The Ninja Saviors: Return of the Warriors: la recensione

The Ninja Saviors: Return of the Warriors sembra uscito fuori direttamente da una fumosa sala giochi, le sue immagini potrebbero benissimo passare su qualche catorcio di tubo catodico, mentre lo si gioca si immagina magari alle proprie spalle il classico bullo che si atteggia a padrone del locale. C’è un motivo, visto che si tratta del remake del sequel per SNES di un gioco arcade. Si parte quindi da The Ninja Warriors, 1987, si passa per il gioco omonimo 16 bit del 1994, che però, come detto, è un seguito, e si arriva qui, alla produzione per Nintendo Switch e PlayStation 4 firmata da NatsumeAtari, tanto per aggiungere un ulteriore ingrediente a un piatto che già da lontanissimo profuma di nostalgia.

La sua anima arcade è evidentissima fin dalle prime battute, da un’introduzione che, come trent’anni fa, attraverso poche righe e una schermata fissa presenta le esili e del tutto irrilevanti premesse narrative. Un tiranno si è impadronito di una nazione una volta opulenta, ha annichilito il pensiero dei suoi abitanti e ha spazzato via le poche sacche di resistenza armata con il suo sconfinato esercito. Ultimo baluardo della libertà, un gruppo di androidi, che nessuno ci spiega il perché ma sono stati creati a somiglianza di ninja. Fa moltissimo anni ’90. E fa ancor di più anni ’90 l’obiettivo della loro missione: eliminare il dittatore. Niente menate politically correct, la gente la si accoppa perché solo accoppandola si arriva a soluzioni definitive. Quanto definitive poi lo svelerà un finale che ben rappresenta i toni della produzione, oscuri e catastrofici, ben lontani dalla leggerezza dei congeneri.

The Ninja Saviors: Return of the Warriors screenshot

Attivando un’apposita opzione è possibile aggiungere un tocco un po’ sanguinolento al gioco

I congeneri sono produzioni come Cadillacs and Dinosaurs, Captain Commando e Final Fight, si evince quindi che The Ninja Saviors: Return of the Warriors sia, come loro, un picchiaduro a scorrimento, e in effetti lo è, ma con una peculiarità che lo differenzia profondamente dai citati e lo rende un po’ un unicum, così come lo era l’originale del 1994. L’azione infatti si sviluppa solo su un piano non percorribile nella sua larghezza, o si va avanti o indietro in sostanza, non si può evitare i nemici o andarli a prendere spostandosi in alto o in basso. Se questo può sembrare un elemento che renda le cose più facili all’atto pratico ci si accorge che non è propriamente così. Gli scagnozzi vanno giù con un singolo colpo, ma cosa fare con i nemici più coriacei, tipo robot che non possono essere attaccati frontalmente, o addirittura con i boss?

“Senza conoscere e utilizzare tutte le mosse a disposizione del proprio personaggio non si va avanti semplicemente, si soccombe, anche al netto di un livello di difficoltà standard tutto sommato approcciabile”Ecco che viene in aiuto al giocatore un sistema di combattimento che nelle potenzialità dei tre personaggi con i quali è possibile affrontare l’avventura (altri due sono sbloccabili, completanto il gioco a livello di sfida normale e poi difficile) denota una certa profondità. Hanno gli stessi movimenti base, ma anche un moveset che chiaramente non può essere articolato come quello di un lottatore di un picchiaduro a incontri, ma che in una struttura così essenziale fa nettamente la differenza. Senza conoscere e utilizzare tutte le mosse a disposizione del proprio personaggio non si va avanti semplicemente, si soccombe, anche al netto di un livello di difficoltà standard tutto sommato approcciabile.

The Ninja Saviors: Return of the Warriors screenshot

L’applicazione del filtro che emula le linee di scansione dei vecchi catodi rende l’esperienza di gioco ancora più retrò

Il giocatore, una volta appresi i movimenti e gli attacchi necessari per superare le limitazioni del terreno di battaglia su di un unico livello e per avere ragione anche dei nemici più ostici diventa una macchina dispensatrice di morte e distruzione, e il merito è di un sistema di controllo reattivissimo e precisissimo, che non può non far godere in maniera intensa gli appassionati di produzioni simili o coloro alla ricerca di un’esperienza di gioco immediata. Vista la natura del combattimento è inoltre necessario calcolare al millimetro le distanze per gli attacchi, e vedere che il gioco si presta perfettamente al farlo, attraverso collisioni degli sprite perfette, è fonte di estremo godimento. È per tutti questi motivi che un’esperienza di gioco che viene dal passato (remoto) oggi riesce a essere freschissima.

A dipingerla è una bidimensionalità chiaramente di ispirazione 16 bit, ma che sfoggia dettagli (e animazioni) negli sprite dei personaggi e nel disegno dei fondali che segnano un evidente stacco dall’epoca di riferimento, nonostante il colpo d’occhio complessivo sia comunque squisitamente retrò (ed è possibile renderlo ancor di più tale tramite l’applicazione di un filtro grafico che replica le linee di scansione dei vecchi catodi); ad accompagnarla una colonna sonora incalzante, tutta sintetizzatori, anch’essa pronta a farsi ancora più d’epoca attraverso la sua versione ancora più arcade. D’altronde l’avevamo detto subito che The Ninja Saviors: Return of the Warriors sembra arrivato dalla lontana epoca delle sale giochi; però il divertimento che è in grado di regalare è tangibilissimo e non c’entra proprio nulla con l’effetto nostalgia.

VOTO8
Tipologia di gioco

The Ninja Saviors: Return of the Warriors è il remake di The Ninja Warriors, picchiaduro a scorrimento particolare, nel quale l’azione si svolge solo su di un unico piano.

Come è stato giocato

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