three Houses abbandona alcuni stilemi della serie, come il triangolo delle armi, e introduce elementi che ne elevano in maniera sensibile la varietà. Le mosse prima di tutto, attacchi speciali che si distinguono per potenza, raggio o efficacia verso particolari tipologie di unità, performabili a scapito di una maggiore usura delle armi e della possibilità di effettuare attacchi doppi; gli stratagemmi, poi, attacchi nei quali ad agire è uno dei battaglioni associabili alle unità, che impedisono al nemico di reagire e soprattutto hanno effetti speciali su di lui, come l’impossibilità di muoversi, un malus alle statistiche e altro ancora. Mai prima nella storia della serie si erano visti scontri così dinamici ma il requisito per venirne fuori vincitori è sempre, come da tradizione, l’applicazione di strategie che dominino il nemico e sfruttino le caratteristiche delle proprie unità, personalizzabili in maniera finissima. L’utilizzo di armi e incantesimi non è infatti ristretto solo a particolari classi, ma è regolato dalle competenze che si imparano nelle lezioni all’accademia, elemento questo che permette di abbinare arsenale, abilità e promozioni per creare delle unità quanto più personalizzate possibile.

Fire Emblem: Three Houses screenshot

Le conversazioni di supporto hanno diversi toni, dall’umoristico al tragico

Come esperienza ludica Fire Emblem: Three Houses è quindi quanto di più profondo la serie abbia mai offerto, mentre a livello tecnico non è ancora l’atteso episodio che ne segni una decisa evoluzione. La direzione artistica è ottima, lo dimostrano i ritratti dei personaggi, le illustrazioni che accompagnano vari momenti della storia e lo stile con il quale i personaggi sono disegnati, ma l’impatto visivo avrebbe beneficiato di una maggiore cura soprattutto nella realizzazione delle ambientazioni e negli effetti; del tutto convincenti, grazie all’apprezzabile dettaglio, sono invece i modelli poligonali dei personaggi. Sono invece di qualità assoluta la colonna sonora, con alcuni brani che lasciano il segno, e un doppiaggio perfetto nel sottolineare la personalità dei personaggi.

La natura stessa di una produzione in definitiva enorme è quasi soverchiante nei confronti di un giocatore avvinto da meccanismi ludici oliatissmi, coinvolto a livello emotivo da legami vividi con i suoi personaggi, appassionato da una storia infusa di colpi di scena incredibili, e che sente il bisogno di vedere in tutte le sue vie, che sono quelle delle tre (?) fazioni. Tale esperienza potrebbe risultare persino faticosa, visto il quantitativo di tempo richiesto (ogni via è completabile in circa 50 ore), ma almeno noi, nella nostra prova, abbiamo sentito il fortissimo desiderio di viverla, anche al netto delle lungaggini descritte sopra. E forse basta solo questo, più di tutto quanto abbiamo scritto sinora, per dare l’esatta dimensione di quello che è, a tutti gli effetti, un capolavoro.

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VOTO9
Tipologia di gioco

Fire Emblem: Three Houses è un gioco di ruolo tattico la cui storia ruota attorno a tre case e a un’accademia militare, i cui cadetti il giocatore accompagnerà, nel ruolo del loro professore, sul campo da battaglia.

Come è stato giocato

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